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Medicina


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IPOTENUSA
Via Mauri, 63 Salerno
Direzione Tel/fax 089 330809
Segretariato sociale tel 089 330330
E-mail:
villeste@tiscali.it


Il PROGETTO IPOTENUSA è una associazione di secondo livello, nata nel 1999, dalla adesione di quattro realtà:

- l’Associazione di volontariato L’IPOTENUSA;
- la cooperativa sociale di modulo A IL VILLAGGIO DI ESTEBAN;
- la cooperativa sociale di modulo B OLTRE IL GIARDINO;
- la cooperativa sociale di modulo B NUOVA FRONTIERA.

Come chiaramente si evince dalla ragione sociale, Oltre il Giardino e Nuova Frontiera si occupano di inserimento lavorativo di persone cosiddette svantaggiate, rispettivamente nel giardinaggio e nell’elaborazione-stampa grafica, mentre Il Villaggio di Esteban offre servizi alle persone; in particolare, gestisce sette case famiglie (per minori, per disabili, per pazienti psichiatrici) ed un centro socio-educativo per disabili, all’interno delle cui attività collaborano diversi volontari dell’associazione L’Ipotenusa. 

Case famiglia per minori:
- Tamburo di latta, via Posidonia, 165 – 089 722887
- Porta di Mare, via Porta di mare, 30 – 089 220371
- Giona e la balena, via Trento, 16 – 089 725203
- Bosco di Bistorco, Lungomare Colombo, 21 – 089 752369

Casa famiglia per giovani adulti disabili:
- Il dito e la luna, via Madonna di Fatima, 81 – 089 722159

Casa famiglia per giovani adulti con disturbo psichiatrico:
- Si può fare, piazza D’aiello, 089 254476
- Escargot, località Sardone di Giffoni Valle Piana

Centri diurni per giovani adulti disabili:
- Tangram, centro socioeducativo, via Mauri 63 – 089 339402/330809
- Fattoria Escargot Club, località Sardone di Giffoni Valle Piana

Tutto nasce nel 1987 dalla formazione dell’associazione di Volontariato L’IPOTENUSA, la quale comincia le proprie attività attivando, in un quartiere disagiato di Salerno, il centro socio educativo per disabili TANGRAM; dopo i primi anni di attività, due membri dell’Associazione (giovani sposi) decidono di aprirsi all’accoglienza di ragazzi in difficoltà, creando la prima casa famiglia IL TAMBURO DI LATTA, essendo loro stessi le figure di riferimento educative, ma coinvolgendo buona parte dei volontari dell’Associazione nella vita della casa famiglia. Gli anni successivi vedono un ripetersi ciclico degli avvenimenti: ossia, i volontari impegnati al Tamburo di latta, lentamente cominciano ad acquisire consapevolezza e motivazioni adeguate affinché si potesse aprire una seconda casa famiglia, cosa che accade nel 1993 con PORTA DI MARE, i cui riferimenti educativi sono appunto tre vecchi volontari del tamburo; tutto ciò si ripete poi con l’apertura nel 1995 della terza casa, GIONA E LA BALENA. 

Intanto, superata la fase di intervento educativo innovativo sul territorio, e rendendosi la compagine associativa più articolata e con un carico di responsabilità sempre maggiori, anche agli occhi degli interlocutori istituzionali (comuni, tribunale per i minorenni,…), i tempi maturarono affinché si ragionasse sulla costituzione di una Cooperativa Sociale che potesse gestire le attività delle case famiglia: non si poteva infatti più chiedere ai soli volontari di impegnarsi in maniera così totalizzante, ma bisogna attivare un modello di gestione più congruo alla situazione. In febbraio 97, pertanto, si costituisce IL VILLAGGIO DI ESTEBAN, i cui soci fondatori sono gli educatori delle tre case e del centro socio educativo, ed i quali assumono da subito lo status di socio lavoratore. 

L’ultima casa famiglia per minori, IL BOSCO DI BISTORCO, nasce nel febbraio 98 con le solite modalità: vecchi volontari e/o ex obiettori di coscienza che scelgono di rimanere con un ruolo di responsabilità di primo piano, stavolta, però, non come volontari ma come soci lavoratori della cooperativa sociale. Infine è il turno della casa famiglia per giovani adulti con disabilità mentale, IL DITO E LA LUNA, nel 1999, la quale realtà rappresenta l’ultima a nascere “per gemmazione” e con il coinvolgimento lavorativo di persone che già da tempo avevano esperienza di volontariato passata nell’Ipotenusa. 

Dopo di questa, infatti, è venuta a manifestarsi l’esigenza di andare oltre il senso di appartenenza e di identità nei confronti dell’Ipotenusa e di attivare modalità di apertura verso l’esterno a persone che volessero spendersi professionalmente nel nostro mondo: ossia, se finora si partiva dall’appartenenza e ci si formava lentamente sul campo con una formazione naturale e si andava alla ricerca di legittimazioni teoriche che potessero spiegare le intuizioni colte fino a quel momento, da questo momento in poi si è invertito il percorso inserendo persone “qualificate” da “contagiare” con il modello e lo spirito dell’Ipotenusa.

Come si può vedere, parliamo sempre principalmente di Ipotenusa, perchè per noi rappresenta il filo rosso conduttore da cui tutto è nato ed in cui ci si riconosce, pur essendo oramai tutto il carico gestionale sulle spalle del Villaggio di Esteban. 

Nel 1999, costituiamo il PROGETTO IPOTENUSA, per sottolineare come sotto i diversi nomi c’è una unica e sola traccia di intervento, la quale non ha fatto altro che evolversi, lasciando però per strada sicuramente qualcosa; le due altre cooperative di modulo B, Oltre il giardino e Nuova frontiera, appartengono al mondo Ipotenusa per il fatto di essere nate dall’aggregazione di alcuni vecchi volontari dell’Ipotenusa, e perché hanno visto l’inserimento lavorativo di alcuni degli stessi ragazzi disabili che frequentavano il centro socio educativo Tangram. Elemento innovativo nato con il Progetto Ipotenusa, è la costituzione strutturata di alcuni strumenti a scavalco tra le varie realtà quali il segretariato sociale (attualmente con due assistenti sociali ed una psicologa, tutti soci della cooperativa) e la segreteria amministrativa (il direttore amministrativo ed un segretario).

Nel 2000, le tre cooperative, insieme ad altre 10 sempre di Salerno, costituiscono un Consorzio di cooperative sociali, LA RADA, tra i cui servizi attivati in questi anni ci sono le due case famiglia di ambito psichiatrico SI PUO’ FARE, febbraio 2001, ed ESCARGOT, settembre 2002 (in collaborazione con la ASL SA2) alla cui promozione ed alla cui cogestione hanno partecipato attivamente diversi soci del Villaggio di Esteban. Dall’1 marzo 2003, come detto, il Consorzio ha ceduto la gestione diretta delle case al Villaggio, e, chiaramente, anche i 10 operatori che vi lavoravano! All’interno di Escargot, essendo in campagna in un casale a tre piani, è stato attivato un laboratorio agricolo ed un piccolo club gastronomico, gestito dalla cooperativa sociale Nuova Frontiera, in cui sono impegnati lavorativamente alcuni degli ospiti della casa famiglia psichiatrica Escargot.
 

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