Sei in Salernocity.com/medicina/centro_diabetologia.asp

Medicina


clicca qui clicca qui clicca qui

  

 Centro diabetologico Distretto 97 di Salerno


membri del team diabetologicoSi trova a Salerno il Centro di Diabetologia territoriale più completo d’Italia: un Team assai ampio che dispone, al suo interno, di psicologo, cardiologo e oculista e segue una filosofia della Qualità totale centrata sulle esigenze del paziente.
Proprio qui a Salerno, circa mille anni fa, rinasceva la Medicina occidentale. La ‘Schola salernitana’ redigeva le prime regole per la diagnosi e la terapia, caratterizzate da una grandissima attenzione per l’alimentazione del paziente, il suo aspetto e le sue abitudini. Un approccio ‘integrato’, come diremmo oggi, centrato sul paziente più che sulla malattia.

Un punto di riferimento a livello nazionale

Il Centro diabetologico Distretto 97 di Salerno, di anni ne ha solo sette. È nato nel 1997 quando la locale ASL Salerno 2 ha sentito l’esigenza di dare una risposta pubblica alla domanda di cura per il diabete nella città di Salerno.
In pochi anni il Centro è divenuto un punto di riferimento, un ‘benchmark’ come si usa definire, a livello nazionale.
"Una dimostrazione che si può fare Diabetologia al massimo livello anche, e direi soprattutto, nella dimensione del territorio, che è la più adatta per gestire una patologia cronica e sociale, come il diabete", afferma il dirigente responsabile, Pasqualino Calatola.
Come è noto, buona parte dei Centri di Diabetologia sono ‘ospedalieri’, mentre negli anni ’60 e ’70, prima dell’unificazione delle reti sanitarie pubbliche, i vecchi ‘Centri anti diabete’ erano stati disegnati come strutture ambulatoriali autonome o integrate in poliambulatori. Il Centro, che ha vinto un premio nazionale indetto dall’AMD per un suo progetto di Diabetes Disease Management, cerca dunque di mettere davvero in pratica quell’ ‘approccio integrato’ che tanto sarebbe piaciuto alla Schola salernitana, cercando di "garantire al paziente nello stesso luogo tutto ciò di cui potrebbe avere bisogno".

Dott. Pasqualino Calatola, direttore del Centro DiabetologicoTutto sotto lo stesso tetto

Il Team diabetologico Distretto 97 è forse il più ampio della Diabetologia italiana, potendo disporre organicamente di tutti gli specialisti (cardiologo, oculista, neurologo) nella propria sede, ed è l’unico ad avere uno psicologo a tempo pieno. L’organico include inoltre 6 diabetologi, 6 infermieri professionali e 2 dietiste.
Il Centro prevede ambulatori specialistici attrezzati con tutta la strumentazione necessaria per la diagnosi: dal sistema per la fluoroangiografia al tapis roulant per l’elettrocardiogramma sotto sforzo e per la terapia (per esempio l’intervento di fotocoagulazione laser sulla retinopatia diabetica). "Il nostro obiettivo è stato semplicemente interpretare le Linee Guida sulla gestione del diabete condivise a livello internazionale, nazionale e dalla Regione Campania", afferma Calatola; "per tradurle in pratica, occorre organizzare una struttura capace di seguire al suo interno non solo la glicemia ma tutte le dimensioni che una condizione come il diabete assume. A Salerno abbiamo avuto la fortuna di trovare una ASL molto ricettiva e forse la capacità di proporre progetti interessanti e credibili".

