Sei in Salernocity.com/educazione/adotta_un_monumento/severi/monumento.asp

Educazione


Clicca qui Clicca qui clicca qui

LICEO SCIENTIFICO " F. SEVERI"

 








 
LA CHIESA DI SAN GIORGIO

CENNI STORICI

La Chiesa di San Giorgio è una delle più belle chiese di Salerno per il suo aspetto molto unitario, per la ricchezza degli arredi, per la preziosità dei dipinti che la ornano.
Essa è parte integrante di un vasto monastero benedettino, la cui storia è molto antica. Questo sorse nei pressi del quartiere "la giudaica" prima del mille, probabilmente in epoca longobarda, come risulta da un documento del Principe longobardo Romualdo "summus dux gentis longobardum", nel quale furono donate delle case alla badessa del monastero di San Giorgio, e secondo alcuni storici tale documento risalirebbe all'anno 718.
Altri storici fanno risalire la data più antica all'anno 818, quando papa Pasquale I lo dichiarò soggetto all'Abbazia di San Vincenzo al Volturno. Dal 1163 fu alle dipendenze dell'arcivescovo di Salerno. Federico II lo prediligeva più di ogni altro e nell'anno 1223 lo prese sotto la sua speciale protezione e difesa anche per l'influenza di Giovanni da Procida, suo medico di fiducia.
Il Monastero accolse le fanciulle della più eletta nobiltà di Salerno, ascritta ai tre seggi di Piazza del Campo, di Porta Nova e di Porta Rotese. Le fanciulle che consideravano un onore monacarsi dentro queste venerande mure, erano accettate a condizione del versamento al monastero di trecento ducati, dote, che era investita nella compera di beni immobili, della cui rendita fruiva l'intera collettività. Così il monastero si formò un immenso patrimonio fondiario, che si estendeva ad Est verso Giovi, la piana di Eboli, a nord verso Forino, ad ovest verso Pellezzano ed ancora a nord - ovest verso la valle metelliana.
Il 1674 segna una data importante nella storia del monastero perché, demolita l'antica cappella ormai fatiscente, fu costruita l'attuale chiesa che, per l'intelligente mecenatismo della badessa del tempo, divenne un sontuoso tempio barocco, illeggiadrito da un'elegante decorazione e arricchito dai dipinti di Andrea Sabatino e degli affreschi di Angelo e Francesco Solvimene.
Il declino del glorioso monastero iniziò nel periodo napoleonico con la confisca dei beni da parte dell'autorità francese per essere definitivamente soppresso nel 1886 con un decreto regio cui seguì l'abbandono delle benedettine l'anno successivo e la consegna al Comune di tutto il complesso e della stessa chiesa.
Dal 1961 la chiesa è stata affidata ai padri domenicani di San Giorgio, ed è in corso un'attenta opera di restauro per farla ritornare all'antico splendore.

