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Scuola Media "Torquato Tasso"

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clicca sulla foto per ingrandirlaStoria della congrega
Alla fine del secolo XVI, la nostra città si onorava delle presenze di parecchi Ordini Religiosi.
Vi erano, infatti, i benedettini, dove oggi è la Caserma "Generale Carrano" a via S. Benedetto. Vi erano: i Domenicani, dove oggi è la caserma Pisacane, a via S. Tommaso D'Aquino. Vi erano gli Agostiniani, dove oggi è il palazzo del Governo.
Vi erano i Conventuali, dove oggi è una sezione delle Carceri maschili.
Vi erano i Riformati, dove è un'altra sezione delle stesse Carceri.
Vi erano i Cappuccini, dove oggi sono le Carceri femminili.
Vi erano i Gesuiti, dove oggi è il tribunale Civile e Penale.
Vi erano i Gerolamini, dove oggi è l'Asilo di Mendicità.
Vi erano i Minimi, dove è stata finora la Divisione Militare.
E finalmente, vi erano i Crociferi dove oggi è la Parrocchia di S. Pietro, a Piazza della Libertà.
A completare questa bella corona di Case Monastiche, mancava un altro ordine, non meno importante di quelli già ricordati.
Vi mancavano, i Padri Carmelitani e la Divina Provvidenza li diede a Salerno nostra, l'anno 1598.
Nel 24 aprile 1589 era morto l'arcivescovo Marco Antonio Marsilio II Colonna ed il Sommo Pontefice Gregorio XIV. Nel 1591, mandava a reggere la Chiesa Salernitana, un pio e dotto Prelato, Mons. Mario Bolognini.
Era nato il 1540 in Calazia, presso Bologna da illustre famiglia.
Il padre si chiamava Carlo e la madre, Andreana Del Tufo, di nobile stirpe aversana.
Or questo Presule nutriva una particolare devozione per la Madonna del Carmine, della quale, nell'Episcopio, venerava una stupenda immagine su tela.
Affezionato ai Carmelitani, ne aveva a cuore la dignità e l'onore e conoscendo gli inconvenienti, a cui da forestieri si va incontro nei pubblici alberghi, volle proibire, con speciale provvedimento, che qualora alcuno di loro venisse a Salerno, pernottasse in locanda.
Un giorno, dal Cilento, giunsero nella nostra città due Carmelitani, che, ignari degli ordini dell'Arcivescovo, presero stanza in un albergo.
Ma quale non fu la loro sorpresa, allorché, poco dopo, si videro innanzi, un messo della Corte Arcivescovile, il quale li dichiarò in arresto, per non aver rispettato le disposizioni del Capo della Chiesa Salernitana.
Protestarono i frati di niente conoscere di simiglianti disposizioni, ma a nulla valsero le loro discolpe e dovettero seguire il messo per essere rinchiusi nelle carceri.
Però alla tutela di quei Religiosi stava la Madonna Santissima.
E mentre l'Arcivescovo era intento presso quell'Immagine a pregare, la Madonna, da quella tela, in un primo momento, lo guardò con ciglio severo e successivamente rimproverandogli l'asprezza, con cui erano stati trattati i due Religiosi, gli giunse di provvedere a che essi fossero subito scarcerati e gli manifestò, infine, il desiderio, che fondasse, nella nostra Città, un Monastero per il suo Ordine.
Non passò molto che quel Presule di Salerno nostra, che allora si denominava Piano S. Lorenzo, innalzò la Chiesa e il Monastero per i Frati Carmelitani e l'una e l'altro fornì di rendite, a testimonianza irrefragabile della sua immensa riconoscenza alla Vergine, che di tanto lo aveva onorato.
Il 1598 fu l'anno avventuroso, nel quale s'aprì al culto la nostra chiesa e si presentarono per la prima volta ai Salernitani, i Padri del Monte Carmelo, per dire ai medesimi, che essi venivano in mezzo a loro, per lavorare, insieme con gli altri Ordini Religiosi.
Nel giorno dell'inaugurazione, l'Arcivescovo Bolognini, processionalmente, insieme col Capitolo, col Clero, e col popolo festante, portò nel nuovo Tempio, quel prodigioso Quadro, dal quale la Vergine si era degnata parlargli e, collocatolo sopra il maggiore altare.
Dopo sette anni da questa gloriosa inaugurazione, il 24 Febbraio 1605, in Napoli, l'Arcivescovo Bolognini rendeva la sua bella anima a Dio.
Ed i suo voto fu puntualmente eseguito.
La salma dell'insigne Presule, i Padri Carmelitani la fecero trasportare nella città nostra e la onorarono di sepoltura nella loro Chiesa, che tutto doveva alla pietà, allo zelo ed alla devozione per la Madonna, del Presule scomparso.
Monsignore Bolognini lasciava un nipote, per nome Alfonso, il quale era, non meno dello zio, devotissimo della Madonna del Carmine.
