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Il centro storico è un prezioso palinsesto di un passato ricco di suggestioni. Della fase romana restano solo poche testimonianze, mentre si riesce ancora ad individuare il nucleo longobardo, che ha al suo vertice il castello di
Arechi. Esso, situato in cima alla collina Bonadies e rivolto verso il mare, domina la città.
Il primo impianto è riconducibile ad una torre indicata nei documenti come la Turris
Maior, innalzata nel VI secolo dai bizantini, probabilmente da Narsete, durante la guerra greco- gotica.
E' a pianta rettangolare e si sviluppava su cinque livelli.
L'intervento longobardo, di Arechi II, nel secolo VIII, fu quasi inesistente, come hanno rivelato gli scavi archeologici condotti nel 1993. L'attenzione del principe fu rivolta essenzialmente alla costruzione delle mura di cinta della città . Infatti, Arechi rifondò Salerno munendola di un valido perimetro difensivo, con uno schema triangolare, il cui vertice nord era rappresentato dal castello.
La fase normanna mostra un breve ampliamento verso sud, con la costruzione di un loggiato, di cui rimangono alcuni piloni inglobati nella massa muraria realizzata per la sistemazione delle cannoniere del secolo
XVI.
Gli svevi non daranno molta importanza al castello: Federico II si limiterà ad ordinarne la manutenzione.
In età angioina, il limite sud-est del castello era costituito da un'alta cortina muraria, ben visibile sulla sinistra dell'odierno ingresso. Essa era munita, in origine, di
saettiere, da cui i difensori potevano scoccare le frecce e, successivamente, al di sotto delle
saettiere, vennero installate delle fuciliere ancora visibili. Attraverso un ponte levatoio ci si immetteva nel cortile.
Gli ambienti sulla destra dell'ingresso, fin giù alla terrazza, che si protende sulla città, appartengono all'età moderna, quando ormai il castello aveva, del tutto o quasi, perduto la funzione difensiva ed era utilizzato dai principi
Sanseverino, feudatari di Salerno, come residenza temporanea piuttosto che stabile.
IL CASTELLO OGGI
Il castello, nel dicembre del 1960, fu acquistato dall'Amministrazione Provinciale di Salerno con l'intento preciso di destinarlo a sede del " Museo Storico di Salerno " e ad ospitare manifestazioni, congressi e mostre di elevato valore culturale.
I primi lavori di restauro permisero la creazione di un nucleo espositivo di ceramiche e di reperti provenienti dal castello stesso, oltre ad una serie di altri servizi indispensabili per il funzionamento del monumento stesso, ambienti tutti concentrati nella sola zona dell'ampliamento
aragonese: il tutto fu reso accessibile al pubblico nell'ottobre del 1982.
L'inizio degli anni '90 ha visto la Direzione dei Musei Provinciali del salernitano e il Centro " N. Cilento " per l'Archeologia Medievale dell'Università degli Studi di Salerno impegnati in una serie di campagne di scavo tese ad individuare l'evoluzione del complesso monumentale. Tali interventi archeologici, come anche il relativo restauro tuttora in corso, hanno beneficiato di un cospicuo finaziamento del Ministero della Protezione Civile specificamente stanziato per il recupero e la valorizzazione del castello.
LA CERAMICA DEL CASTELLO
La ceramica del Castello proviene dai lavori di restauro eseguiti negli anni 1970/80 e dalle indagini archeologiche condotte nel 1993.
Il copiosissimo materiale ceramico presenta una continuità, che attesta una pressoché ininterrotta frequentazione del complesso. Il corpus ceramico comprende materiale appartenente a varie classi: banda rossa, spiral
ware, invetriata, protomaiolica e graffita.
Ampiamente documentata è la ceramica decorata a " bande rosse ": sono stati recuperati circa quattrocento frammenti su cui è ben visibile la decorazione che disegna sia spirali molto strette, sia larghe fasce avvalendosi di ossidi ferrosi. Il periodo di tempo in cui questa ceramica è stata prodotta è veramente ampio, dal VII - VIII secolo al XIII ed ancora oltre. Essendo stata rinvenuta molta frammentaria, sono state ricostruite poche forme, come una brocchetta confrontabile con altre del secolo VII rinvenute in sepolcreti altomedievali o anfore globulari dei secoli XI -
XIII. Sono stati ritrovati anche coperchi di creta, la cui produzione, molto probabilmente, era di serie; venivano dunque acquistati separatamente e adattati di volta in volta secondo le necessità.