Percorsi guidati per il paziente

"Avere una squadra di specialisti ‘interni’ è importante per il successo della terapia e per il paziente", afferma Gelsomina Capuano, diabetologa del Centro di Salerno; "sul piano terapeutico significa poter discutere i casi insieme, contare su persone che conoscono assai bene la complicanza, condividere una stessa cartella clinica, uno stesso approccio. Sul piano del paziente invece significa farlo sentire seguito, dentro un percorso". Ci sono anche aspetti più pratici: non è un segreto che buona parte degli esami periodici richiesti alla persona con il diabete per la prevenzione delle complicanze non vengono eseguiti.
Chiedere al paziente di recarsi presso la struttura che dovrebbe effettuare l’esame, prendere appuntamento, fare il test, ritirare il referto e portarlo al Centro significa intaccare il concetto stesso di percorso assistenziale. "Se ci proponiamo al paziente come un punto di riferimento nella sua gestione del diabete, dobbiamo costruire noi dei percorsi, il più possibile brevi e lineari", conferma Paki Memoli, diabetologa del Centro di Salerno; "quando i nostri pazienti hanno bisogno di specialisti esterni ci facciamo noi parte attiva nell’organizzare la visita, inquadrando il caso con lo specialista esterno e ricevendo i referti".
Si parla di paziente, ma se la persona con il diabete è molto giovane o molto anziana, il ‘paziente’ diventa collettivo: ogni visita, ogni appuntamento da cercare, ogni atto burocratico richiede alla famiglia un grande sforzo di organizzazione. Questa è una ragione in più per creare percorsi ‘fluidi’ nei quali il maggior risultato può esser raggiunto con il minor numero di interventi. "Il diabete coinvolge tutta l’organizzazione sociale e familiare che sta intorno al paziente", ricorda Calatola: "se vogliamo curare il diabete dobbiamo saper soddisfare anche questo aspetto della domanda".

L’importanza della soddisfazione del paziente

Nel Centro diretto da Calatola ‘soddisfazione del paziente’ è una parola chiave. Ma perché è così importante che il paziente sia soddisfatto? Non basta che sia ‘curato’?
"Nel caso di una malattia sociale e cronica una terapia implica anche il prendersi cura, l’accoglimento di tanti diversi livelli di domanda", risponde Catello Parmentola, lo psicologo del team salernitano; "la terapia del diabete impatta profondamente sullo stile di vita del paziente, e spesso anche delle persone che vivono con lui. Il paziente può partecipare, essere protagonista della propria terapia solo se ha sentimenti positivi e di accettazione verso la malattia ma anche verso i propri dottori e il proprio servizio".
Una strategia dell’accoglienza Le parole di Parmentola, psicologo e psicoterapeuta, sono echeggiate pari pari dai medici: "Il paziente deve sentire il Centro di Diabetologia come qualcosa di ‘suo’, solo così potrà elaborare in modo non ostile e prescrittivo le indicazioni e le terapie concordate", continua la Memoli. Accoglienza significa anche un orario di apertura molto ampio e questo impatta direttamente sulle cure visto che non è facile per i pazienti cronici adeguarsi ai classici orari ambulatoriali. Il Centro è aperto tutti i giorni dalle 7.30 alle 14.30 e lunedì e mercoledì anche il pomeriggio fino alle 18, 30; "con l’organico a regime ci ripromettiamo di aprire anche di sabato e qualche pomeriggio in più", afferma Calatola che presiede la Commissione diabetologica della ASL Salerno 2.

Il rapporto con il territorio

Nel diabete è importante la sintesi tra la qualità tecnica della terapia, e la contestualizzazione in una logica integrata, in riferimento al Team, ai medici di Medicina generale, ai diversi servizi, al territorio. "Sarebbe assurdo impegnare tutte le risorse per costruire un’isola felice nel Centro, eludendo il contesto nel quale la persona con il diabete passa tutta la sua vita", nota Calatola; "e per operare nel territorio, la parola chiave è ‘rete’, perché una patologia come il diabete attraversa e interpella una pluralità di ambiti. È necessario che il Centro crei percorsi, procedure e canali a tutti i livelli". Sul fronte della percezione pubblica della persona con il diabete, che ricade sulla autostima dei pazienti stessi, sono molto importanti tutte quelle attività ‘fuori protocollo’ che il Centro organizza: eventi sportivi, culturali, feste.
"Queste manifestazioni servono ad associare il diabete non alla malattia, alla passività e alla privazione, ma all’attiva ricerca di nuove e sane abitudini di vita", afferma Calatola.
Pur essendo un servizio pubblico territoriale, il Centro diabetologico Distretto 97 cerca di impegnarsi nell’evoluzione scientifica e nella ricerca. "Utilizziamo holter glicemici, microinfusori, partecipiamo a trial di nuovi farmaci..", elenca Calatola: "il primo paziente italiano trattato con la Lyspro era seguito dal nostro Centro. Lavorando nel territorio noi, però, sappiamo che il problema non è tanto inseguire l’ultima novità, quanto interpretare i risultati accreditati dalla ricerca e metterli in pratica con il maggior numero di persone. La qualità è fatta anche di clinica e assistenza sui grandi numeri, altrimenti si fa teoria acontestuata e autoreferenziata".
"L’aspetto umano, relazionale è fondamentale nella terapia del diabete. Lo mostra l’esperienza delle altre patologie metaboliche croniche", fa notare Pasqualino Calatola, direttore del Centro diabetologico Distretto 97 di Salerno è membro della Commissione Nazionale VQR dell’AMD "nelle quali, in moltissimi casi, il paziente non segue la terapia. Se il paziente non è convinto, la migliore prescrizione non funziona", continua Calatola.

