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Conservatorio Ave Gratia Plena Minor

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   Conservatorio Ave Gratia Plena Minor

STORIA DEL MONUMENTO

"Il centro storico è di solito un ambito urbano molto potente che dà identità a tutta la città, e che è testimonianza della memoria collettiva, ma nel quale le condizioni di abitabilità si sono degradate e si è deteriorato, di conseguenza, l 'equilibrio delle funzioni. Sembra evidente che i quartieri antichi sono da salvaguardare sia come testimonianza che come luoghi generatori della ricostruzione e della riabilitazione della città.Riabilitare vuol dire esattamente "restituire una persona o una cosa al suo stato primitivo, dal quale era decaduta". Tornare allo stato primitivo non significa, in questo caso, il ripristino di situazioni antiche ed ormai superate. Vuol dire ritrovare l 'equilibrio e la corrispondenza tra la vita sociale e la struttura fisica. E' fondamentale capire dove si trovano quelle testimonianze, quegli elementi della continuità che saranno indispensabili per la ricostruzione delle città. Gli sforzi di catalogazione e di conservazione sono certamente fondamentali dal punto di vista della ricerca, ma lo sono ancora più dal punto di vista urbano, per gli aspetti di conoscenza delle trasformazioni fisiche e sociali. (Così nel Documento programmatico, cap. 2°, di Oriol Bohigas del novembre 1994).


Ubicazione del Conservatorio
Nel centro storico della città di Salerno il Conservatorio "Ave Gratia Plena Minor" è ubicato in Via Canali, prossimo alla Cappella Palatina di Arechi, in un groviglio di vicoli, raggiungibile percorrendo Via Porta di Mare ed è ad un passo dal mare.



foto topografia prima del 1713
del sito di Via Canali

foto topografia attuale del sito
di Via Canali


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Confrontando l'attuale topografia del sito di Via Canali con quella prima del 1713
si comprende come il progetto edilizio cambiò l'aspetto urbanistico, inglobando o sacrificando interi edifici, insomma modificando consistentemente la fisionomia del luogo
L'istituzione a Salerno di un Conservatorio per donne nubili o orfane o vedove risale alla metà del Seicento. Nel 1650, la città di Salerno volle l'istituzione di un "conservatorio per fanciulle vergini e pericolanti" che fu attuata solo dopo qualche tempo e con l'impiego di capitali, gabelle, lasciti e pie elargizioni.
Tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, si determinarono una evoluzione e differenziazione all'interno dell'ente ecclesiastico: il primitivo Conservatorio diventò monastero di clausura (Santa Maria della Mercede), si decise l'istituzione di un altro Conservatorio, che conservasse le caratteristiche originali (per l'appunto il "monumento", che qui si analizza).
Dopo alcuni trasferimenti dalla prima sede (alle spalle dell'attuale piazza S.Agostino), accompagnati da modifiche statutarie riaffermanti la laicità dell'istituzione, definita "municipale", come ricorda lo stesso stemma quasi coincidente con quello del Comune, il Conservatorio, nel primo Settecento, viene trasferito nell'attuale via Canali. L'intera sistemazione del sito avviene probabilmente prima del 1727 quando fu pavimentata via Canali e fino a Porta di mare.
In questa strada fu acquistata la "casa palaziata" di Giovanni Lelio Prignano, ed, essendo questa insufficiente, anche l' attigua casa della famiglia Leoni, nonché altre costruzioni minori.
Gli edifici furono riadattati con ristrutturazioni, rimanendo per ingresso un unico portone, con tre stemmi: quello dei Sanseverino, quello degli Aragonesi, quello del Conservatorio (una croce in campo bianco e nella parte inferiore tre strisce rosse con le iniziali AGPM).
Al Conservatorio noviter erigendo si assegnò la gabella di un tornese a tomolo sul grano, che s'introduceva e consumava in città, e si stabilì che "detto nuovo Conservatorio erigendo debba sempre in perpetuum et in futuro stare da Conservatorio senza passare in Clausura o restringersi in altro modo, ma debba servire in uso e comodo di tutti, tanto cittadini quante forastieri d'ogni stato ,grado e condizioni".
Il 30 maggio 1698, Giacomo De Vicariis e Raffaele Leone, deputati del nuovo Conservatorio erigendo, esposero ai Signori del Governo della Città di Salerno, che avevano determinato di fondare un nuovo Conservatorio "sotto il titolo della SS. Annunziata", e chiedevano che si procedesse definitivamente a tale atto.
Ebbe così origine il Conservatorio, denominato, successivamente, "dell'Annunziatella", attiguo alla chiesa omonima, in Via Canali, la quale, per poterla distinguere dall'altra pure dedicata alla SS.Annunziata in Via Porta Catena, è comunemente indicata col titolo "Ave Gratia Plena Minore". 
Esso comprendeva anche la Chiesa dell' Annunziatella, destinata a funzionare per le Donne del Pio Istituto.

