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Piccole imprese e Professionisti |
| I
NODI DELL’ECONOMIA SALERNITANA IMPEGNO SINERGICO PER LO SVILUPPO L’andamento registrato nel 2003 e le scelte programmatiche Una prima analisi dell'andamento economico della provincia di Salerno nell'anno appena finito fornisce, ancora una volta, dati contraddittori, tipici delle economie di transizione, come la nostra, che sta tardivamente scoprendo la sua naturale vocazione turistica e agroalimentare. Si chiude un altro consuntivo annuale registrando l'antico deficit di infrastrutture e la situazione di grande disagio di aziende investite da crisi settoriali, come quella dell'automobile, nate e cresciute altrove. Permangono i problemi legati al calo dei consumi, avvertiti in primo luogo dalle imprese commerciali. Si presentano egualmente inalterate le difficoltà connesse al finanziamento delle imprese, a causa anche del trasferimento dei centri decisionali dei principali istituti di credito e del conseguente cambio della dirigenza, che ha letteralmente travolto un sistema collaudato di relazioni e di conoscenza del tessuto produttivo locale. Ci lasciamo definitivamente alle spalle un 2003 in cui una sorta di congiunzione astrale ha fatto registrare una insolita sinergia fra le istituzioni, ritrovatesi ad affrontare insieme le prospettive aperte dalle nuove politiche di utilizzazione dei fondi strutturali comunitari, ma anche problemi antichi (come l'aeroporto) su cui si erano impantanate le procedure del passato. La volontà di superare uno storico ritardo di sviluppo ha dato vita a documenti condivisi, a una partecipazione comune a progetti e iniziative di largo respiro, a partenariati ampi e di alto livello istituzionale e a occasioni di confronto con le categorie economiche, anche oltre le rappresentanze istituzionali nella Camera di Commercio, investita da una forte voglia di cambiamento, innescata dalla legge di riforma. Nel mondo produttivo è cresciuta la domanda di servizi (il sistema locale di erogazione di servizi reali alle imprese, riconducibile al sistema camerale, è entrato nella logica della integrazione e del coordinamento, anche se molta strada resta ancora da fare per adeguarlo alle attese delle imprese e del tessuto produttivo) e sono diventati elementi strategici ricerca, innovazione, formazione e internazionalizzazione. Anche operando in una logica di sistema, però, è risultato difficilissimo fronteggiare i vincoli di sempre che vanno dalla lontananza dei mercati all'accesso al credito. Da questo scenario hanno origine le scelte programmatiche dell'ente camerale e la connessa previsione di attività per il 2004, un anno di transizione, che potrebbe essere quello della significativa svolta. È possibile, infatti, in un contesto libero da "rematori contro", che i nodi infrastrutturali cronici possano essere affrontati e avviati a soluzione a partire dal lavoro finora portato avanti dalle istituzioni. Per l'aeroporto, proprio il forte e convinto impegno istituzionale ha sbloccato un immobilismo annoso portando la situazione sulla dirittura di arrivo. Analogo impegno è necessario per l'interporto, il cui progetto è stato avviato ai tempi in cui il sottoscritto presiedeva l’Associazione degli Industriali della Provincia di Salerno, e che ancora oggi è fermo al palo. Una portualità turistica degna della città e della magnifica costa da Positano a Sapri, assieme a una decente viabilità e ai servizi entroterra, sono le altre condizioni infrastrutturali che bisogna affrontare con determinazione. Un'azione che deve impegnare tutti ancora di più, come - ne sono certo - verrà ribadito anche in occasione degli Stati Generali dell'economia salernitana, opportunamente convocati dal Presidente di Assindustria Andrea Prete. La Camera di Commercio, ormai del tutto in linea con lo spirito della legge di riforma, ha adottato una linea di indirizzo strategico rivolta a far crescere una forte soggettività politico-istituzionale al servizio del sistema delle imprese, in collaborazione con le associazioni