Catello Parmentola, psicoterapeutaIl ruolo dello psicologo, la funzione della qualità

"Basta pensare un attimo a cosa è il diabete e a come lo si cura, per capire le forti valenze psicologiche implicate. Stiamo parlando di una patologia che impatta su tutto lo stile di vita del paziente, a partire dal rapporto con il cibo", nota Catello Parmentola, psicologo e psicoterapeuta strutturato nel Team diabetologico salernitano (caso probabilmente unico in Italia). Lavorando a tempo pieno nel team, Parmentola effettua almeno 30 incontri alla settimana, generalmente organizzati in cicli psicoterapici, per quanto mediamente non troppo lunghi. Lo psicologo è una risorsa per i pazienti ma anche per il team: porta un linguaggio nuovo, un modo diverso di vedere le cose che è complementare a quello ‘biologico’.

L’importanza della Qualità

Il Centro di Salerno, che ha intrapreso nel ’99 un percorso Qualità, ottenendo nel 2001 l’accreditamento AMD (Associazione Medici Diabetologi) Istituto Superiore Sanità, ha affidato XXXX L’interazione fra lo psicologo e il resto del team è stata favorita anche dalla scelta strategica di fare dello psicologo il responsabile della Qualità. "In questo modo è stata data centralità a una figura che all’interno del Team può portare un contributo nuovo soprattutto in termini di umanizzazione del Servizio, valorizzazione degli aspetti educazionali e comunicazionali. La Qualità è nata, infatti, nel mondo delle aziende che hanno deciso di lavorare molto sull’efficienza e sull’efficacia, ma nella Sanità queste dimensioni vanno obbligatoriamente coniugate anche con la Qualità della vita del paziente, soprattutto nel caso di una malattia cronica", nota Parmentola.

Cosa cambia tutto questo per un paziente?

"Accreditamento significa scrivere con chiarezza cosa fai, perché lo fai, come lo fai e che risultati ottieni e significa anche essere disposti a veder controllato e discusso sia il tuo modo di lavorare sia il risultato", risponde Pasqualino Calatola, "il Percorso di Qualità è un mezzo, non è un fine o un fiore all’occhiello".
Stendendo i propri Progetti di Qualità il Team è stato ‘costretto’ a formalizzare il suo modo di lavorare, a definire gli approcci più produttivi, a confrontarsi con quelli di altri. "Quando si è in dieci a lavorare con cinquemila pazienti le procedure sono importantissime", commenta Catello Parmentola, psicologo e responsabile dell’assicurazione Qualità.
La scelta di fare di uno psicologo il responsabile della Qualità è abbastanza eretica e coraggiosa, ma ha garantito una Qualità", nota Parmentola, "attenta anche alla Qualità della vita dei pazienti e… del Team, un progressivo passare da un semplice curare a un integrato ‘prendersi cura’".

Articolo tratto da Modus on line
 

INDIETRO



Salernocity.com è realizzato da
Jobiz.com srl - Tutti i diritti sono riservati
Salernocity.com è una testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Salerno con il N. 1092 R. Stampa 11/06/01

Per la tua pubblicità on-line: cristina.dellacorte@jobiz.com
Scrivi alla redazione: redazione@jobiz.com
Chi siamo