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Il 26 agosto 787 moriva a Salerno Arechi II, il principe che assicurò al suo popolo per altri tre secoli le condizioni di quasi incontrastato dominio su tutta l'Italia meridionale. Nell'ambito della rifondazione della città di Salerno, egli provvide ad installare un palazzo di governo, situato sulle mura della città alle estremità occidentali e completato dalla cappella privata del
princeps gentis longobardorum il quale "institut" la cappella dei SS. Pietro e Paolo, a nord del palazzo e direttamente collegata ad esso. Essa fu sovrapposta all'aula di un grande
frigidarium, utilizzato successivamente da una comunità cristiana come
ecclesia e cementarium. Per la cappella palatina Arechi utilizzò le strutture precedenti, per collegarsi idealmente sia con il mondo classico romano, sia con quello cristiano, in segno di continuità con le radici del popolo salernitano.
Il complesso di
S. Pietro a Corte si presenta, dunque, come caso di architettura, pluristratificata; il monumento si compone infatti, di tre distinti edifici: la chiesa superiore, ossia la vera cappella arechiana
e l'ipogeo; un ambiente sotterraneo; il campanile. La cappella
vera e propria è costituita da un'aula unica, con abside quadrangolare posta ad oriente. Lungo le pareti sono ancora visibili i resti occlusi di ghiere, bifore e monofore, che rendevano l'aula luminosissima. Come detto la cappella poggiava su strutture più antiche, lasciate tuttavia fruibili dai costruttori di Arechi: essi divisero
l'ambiente in due parti attraverso un setto murario, rinforzarono le murature, abolirono delle volte, e costituirono dei pilastri per sostenere il peso dell'edificio sovrastante.
Tali interventi furono dunque eseguiti sull'antica aula termale del
frigidarium; questo era composto di due parti, l'occidentale con volta a crociera, e l'orientale con volta a botte; quest'ultima presentava una grande vasca rivestita da lastre di marmo bianco. Nelle pareti sono presenti tracce delle chiodature per il sostegno dei
rivestimenti lussuosi, probabilmente marmorei, che conferivano ricchezza e luminosità alla struttura. Il
frigidarium mostra una serie di aperture che dovevano portare, nella zona meridionale, al
calidarium o al laconium, un ambiente rispettivamente per il bagno caldo e per i vapori. La muratura non è certo uniforme: a tratti di pietrame di discreta fattura si alternano tratti i tufo con un doppio strato di laterizi, mentre il muro a sud si presenta appesantito da sovrastrutture di età barocca. La pavimentazione era costituita da lastre lapidee e mermoree, ma l'analisi del basamento risulta nel complesso limitata dall'estrema frammentarietà dei pezzi e dal ritrovamento di gran parte di essi in posizione secondaria. Si possono dividere i motivi caratterizzanti in tre tipi ricorrenti: un primo, definibile come
opus sectile a modulo quadrato con motivi semplici, un secondo a modulo reticolare, ed un terzo a piccoli elementi diversi. Per ciò che riguarda l'aspetto ornamentale, si può notare che nel primo caso si tratta di motivi geometrici formato da losanghe lapidee variamente colorate; la terza categoria presenta piastrelle marmoree esagonali, al centro delle quali vi era un quadrato o un cerchio in porfido rosso o verde.
La cappella, però, presentava anche un rivestimento parietale di cui è rimasto un lacerato formato da tessere quadrate di porfido verde e rosso e da tessere vitree ricoperte da una foglia d'oro: era una sorta di scacchiera tricroma, con il posizionamento centrale della tessera aurea, circondata da quattro tessere di porfido, alternativamente rosso e verde. Questa tecnica, usata già nella produzione di alcuni vetri nell'età ellenistica, fu ripresa anche dai romani, soprattutto a partire dal III secolo d. C. Numerosi sono anche gli affreschi: il primo in ordine cronologico è quello posto su una delle facce del pilastro centrale dell'ambiente, e rappresenta la Madonna in trono col Bambino in braccio, affiancata da una santa. La Vergine è seduta su di un trono articolato e decorato con perline bianche ed elementi geometrici. La Madonna regge con la mano destra una croce astile e tiene la sinistra poggiata al Figlio. L'ovale del volto è regolare, i tratti marcati; difficile determinare l'acconciatura che mostra un particolare copricapo rettangolare. L'abito è realizzato in modo da rappresentare una
stoffa pesante e sontuosa. Altro personaggio è il Bambino i cui abiti sono meno sontuosi della Madre, ma che insieme al volto gli conferiscono le sembianze dio un'adolescente più che di un bambino.
Alla destra
della Madonna vi è, in piedi, una santa, forse S. Caterina D'Alessandria, le cui
caratteristiche del volto e dell'abito, riprendono quelli della
Vergine, anche se l'immagine, bidimensionale, è più statica rispetto al gruppo centrale. Gli altri affreschi sono collocati a destra del pilastro: si tratta di una Teoria di Santi con una Madonna con Bambino in trono al centro della composizione rappresentato in maniera molto simile: i tratti marcati, le vesti panneggiate; anche in questo caso il volto del Bambino dà l'impressione di trovarsi dinanzi ad un adolescente dalle proporzioni rimpicciolite. A destra del gruppo sono rappresentati i quattro personaggi: S. Giacomo e forse S. Pietro e due vescovi.
A sinistra un personaggio un personaggio superstite, le cui caratteristiche sono simili a quelle dei santi. Lungo le pareti dell'edificio sono presenti altri resti pittorici che si richiamano alla tradizione bizantina, segno di una grande
influenza, dovuta in particolar modo agli intensi scambi commerciali con l'Oriente. Bizantini sono molti dei resti in ceramica, con decorazioni a bande rosse e brune o rivestimenti piombiferi a vetrina verde. Le forme maggiormente rinvenute sono quelle di coppette, piatti, tazze, e fra esse spicca anche una particolare brocca di forma globulare, con due beccucci per versare ed una decorazione plastica raffigurante un saraceno con un turbante. Numerosissimi sono anche i frammenti di anfore commerciali, adibite al trasporto del vino, largamente diffuse nel I sec. d.C., la cui forma caratteristica era costituita dalle anse a doppio bastone. Nei decenni successivi, inoltre, l'ambiente fu dotato, di un sedile in muratura, posto lungo la parete decorata con resti pittorici. Dalla fondazione arechiana al periodo bassomedievale, la chiesa fu continuamente frequentata, divenendo, probabilmente un oratorio proprio a
partire dal XII sec.
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