Le giovani Donne ricoverate nel Conservatorio dovevano usufruire della propria Chiesa senza venire mai in contatto con gli altri fedeli.
Per assistere alle sacre funzioni esse avevano dei Cori riservati, ai quali si accedeva dall'interno Conservatorio.
Così le Donne non erano viste dai fedeli presenti in Chiesa.
Queste restrizioni si spiegano con il fatto che, sebbene lo Statuto del Conservatorio vietasse che esso si trasformasse in Clausura, come avvenne per il primo Conservatorio di S. Maria della Mercede, le donne, però, non dovevano in nessun modo comunicare con l'esterno, come se vivessero in clausura. 
Ciò viene attestato da un'altra testimonianza. Chi entra nel conservatorio nota che subito dopo il portone d'ingresso vi è un'altra grande porta, che immette nel cortile. Prima di questa porta, a destra vi è un davanzale di pietra. Ivi era una finestra semiovale, ora murata. Le donne ricoverate comunicavano all'esterno attraverso una ruota, messa nella finestra, mentre la seconda porta rimaneva sempre chiusa al pubblico. Le donne erano divise in categorie, per la parte economica e per il trattamento. Avevano una sola Superiora, scelta fra loro. Nessun uomo era ammesso nel conservatorio; anche i Governatori, come il Confessore e il Medico, non erano ammessi se non in caso di necessità: nel qual caso erano accompagnati dalla Superiora e guardati a vista fin sulla soglia delle stanze della bisognosa o dell'ammalata. Il portone d'ingresso era sempre chiuso a chiave e custodito dalla portinaia, anch'essa ricoverata, che teneva una stanza nel cortile con tutti i servizi, situati dietro il porticato centrale del cortile. Le donne ammesse nel Conservatorio dovevano essere vergini oppure orfane o vedove, ma onorate e mai donne pubbliche. Erano scelte fra tutte le parrocchie della città, il parroco attestava che erano povere e oneste. 
Per le persone benestanti vi era un altro Regolamento per l'ammissione. 
Per i Governatori, per il medico, per il cappellano e per il confessore ordinario e straordinario occorrevano l'età superiore ai 40 anni e altre qualità morali. I Governatori, con l'approvazione dell'autorità ecclesiastica, nominavano il cappellano, il quale era tenuto a celebrare la messa tutti i giorni in chiesa. Era nominato anche un chierico, addetto al servizio dell'altare e alla pulizia della chiesa. 
Al principio del Novecento, le porte si sono aperte, non è esistita più la vita comune delle donne ricoverate, né la differenza per categoria. Le ricoverate hanno lavorato all'esterno del conservatorio. Sono state ammesse persone di ogni ceto sociale, per lo più anziane, malate e bisognose. Per molto tempo il Conservatorio ha ospitato l'istituto delle sordomute. 
Il terremoto del 23 Novembre ha prodotto danni rilevanti. 

All'ingresso del conservatorio ci troviamo nel quadriportico con archi a sesto ribassato impostati su pilastri quadrati in pietra: nel lato sinistro vi sono due archi più ampi sui quali corre un ballatoio, mentre sugli altri due portici gli archi originari sono tompagnati. Al centro è una bella fontana con vasca ottagonale. Il quattrocentesco quadriportico delle possenti colonne in pietra vesuviana subì rimaneggiamenti allorché i due palazzi nobiliari vennero ristrutturati. Ai piani superiori attraverso un luminoso scalone si accede ai piccoli appartamenti delle ospiti. Le donne ospitate potevano disporre di un vano, con una organizzazione interna che riproduceva, se pur in spazi assai stretti, l'idea di una casa autosufficiente. 
Non c'erano camerate, né refettori. 