delle categorie produttive e di rappresentanza degli interessi economici, che sono i referenti naturali dell'azione camerale con le imprese. La collaborazione investe direttamente gli altri soggetti del sistema, attraverso la promozione e la realizzazione della rete con i vari organismi camerali, sia a livello provinciale, sia sul piano regionale, nazionale e internazionale. In armonia con tale linea strategica portante, anche il programma di attività per il 2004, persegue una politica di sviluppo di sistema e quindi trasversale ai singoli settori economici. Non vi è dubbio che l’opzione unanime voluta dalle rappresentanze delle categorie tenda a promuovere la crescita dei settori trainanti del "Sistema Salerno". In questo quadro, la specificità dimensionale delle imprese deve rappresentare un riferimento costante al fine di generare una sempre più diffusa convinzione che le produzioni di qualità, proprie delle piccole imprese, sono, del resto, quelle che hanno maggiori possibilità di successo nel mercato globale. La individuazione dei principali filoni dell'intervento camerale, contenuta nel programma pluriennale giunto al terzo anno, corrisponde alle conclusioni di un'analisi di base, con le conferme scaturite dal continuo monitoraggio dello scenario e vede in primo piano i capitoli della finanza alle imprese, dell'informazione economica, delle infrastrutture, dell'internazionalizzazione, dell'occupazione, della regolazione e dello sviluppo del mercato e tutela del consumatore. L'agroalimentare, l'artigianato, il commercio, le piccole e medie imprese sono i referenti dell'azione camerale, attraverso il rinnovato ruolo delle rispettive associazioni. Senza tralasciare forze sociali e, più in generale, i consumatori/utenti, il cui coinvolgimento allarga la competenza operativa della Camera di Commercio, giustificando e rendendo imprescindibile la sinergia istituzionale che ci auguriamo possa caratterizzare anche il prossimo anno. |
| VERSO UN MONDO “GLOCALE” UN’ETEROTOPIA PER IL FUTURO DELLE PMI Intertrade per la valorizzazione del territorio negli scambi internazionali Cambiare per non perdere competitività. Oggi la sfida alla mondializzazione si gioca all'attacco: solo chi attrae riesce a trattenere. Il processo di innovazione, infatti, non è stimolato da un atteggiamento protezionistico, difensivo. La chiusura si ripercuote, fisiologicamente, sulla capacità di vendersi. Un aspetto decisivo diventa, quindi, l'innovazione in ognuna delle sue forme: dal prodotto al processo, dall'organizzazione alla strategia. In questa fase di cambiamento, il successo dipende dalla capacità di essere "glocali". Il filosofo francese Michel Foucault usava il termine eterotopia come contrappunto all'utopia (intesa come luogo immaginario della speranza), per indicare uno spazio reale in cui luoghi diversi, anche fra loro incompatibili, riescono a convivere. In questo senso, il glocale sarebbe "un prodotto artificiale" di una nuova capacità di progettazione culturale che in sé ha l'appartenenza al concetto di mondializzazione e allo spazio della comunità locale. Le Pmi oggi vivono e subiscono la globalità. Gli shock, sia positivi che negativi, da cui dipendono diverse variabili aziendali, provengono da lontano, la tragedia delle Torri Gemelle o la guerra in Iraq, e comportano un ampliamento spaziale dell'attenzione. Da essi derivano non solo l'evoluzione delle variabili finanziarie (borse, tasse, tassi di interesse, cambi), ma anche l'andamento della domanda dei prodotti aziendali, oltre che dei costi di materie prime e degli altri fattori produttivi. Contestualmente le Pmi legano il loro successo ad un "capitale" circoscritto geograficamente, notoriamente locale. Problema che la grande impresa, presente su più mercati può mediare, sfruttando le condizioni tipiche dei diversi territori nei quali opera. La localizzazione dell'attività è un fenomeno (purtroppo) ancora troppo diffuso tra le Pmi, con una percentuale altissima nelle realtà meridionali. Ciò comporta una staticità rispetto alle occasioni di cambiamento