L'INTERNO DELLA CHIESA

Dalla facciata esterna molto lineare e priva di slanci, si accede alla chiesa vera e propria attraverso un'elegante portale cinquecentesco in legno pregiato e finemente scolpito con motivi decorativi, che presenta a sinistra la data 1560 e a destra le iniziali della badessa Lucrezia Santo Mango che lo fece erigere.
La chiesa a croce latina appena accennata presenta all'interno una sola navata con quattro cappelle per lato oltre a due del transetto, ed è decorata con arredi in legno dorato intagliato e stucchi preziosi.
Un posto di rilievo meritano gli affreschi di Angelo Solimena che, formatosi nell'ambito solforano - sarnese, alla scuola del Guarino, nel giro di un paio di anni (1674 - 1675) affrescò la volta della navata e la parete d'ingresso con episodi della vita di San Benedetto, il Coro con scene della passione di Cristo, la Cupola con la visione dei Santi e la visione del Paradiso e ancora compose le tele poste sugli altari laterali del transetto "San Benedetto" e "La Crocifissione". Al figlio Francesco appartengono gli affreschi delle Martiri Tecla, Archelaa e Susanna, che rivelano le novità artistiche sotto l'influenza del Giordano, che appunto contrappongono al rigore classicistico paterno, l'apertura della composizione ad una luce in costante espansione.
La tela di San Michele Arcangelo completa il lavoro di Francesco Solimena nella chiesa. La chiesa presenta entrando un piccolo ambiente coperto con volta a crociera che introduce nell'aula originariamente a tre, divise un tempo probabilmente da colonne che all'epoca della ricostruzione barocca furono inglobate in grossi pilastri di muratura, i quali, prolungandosi fino alle pareti laterali, avrebbero trasformato la chiesa in una sola navata con piccole cappelle laterali.
La chiesa, a croce latina appena accennata, attualmente presenta dunque una sola navata con quattro cappelle per lato oltre le due del transetto. Le due cappelle centrali a sinistra, a differenza delle altre, formano un unico ambiente, illuminato da due finestre. Un effetto chiaroscurale e un lieve movimento di masse è creato dal ritmico susseguirsi ed alternarsi degli archi delle cappelle con le lesene che ornano i pilastri. Ricchi capitelli corinzi, al di sopra delle lesene, sostengono un cornicione finemente intagliato. I quattro archi trasversali e longitudinali che seguono i bracci della croce latina sorreggono una cupola semisferica che, però, è priva di slancio per la mancanza del tamburo. Alle spalle dell'altare maggiore, la chiesa continua nella vasta sagrestia su cui s'innalza maestoso il coro, chiuso davanti da finissime grate di legno dorato. Stucchi dorati sottolineano elegantemente l'arco delle cappelle con una sottile cornice lavorati ad ovuli; ornano con motivi floreali la parte inferiore del fusto delle colonne che fiancheggiano gli altari del transetto; ricoprono di grossi fiori e frutti rampicatile lesene che accompagnano quelle colonne; formano capitelli corinzi che si affacciano dall'alto dei pilastri. Nella volta gli stucchi assolvono il duplice compito di decorare, e di incorniciare le parti lasciate libere dagli affreschi. Cornici dorate dividono la volta in quattro parti in corrispondenza delle cappelle, limitano gli spazi delle lunette, cingono l'arcata delle finestre, segnano l'inizio della cupola semisferica, incorniciano gli otto riquadri di ogni sottarco. Un posto di rilievo meritano gli altari delle cappelle laterali, scolpiti a forti rilievi, in marmi policromi, richiamano i motivi delle foglie e dei rami delle decorazioni delle pareti. Lo splendore dell'altare maggiore è sottolineato dalla ricchezza dei marmi che incastonano pietre rare, quali lapislazzuli, agate, ornici e madreperle. La cappella alla destra dell'altare maggiore ospita un pulpito seicentesco in legno scolpito: si eleva su quattro colonne sostenute da quattro leoni che poggiano ognuno su un piccolo ripiano rettangolare. Il pulpito, ornato a ovuli e dentelli, è completato da un baldacchino ligneo che reca la stessa decorazione. Angelo Solimena, padre del più famoso Francesco, affrescò interamente la volta della navata e la parete d'ingresso con episodi della vita di San Benedetto, il coro con scene della Passione di Cristo, la cupola con la visione dei Santi in Gloria nel Paradiso, i riquadri dei sottarchi delle cappelle con figure di santi ed angeli, e, certamente aiutato da qualche suo discepolo, i Santi fondatori di ordini, nei riquadri laterali vi sono inoltre San Bendetto e la Crocifissione, due discrete tele, poste sugli altari laterali del transetto. Proprio in quest'ultima chiesa, annessa al monastero delle benedettine, Angelo portò a termine, nel breve giro di un paio di anni (1674 - 75), l'intera decorazione dell'affresco: un lavoro che gli consentì di intervenire in ogni minimo spazio della chiesa, con una varietà tematica oscillante dalle Scene della vita di San Benedetto sulla volta, e dal Paradiso sulla cupola, alle Scene della Passione di Cristo sul coro, fino all'illustrazione di momenti della vita di diversi santi cui erano dedicate le cappelle. 

INDIETRO



Salernocity.com è realizzato da
Jobiz.com srl - Tutti i diritti sono riservati
Salernocity.com è una testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Salerno con il N. 1092 R. Stampa 11/06/01

Per la tua pubblicità on-line: cristina.dellacorte@jobiz.com
Scrivi alla redazione: redazione@jobiz.com
Chi siamo