E costui, nel suo testamento, dispose, che, quando fosse giunta l'ora della sua dipartita da questo mondo, venisse sepolto al pari dello zio, nella Chiesa dei Carmelitani di Salerno.
Ed il suo desiderio fu anche pienamente appagato.
Trascorsi settantotto anni da che i Padri Carmelitani dell'osservanza come erano chiamati a mantenere viva la devozione verso di lei in mezzo al nostro popolo quando, nel 1676, proprio un Carmelitano ascendeva sopra la nostra Cattedra Arcivescovile: lo spagnuolo Frate Alfonso Alvarez.
Or questo piissimo Presule volle dare a Salerno nostra, un altro ramo della Carmelitana Famiglia, facendo venire tra noi, i Carmelitani Scalzi o di S. Teresa come comunemente si appellano.
Deliberazione della Congrega i Deputati e gli Ufficiali della medesima stipularono con i Padri l'Istrumento del 3 Luglio 1778.
I Carmelitani si trasferirono nella nuova sede ed insieme con essi si allontanarono da qui i Confratelli del Sodalizio.
I padri nella nuova Chiesa trasportarono il prodigioso Quadro della Madonna del Bolognini e le ceneri dell'Arcivescovo che tanto li aveva beneficati e del suo nipote Alfonso.
Il Quadro lo collocarono sul maggiore Altare.
Le ceneri dei Bolognini le seppellirono nell'interno del tempio, ai due lati della porta dell'entrata in due marmorei monumenti dove anche al presente si trovano.
Dopo il trasferimento dei Padri e della Congregazione fra le mura della città, questa Chiesa continuò ad essere frequentata dai fedeli, tanto che i Confratelli si videro nella necessità di riaprirla al culto, per la celebrazione della Messa.
E questo avvenne il 26 Aprile 1786. Ma vennero poco appresso le leggi napoleoniche ed i Padri Carmelitani, furono costretti a lasciare la loro nuovo Chiesa ed il loro nuovo Monastero.
Il 21 Marzo 1807, l'Intendenza di Salerno prendeva possesso di quegli Edifici.
Alla nostra Congregazione furono tolti tutti gli arredi e gli oggetti che possedeva, non escluse le Corone d'argento, esistenti sul capo della statua della Madonna e del Bambino.
La nostra Confraternita dovette quindi ritornare alla sua antica sede.
La chiesa, invece, con reale dispaccio dell'8 Giugno 1807, fu data al parroco di San Grammazio, il quale ivi si trasferì, abbandonando la sua piccola Chiesa, oggi ridotta a magazzino sito al largo delle Assise, all'angolo del Vicolo che scende al rione Barbuti.
Il prodigioso Quadro della Madonna del Carmine del Bolognini, fu lasciato nella Chiesa, dove l'avevano portato i Carmelitani e che era diventata la sede della parrocchia di S. Grammazio.
Il 1845 fu trasportata la venerata Effigie della Madonna nella nuova Parrocchia, dove al Presente si trova. 
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Storia della Statua della Madonna del Carmine
La nostra statua della Madonna del Carmine proviene dal monastero salernitano di Montevergine, dove era nel 1811; essa fu scolpita da Giacomo Colombo (Este di Padova 1663+1731), stretto collaboratore e amico di F. Solimena. Egli fu autore di numerosissime sculture sacre che incontrarono una straordinaria fortuna presso le chiese, i conventi e le confraternite dell'Italia meridionale e della Spagna.
Formatosi in area veneto - austriaca, dove s'incontravano culture nordiche e manierismi di ascendenza berniniana, giunse a Napoli nel 1678 e frequentò la bottega del Di Nardo, accogliendo l'influsso iberico ad arricchire il suo eclettismo formale. Artista pressocché incontrastato, legò il suo nome ad opere devozionali ricche di struggente pathos, come il gruppo raffigurante S. Maria della Pietà(datata 1698, ma del 1702) per l'omonima Collegiata di Eboli, o l'Ecce Homo(1706) della chiesa del Crocifisso di Lagonegro.
La sua produzione subì una svolta intorno al 1707, quando aderì al gusto Rococò della maniera di Giacomo del Po. Le sue crazioni erano anche da lui incise su lastre di rame per favorirne la diffusione popolare, specie quando divenne lo scultore più richiesto durante il breve periodo del Viceregno austriaco(1707 - 1734).
La nostra immagine, da lui scolpita e firmata nel 1714, fu restaurata a Napoli nel 1894 da A. Picardi, quando dovette sostituire la grande tela del Solimena, distrutta nell'incendio del 20/7/1894.
Per la sua sistemazione fu costruito il trono marmoreo che ancora oggi l'accoglie dopo la sua solenne incoronazione(16/7/1994), per mano del nostro Arcivescovo Gerardo Pierro, a conclusione dell'anno mariano carmelitano iniziato con l'erezione dell'Oratorio della Madonna del Carmine a Santuario Mariano della nostra Città.  

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