e alle opportunità offerte dall'innovazione. La rivoluzione effettuata dalla "Information Technology" nel campo dei sistemi di informazione, infatti, rappresenta oggi uno dei principali fattori critici dello sviluppo, che ha la capacità di agire favorevolmente nel processo di espansione globale dei mercati. La conseguenza è data da una forte concorrenza in ambito internazionale. Certamente se tale globalizzazione dell'economia fosse ostacolata da atteggiamenti di passività o di retroguardia, i paesi a sviluppo tecnologico avanzato che non sostenessero attivamente gli operatori commerciali in questa sfida subirebbero una rapida recessione del loro sviluppo. Infatti l'automazione della produzione, priva di un mercato in espansione, andrebbe facilmente in regime di sovrapproduzione e la conseguente ampia disoccupazione muterebbe in tracollo il benessere acquisito dai paesi ad alto tasso di industrializzazione. La sfida è quindi aperta e, data la complessità del cambiamento, è necessario capire come affrontarla e con quali possibilità di successo. Certamente i fattori di crescita oggi sono diversi da quelli che caratterizzavano i periodi precedenti e addirittura alcuni settori o territori che erano sinonimo di successo oggi vivono un periodo di stasi o perfino di declino. L'individuazione delle potenzialità di un mercato deve essere relazionata alle dinamiche macro economiche. Proprio da queste ultime nascono dei problemi. Nella disputa apertasi sul commercio estero della Cina sono emersi i limiti strutturali delle norme e dei comportamenti che sono a capo delle dinamiche di mercato. Se a livello nazionale il sistema degli scambi è regolamentato dal Parlamento, nello scenario internazionale chi ne controlla il funzionamento è l'Organizzazione mondiale del Commercio (WTO) sulla base di una negoziazione internazionale chiamata GATT (Accordo generale sulle tariffe e il commercio). Lo scopo è abbattere le barriere tariffarie e vigilare sul rispetto degli accordi di libero scambio sottoscritti dai Paesi membri. A seguito dell'Accordo sulle Barriere Tecniche al Commercio (TBT - Technical Barriers to Trade) del WTO, gli stati membri firmatari si sono impegnati a cooperare allo sviluppo e all'uso di norme internazionali, anche se il concetto di ciò che rappresenti "norma internazionale" è interpretato diversamente dai vari stati membri e dalle organizzazioni. |
| PMI
ed economia europea: il quadro generale dell'anno 2003
L’Osservatorio UE
ha di recente pubblicato la relazione annuale sullo sviluppo Diverse
volte, in questa rubrica, si è avuto modo di trattare tematiche
connesse alle opportunità (economiche e strategiche) comunitarie
relative alle PMI, con particolare riguardo agli aspetti dello sviluppo
e dell'innovazione tecnologica, fattori necessari per incrementare il
livello di competitività delle imprese europee rispetto ai processi di
globalizzazione che stanno interessando il mercato internazionale di
beni e servizi. La complessità e la eterogeneità dei temi trattati,
unitamente alla necessità di assicurare un'informazione che risultasse
adeguata ai diversi settori in cui operano le aziende e i soggetti che
accedono ai contenuti di questo magazine, hanno reso difficile, a volte,
procedere al dovuto livello di approfondimento; la speranza, comunque,
è che, considerando la completezza dei dati forniti, da un lato, nonché
la possibilità di contattare direttamente chi scrive o gli uffici della
Commissione europea (a tale scopo la redazione ha sempre indicato i
relativi indirizzi di posta elettronica), dall'altro, il servizio sia
risultato di utilità e di interesse per le differenti categorie di
lettori. In chiusura di anno, sembra opportuno "tirare le
somme" relativamente al quadro generale in cui operano le PMI
europee che, almeno per quanto riguarda quelle situate nel territorio
della Regione Campania, risultano essere le naturali destinatarie delle
informazioni fornite da questa rubrica nei mesi trascorsi. Uno strumento
idoneo ad assicurare la diffusione di notizie certe risulta essere
