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I
Carrara
Famiglia di Montecorvino Rovella residente a Salerno e Napoli, si ritiene derivata dalla illustre casa Carrara di Padova e passata nelle province napoletane ai tempi di Carlo III di Durazzo, avendo Marsilio Carrara preso parte all'assedio di Montecorvino nel 1389. Ascritta al 1° ordine civico (Quando non c'era patriziato, c'era il 1° ordine civico riservato ai nobili e il 2° ordine civico riservato alla borghesia) di questa città, fu Alfonso II re d'Aragona riconoscere la sua nobiltà il 30 Giugno 1494 (tuttavia il privilegio è datato 24 Giugno 1494) nelle persone di Geronimo Antonio e Jacobo Carrara.
Decorata del titolo di conte nel 1734 fu aggregata al patriziato di Salerno nel Sedile di Campo il 17 Gennaio 1734 nella persona di Domenico Nicola Carrara (I Sedili erano tre: 1° e più nobile era il Sedile del Campo; 2° era il Sedile di Portauova; 3° era il Sedile di
Portarotese). Nel 1895 fu ricevuta per giustizia nell'Ordine dei Cavalieri di Malta (si veniva ricevuti nell'Ordine di Malta per: Giustizia, ovvero pieno diritto; Gratia, ovvero nobiltà di un solo genitore; Onore e Devozione, ovvero per motivi vari).
Nel 1853 ottenne il riconoscimento dell'antica nobiltà, in occasione delle prove di nobiltà fatte dall'aspirante Vincenzo Carrara per l'ammissione nelle R.R. Guardie del Corpo a cavallo e quindi fu iscritta nell'elenco Regionale napoletano come nobile patrizio di Salerno.
Girolamo Carrara nato a Salerno il 5 Maggio 1840 e morto il 16 Dicembre 1916, figlio di Domenico Carrara ed Eleonora di Sangro dei principi di Fondi, sposò a Montecorvino, il 20 Novembre 1884, Maria Antonietta Cavaliero di S. Tecla. Ebbe due figli: Domenico, nato a Salerno il 8 Settembre 1885 e ivi morto il 14 Dicembre 1953, e Gustavo nato a Salerno il 5 Giugno 1888, divenuto S. E. Fra Gustavo, balì grande croce di giustizia del Sovrano Militare Ordine di Malta e morto 11 mesi prima del fratello (Gennaio 1953).
Fu dunque il Conte Domenico l'ultimo superstite di quel nobile ramo che si ritiene derivato dall'illustre casa Carrara di Padova. Per sua volontà, alla sua morte tutti i suoi averi furono donati al S.M.O. dei Cavalieri di Malta, sancendo così la propria fede alle tradizioni, in perfetta aderenza con il motto di famiglia "L'è usanza".
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