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La chiesa è dedicata al prete e martire salernitano Felice.
Romualdo II Guarna, vescovo di Salerno dal 1166, nel suo "Breviarium" racconta, tra storia e leggenda, il martirio di San felice.
Il santo, vissuto nel II secolo, ai tempi dell'imperatore
Diocleziano, venne condotto al Tempio di Diana, affinchè venerasse gli dei pagani.
Felice si rifiutò e, con un soffio, fece crollare le statue delle divinità.
Dracco, prefetto della città, ordinò che fosse decapitato e dato in pasto ai cani e ai lupi.
Felice venne torturato e portato sul luogo scelto per il martirio, soffiò su una quercia secolare sradicandola e provocando anche il crollo di un altro tempio pagano, che sorgeva lì vicino.
Il suo corpo abbandonato alle bestie, non venne da questo toccato; i fedeli decisero di seppellire il corpo del santo sul luogo del martirio e, molto probabilmente, edificarono un primo tempietto che successivamente il Vescovo Bernardo fece trasformare nell'attuale chiesa.
Oggi, le spoglie del santo, si conservano in un'urna di alabastro nell'abside centrale della cripta della Cattedrale di Salerno.
Nel X e nella prima metà dell'XI sec.,ciò che caratterizza l'insediamento nobiliare a Salerno è proprio la Chiesa privata presso l'abitazione o comunque, come nel caso di S.Felice, nel luogo dove si concentravano le terre delle famiglie longobarde.
Molte chiese erano in questi secoli fondate da nobili longobardi e trasmesse in eredità; esse dovevano fornire il servizio religioso per tutta la famiglia e infine anche le esequie.
I nobili longobardi, però, spesso offrivano alla collettività le loro cappelle private.
S. Felice, sorse, dunque, come fondazione privata, col tempo poi fu donata all'episcopio.
Ciò avviene intorno alla metà del XI secolo con il vescovo Alfano, in un momento storico particolarmente importante per i Longobardi di Salerno.
Nel 1027, con il dominio di Guaimario V, penultimo principe longobardo, la città brillava per una corte gradiosa, simile a quella d'Oriente.
In questo contesto, si può capire come i Longobardi, grandi protettori delle arti, riuscirono a creare le condizioni perchè un architetto edificasse una chiesa così bella come S. Felice.
Nell'anno 1092 la chiesa viene donata all'Abate di Cava dal signore Gregorio di Capaccio e all'abbazia apparterrà, sicuramente fino al 1589.
Nel 1263 il monaco Filippo del Monastero di Montevergine cede il terreno circostante la chiesa a Bartolomeo del Giudice.
Nel novembre 1302 la chiesa, con terreno e oliveto, è concessa in rettoria perpetua a Matteo presbitero e cappellano di S. Massimo di Salerno.
Il 23 Aprile dell'anno 1532, il vescovo di Capri del Capitolo di Salerno, poichè la chiesa non veniva più frequentata come un tempo, concesse l'indulgenza a chi avesse ascoltato la messa e donato un'offerta alla chiesa di San Felice.
Durante i secoli successivi, la chiesa subì u progressivo decadimento.
L'incuria della gente lasciò nel corso dei secoli sempre più in disfacimento la chiesa finchè, il 15 Ottobre del 1811 fu ammessa alla parrocchia di Santa Croce.
Ridotta a rudere, la chiesa con gli oltre 3000 mq di terreno circostante, venne acquistata nel 1958 da Diograzio Consulmagno, un italo - americano residente a Boston. Questi la donò alla Curia Arcivescovile di Salerno retta allora da S.E.Mons.Demetrio Moscato.
Antonio D'amato, armatore salernitano, nel 1960 provvide al suo completo restauro.
Il 1 Aprile del 1961, la chiesa riottenne tutti i suoi paramenti sacri e la campana, durante una manifestazione che la restituiva, come parrocchia, al culto dei cittadini.
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