l'Osservatorio delle PMI europee, istituito presso la DG Imprese, che ha
recentemente pubblicato la relazione annuale relativa al "quadro
generale di sviluppo delle PMI"; di questa si fornisce, di seguito,
una sintesi degli aspetti ritenuti di maggiore interesse e si coglie
l'occasione per formulare a tutti i lettori un sincero augurio di buon
Natale e felice anno nuovo. Per una
descrizione delle attività della DG imprese, visitare il web-site della
Commissione Europea: |
| Etica,
mercato, impresa. Riflessioni sugli scenari di questi anni
Essere responsabili
ponendo di nuovo al centro l’uomo e le sue relazioni Le imprese sono chiamate a interrogarsi sul proprio ruolo in un
mondo sempre più in bilico tra tradizione e modernità, globalizzazione
ed esaltazione delle differenze. Una recente indagine Unioncamere,
svolta su un campione di 3663 unità, stabilisce che «essere
socialmente responsabili migliora le performance, favorendo le aziende
nel tempo». Tra gli strumenti in campo, la Social Accountability 8000,
la Certificazione Etica, uno standard volontario riconosciuto a livello
internazionale, il cui obiettivo è misurare il grado di eticità e
responsabilità sociale di un'azienda. L'impresa dimostra, per mezzo di
questa Certificazione, di perseguire procedure e politiche che
garantiscano comportamenti non lesivi delle dignità personali a tutte
le parti interessate (dipendenti, società, istituzioni, fornitori e
finanziatori). Già nel Codice Etico proposto da Confindustria e
adottato da qualche anno dalla nostra Associazione, si precisa che «l'eticità
dei comportamenti non è valutabile solo nei termini di stretta
osservanza delle norme, ma essa si fonda sulla convinta adesione a
porsi, in diverse situazioni, ai più elevati standard di comportamento».
Un atteggiamento che i Giovani Imprenditori, nella loro mission,
esprimono così: «Siamo gli imprenditori del futuro. I valori in cui
crediamo sono la responsabilità, il rischio, il merito, l'etica. Essi
rappresentano i pilastri del modello di una società creatrice di
opportunità e lavoro per tutti». Se dal versante della cittadinanza,
si affermano sempre più, in questa ottica, i principi del consumo
critico ed equilibrato delle risorse (acqua, energia), l'impresa, dal
canto suo, si trova ad affrontare dilemmi storici: non era il profitto
il motore dello sviluppo? Sbagliavano quanti avevano affidato alla
tecnologia e al mercato i destini dell'umanità? Interrogativi non
banali, che hanno trovato autorevoli argomenti di discussione su
"La Repubblica", negli articoli di Giuliano Amato e del
filosofo Umberto Galimberti. Secondo quest'ultimo oggi ci troviamo ad
aver attraversato le epoche dell'etica dell'intenzione (di ispirazione
cristiana, ancora alla base della nostra cultura giuridica), di quella
laica (kantiana: «l'uomo va trattato sempre come un fine e mai come un
mezzo»), della responsabilità (con Weber: data l'espansione e il
dominio dell'economia e della tecnologia, dobbiamo pensare ad un'etica
che ci renda responsabili delle nostre azioni). In tutti i casi, proprio
per le dimensioni che hanno assunto negli ultimi decenni tecnologia ed
economia, tali schemi si sono rivelati inefficaci. Questo perché il
mezzo denaro, assurto a unico indicatore economico, è diventato
piuttosto un fine (pensiamo alle Borse), condizionando l'organizzazione
delle società. In un tale apparato sociale, chi opera (l'imprenditore,
ad esempio) "agisce" o semplicemente "esegue" le
azioni prescritte dal mercato? Ma allora, si chiede Galimberti, se
nessuno compie azioni in funzione di uno scopo, ma tutti eseguono, che
spazio c'è per un pensiero "altro", cioè, per l'etica? La
conclusione amara è che non disponiamo di un'etica all'altezza della
tecnica e dell'economia globale. Per l'impresa che aspira ad essere
responsabile, l'impegno è di costruire un proprio quadro di
riferimento, mettendo al centro nuovamente l'uomo e le relazioni che
direttamente lo coinvolgono. |
| Articoli tratti da http://costozero.assindustria.sa.it/ |
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