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Liceo Ginnasio Convitto "T.Tasso"

 

 

 


  LA CHIESA DELL'ADDOLORATA

La storia
Annessa al monastero di S.Sofia, sul lato ovest dell'attuale piazza Abate Conforti., sorge la chiesa dell'Addolorata. Probabilmente già nel IX secolo, nello stesso sito attiguo al convento di S.Sofia, esisteva una chiesa in onore "Domini et Salvatoris" eretta secondo il Chronicon Salernitanum nell'anno 853 dal vescovo Bernardo. In documenti successivi la chiesa è denominata, nel 1251 "S.Salvatore de Coriariis" e nel 1338 "S.Salvatore de Plano Montis". Recenti studi ipotizzano questa prima chiesa, a schema basilicale, in alcuni ambienti voltati a botte e a crociera, situati a piano terra sul vicolo S.Sofia. La ricostruzione della chiesa coincise con l'arrivo a S:Sofia dei Gesuiti sul finire del XVI secolo, i quali lamentarono lo stato di degrado della zona e in particolare della chiesa esistente "..molto piccola, umile et oscura, et non potrebe accomodarsene senza molta spesa". E' documentato l'acquisto di un'area libera dell'attuale piazza Conforti per ingrandire monastero e chiesa, per la quale fu redatto un progetto secondo i dettami controriformistici a navata unica con volta a botte e cappelle laterali, e cupola all'incrocio del breve transetto, prevedendo in facciata una doppia scalea d'ingresso a rampe parallele. L'attuazione del progetto di tutto il complesso monastico subì variazioni rispetto all'originale, sia per la preesistente situazione urbanistica della zona che per il protrarsi dei lavori per mancanza di fondi e calamità naturali. La chiesa fu realizzata secondo lo schema visibile attualmente. Nel 1640, ormai semidistrutta e abbandonata, fu demolita l'antica chiesa di S.Grammazio che, situata di fronte alla nuova facciata, ne ostruiva visione e spazialità. Nel 1716 fu ultimata la cupola con lanterna della nuova chiesa che, dopo la soppressione dell'ordine dei Gesuiti nel 1776, con l'arrivo dei Carmelitani prese il nome di Maria SS. del Carmine. Con le soppressioni napoleoniche del 1806 che interessarono anche il monastero di S.Sofia, nella chiesa, rimasta aperta al culto, fu trasferita la parrocchia di San Grammazio. Nei primi decenni del XIX secolo la chiesa risultava molto degradata, in particolare la cupola pericolante fu abbattuta nel 1818. Furono pertanto predisposti lavori di restauro tra il 1830 e il 1850: il ripristino neoclassico della facciata, con la realizzazione dello scalone mistilineo secondo un gusto settecentesco; la ricostruzione della cupola, a scodella; i restauri all'interno della chiesa, che interessarono altari, stucchi e la messa in posa del nuovo pavimento maiolicato. Questi lavori furono sollecitati dall'opera dell'arcivescovo Marino Paglia, in onore del quale si può ancora osservare la lapide sulla facciata. La chiesa fu poi riconsegnata nel 1846 ai Gesuiti a cui rimase fino al 1868 quando venne concessa alla confraternita laicale dell'Addolorata, da cui l'attuale denominazione.
Attualmente, dopo i recenti lavori di restauro, la Chiesa è adibita a Sala conferenze, Spazio espositivo ed Auditorium, ed è gestita dal Comune. 
La chiesa poggia su un basamento alto circa 3 metri dove trova posto la cripta.
Presenta navata unica con due profonde cappelle laterali per lato e coro rettangolare sull'ingresso, coperta da volta a botte con finestre lunettate la navata è conclusa da un breve transetto al cui incrocio è innestata la cupola su quattro arconi. 
Sette altari (in marmo, in marmo e stucchi, in legno) arredano l'interno: gli altari principali sono sormontati da edicole, con colonne lisce e timpano triangolare l'altare maggiore, con lesene i due laterali del transetto. Edicole sporgenti in stucco, concluse da archi ribassati, si alternano nella navata alle rientranze delle cappelle laterali. Lesene con capitelli, marcapiano aggettante, stucchi a motivi floreali e festoni , cassettoni con rosette, caratterizzano la decorazione di pareti e volte.
Il pavimento è in cotto e ceramica decorata con motivi geometrici.
Ambienti voltati si sviluppano lateralmente e in fondo alla chiesa 
La facciata principale, preceduta dallo scalone a tenaglia con due rampe che avvolgono un corpo centrale balaustrato, presenta due ordini raccordati da volute laterali, con lesene e capitelli di tipo corinzio e timpano di chiusura triangolare con oculo sovrastante un finestrone arcuato. 
Il recente intervento ha previsto il consolidamento di muri e coperture, il restauro e l'integrazione di stucchi, altari e balaustre, inoltre è stato rimosso, pulito ed integrato il pavimento, e si è proceduto ad opere di adeguamento degli impianti, necessarie per le nuove funzioni.

 

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