Di recente è stato scoperto, nelle fondazioni del Conservatorio, un tratto dello spiccato absidale e della navata entrambi affrescati , di una chiesa databile all' XI secolo.
L' attuale assetto stradale risale al Settecento, come già accennato.
Nell'XI secolo, lo stato dei luoghi era profondamente diverso: lo attestano la posizione della chiesa scoperta di recente, con la parte absidale nella fondazioni del Conservatorio e il resto sotto il piano stradale, e l'altimetria, ripetutamente modificata dai depositi alluvionali rinvenuti nei pressi di S.Pietro a Corte. La chiesa è quella di S.Grammazio "a li canali".
S.Grammazio è citata in undici documenti tra il 1026 e il 1338, dai quali apprendiamo che nel secolo XI, e forse anche dopo, suoi abati amministravano un ramo dell' acquedotto della Palma, che riforniva il centro cittadino, e gestivano un bagno pubblico alla pari con la chiesa principesca di S.Massimo, il monastero di S.Sofia e, più tardi, S. Pietro a Corte. Era una chiesa prestigiosa, con una valenza sociale di primo piano, documentata anche dal fatto che nel 1179 troviamo un suo abate in funzione di rappresentante dell'arcivescovo.
Dopo il 1338 la chiesa scompare dalle fonti archivistiche per ricomparire nella seconda metà del secolo XVI nell'attuale piazza Abate Conforti, dov'è citata come parrocchia fino alla metà del secolo scorso, quando viene soppressa. Ciò pone un problema di localizzazione complesso.
Si può supporre una chiesa di S. Grammazio frequentata "a li canali" tra l'XI e il XV secolo. Il prosieguo degli scavi potrebbe indirizzare verso un'altra conclusione.
Ma gli scavi potrebbero anche fornire una conferma, per esempio, se tornassero alla luce i ruderi del bagno pubblico. La questione resta aperta.
Nel corso della ristrutturazione e recupero funzionale, condotto dal Comune di Salerno, sul complesso dell'AVE GRATIA PLENA MINOR, il tratto di spiccato absidale ha permesso di constatare la necessità di un intervento archeologico.
E' stato eseguito uno scavo di emergenza, che ha consentito di delineare la sequenza stratigrafica relativa alle sole fasi di vita dell' edificio religioso. E' stato possibile leggere la stratigrafia verticale relativa alla fase di distruzione e successivo livellamento verificatosi con l'impianto del Conservatorio.
Il particolare interesse del sito, già potenziale nella sua stessa collocazione ai margini del quartiere dei Barbuti, sul leggero crinale che inizia ad inerpicarsi, con un articolato dislivello, verso la soprastante via Tasso, si potenzia con il ritrovamento di una utilizzazione intermedia (Periodo III) tra il funzionamento della chiesa (Periodo II) e quello della costruzione del Conservatorio (Periodo IV), i cui reperti consentono di avviare, anche per il centro storico di Salerno, la classificazione dei resti ceramici di età rinascimentale e moderna. Lo scavo in esame ha presentato, contemporaneamente, implicazioni di carattere pittorico ed archeologico, che hanno richiesto un intervento parallelo delle Sopritendenze territoriali competenti per materia, reso possibile dalla piena disponibilità del Comune di Salerno e del direttore dei lavori, arch. Mario dell'Acqua.
Periodo I Viene individuato attraverso frammenti ceramici e vitrei raccolti in giacitura secondaria (strati di livellamento e fondazione dell' Ave Gratia Plena). Il materiale si divide cronologicamente in due fasi: prima età imperiale (I-II d.c.) ed età tardo-antica (in particolare sec. IV-VI circa). L'ambito cronologico offerto dal materiale romano è coerente con la documentazione archeologica, monumentale e non, attestata nella vicina S. Pietro a Corte.

Periodo II Si articola in quattro fasi ed inizia con l'impianto della chiesa romanica. Le fasi relative al funzionamento dell' edificio sono tre e vengono segnate da precisi piani pavimentali, che si accompagnano a precisi programmi di ridefinizione strutturale e/o decorativa.
Fase I: Impianto della chiesa e primo funzionamento. Sulla base del più recente dibattito i frammenti si collocano nei sec. X-XI d.c. Si può suggerire che la fondazione della chiesa sia avvenuta entro quest' arco cronologico.
Fase II: Rifacimenti e ristrutturazioni. Nel corso di questa fase la chiesa subì una serie di rifacimenti. Si ritiene di potere collocare il momento iniziale della Fase II tra la fine del sec. XII ed il sec. XIII, fase relativa al funzionamento della chiesa si accompagna ad un intervento complessivo di ristrutturazione e di rinnovato programma decorativo.
Fase IV: distruzione ed abbandono.

Periodo III Si articola in due fasi e coincide con un mutamento di destinazione del sito, interessato ora da un intervento di edilizia residenziale privata. Le nuove fondazioni hanno utilizzato in parte le murature più antiche.

Periodo IV L'ultimo periodo coincide con la costruzione dell'Ave Gratia Plena Minor. In questa epoca si verifica l'arretramento dell'asse viario dei Canali. L'intervento comportò ulteriori danni al piano archeologico. 

La chiesa per la quale è stata proposta la dedicazione a S. Grammazio risulta fondata tra il sec. X ed il sec.XI. Presenta la forma architettonica della chiesa ad aula, vale a dire della chiesa a navata unica, completata da un'abside. Lo spazio interno fu, forse, originariamente privo di una rigida distinzione delle parti, alla quale si pervenne solo nel corso della Fase II. L'edificio di culto altomedievale, fondazione privata, risalente alla fine del secolo X, è stato identificato con la chiesa di San Grammazio "in loco ubi supra canale dicitur", area prossima alla cappella palatina, che il principe Arechi II costruì nel secolo VIII. Un intervento complessivo di ristrutturazione edilizia della chiesa avvenne sul finire del secolo XIV. Sullo scorcio del secolo XV il sito subì una variazione di destinazione d'uso. La chiesa, distrutta dal terribile terremoto del 1454, venne demolita e l'area destinata a scopi residenziali. 

Bibliografia:
M. Antonietta Franciulli - La Costruzione del "Conservatorio Ave Gratia Plena Minore" in Rassegna Storica Salernitana 24, XII, 2, dic.1995 Ed. SAS Pietro La veglia
C.Caramuta, Conservatorio "Ave Gratia Plena Minore".Annunziatella di Salerno-Salerno 1981
Bohigas Oriol - Documento programmatico - Nov. 1994

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