La ceramica definita spiral ware è largamente diffusa dalla metà del XII secolo a tutto il XIII secolo nell'Italia meridionale, lungo il litorale tirrenico dal Lazio alla Campania e nella Sicilia, ma attestata anche a
Cartagine, nell'isola di Malta e in Israele. E' stata recuperata recentemente in grandi quantità in scavi condotti in costiera
amalfitana, a Minori e, soprattutto, nella Villa Rufolo di
Ravello, e nel centro storico di Salerno. Sono coppe e bacini (molto rare le forme chiuse) decorati con spirali disegnate esclusivamente in verde e bruno.
Dal castello di Salerno provengono circa cento reperti, frammentari e riconducibili soltanto a forme aperte, che, stando ai risultati delle analisi chimiche ed allo studio dei minerali effettuato sul alcuni campioni, sembra siano state prodotte a Salerno o nell'area
salernitana.
Consistente è poi il numero delle ceramiche invetriate verdi, le quali mostrano una completa gamma morfologica atta a soddisfare le esigenze della mensa: catini, scodelle, ciotole, piatti, invetriati solo sulla superficie interna, boccali,
orcioli, microvasetti, rivestiti su entrambe le superfici. L'impiego della sola vetrina verde, ma talvolta anche giallo-bruna, presumibilmente inizia verso la fine del XII secolo, quando si afferma anche l'utilizzo di ossidi coloranti per l'elaborazione di decorazioni dipinte.
La ceramica invetriata con decorazione in bruno e verde è una delle tipologie meglio rappresentate nel contesto del castello. Si è individuato un gruppo omogeneo di ciotole dalla caratteristica decorazione, costituita da una fascia diametrale in verde delimitata da linee dritte e/o ondulate in bruno, che attesterebbero la più antica produzione locale di ceramica invetriata e dipinta, a partire dalla seconda metà del XII secolo. Nell'arco del XIII secolo, si affianca tutta una serie di manufatti, di forma aperta e chiusa. Contemporaneamente si registra la presenza di una percentuale minore di reperti, che aggiunge alla bicromia del verde e del bruno anche il colore rosso. Tale produzione, diffusa in tutte le regioni meridionali della Penisola anche nel XIV secolo, è indicata con la sigla
"R.M.R.", dalle iniziali dei colori connotativi (ramina, manganese, rosso). I reperti rinvenuti sul castello rivelano caratteri morfologici analoghi alle produzioni bicrome e un repertorio decorativo geometrico o astratto, con festoni, archetti, schemi a reticolo e a squame, riecheggianti talvolta motivi di ispirazione islamica.
L'introduzione della protomaiolica nel corso del XIII secolo, seguita dalla metà del XIV secolo da una produzione che si può definire di maiolica più evoluta amplia il già complesso panorama delle produzioni ceramiche: si utilizza ora per il rivestimento lo smalto, mentre il repertorio decorativo vede, oltre ai motivi geometrici, la realizzazione di figurazioni naturalistiche di ispirazione
zoomorfa. Dal XII secolo si registrano numerosi esemplari di importazione dal mondo islamico, come una lucerna, praticamente integra, di tipo arabo.
Nel XV secolo, unitamente alla copiosa presenza di faenze bianche, emerge la ceramica graffita: una tecnica elaborata che implicava notevole abilità da parte dei figuli, ma anche adeguate possibilità economiche per produrla. Si assiste ad una decisa trasformazione morfologica che vede solo forme aperte relative a piatti e scodelle; rarissime le forme chiuse, dato che suggerisce il contemporaneo utilizzo di contenitori di tipo diverso.

La regia decorativa è orchestrata sull'alternanza e la commistione di motivi geometrici, vegetali e più raramente
zoomorfi, eseguiti su ciascuna sezione del manufatto, indipendentemente gli uni dagli altri. Sebbene manchino prove oggettive di una lavorazione locale, i caratteri di estrema omogeneità che contraddistinguono la graffita
salernitana, permettono di ipotizzare una produzione locale.
La ceramica con decorazione graffita diventerà uno dei prodotti vascolari da mensa maggiormente in uso nel Rinascimento, accanto alla elaborata maiolica, affermata con una molteplicità di stili nelle diverse regioni italiane.
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