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La voce di
Buccino |
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Editoriale Autunno 2005 Il decennale della libertà Ad un anno di distanza torniamo a festeggiare un altro anniversario importante per la nostra comunità. Dopo i dieci anni di vita de LA VOCE DI BUCCINO compiuti nel 2004, con il numero d’autunno di quest’anno festeggiamo i dieci anni di vita dell’Associazione Buccinesi nel Mondo. Per questi due avvenimenti, per noi molto importanti, ci siamo regalati, l’anno scorso, la raccolta antologica “ I dieci anni de La Voce di Buccino” e quest’anno il primo premio “ Marcello Gigante” al “Buccinese nel Mondo 2004”. Mi auguro che questa manifestazione, di cui troverete riscontro nelle pagine interne, possa crescere e diventare l’appuntamento annuale più importante per la nostra associazione. Ci sono tutti i presupposti affinché ciò avvenga. Ci sono stati e ci sono infatti tanti Buccinesi in Italia e nel Mondo ricchi di valori umani e professionali tra cui attingere le prossime nominations. Aspetto da voi lettori segnalazioni e suggerimenti su possibili candidati ai prossimi premi “ Buccinesi nel Mondo”. Nel complesso posso ritenermi abbastanza soddisfatto di quanto fatto in questi dieci anni. Andando a ritroso nel tempo mi vengono in mente varie iniziative che sono riuscito a condurre in porto grazie ad alcuni amici che mi hanno sostenuto moralmente e materialmente. Ricordo ad esempio le due edizione del carnevale volceiano nell’auditorium alla Braida. Le tre rassegne di organetto e fisarmonica, sempre al centro sociale Braida, prima che diventasse off limit per le attività socio- culturali a cui era originariamente destinato. Le dieci feste dell’emigrante, organizzate in agosto, con le varie iniziative come convegni, presentazione di libri, promozione dell’olio d’oliva di Buccino e serate di musica e di balli. Desidero però ricordare al sempre più residuale drappello degli immemori che tutte queste iniziative non hanno pesato sul bilancio pubblico perché sono state organizzate grazie al mio personale sacrificio e alla benevolenza di pochi sponsor privati. Le 3 F, ovvero: feste, farina e forca non appartengono alla nostra cultura e quindi non sono mai state appannaggio per la nostra comunità. Un infinito grazie va a Mario Chiariello per quanto ha fatto e continuerà a fare. Grazie ai tanti altri che in varie forme hanno mostrato di comprendere il mio sforzo per continuare ad essere un uomo libero che crede in questo bene inalienabile. Ormai giunto alla veneranda età dei sessanta anni è difficile, se non impossibile, cambiare abitudini. Di conseguenza sarò costretto a continuare ad essere un uomo libero. Leo Longanesi in uno dei suoi graffianti aforismi scriveva: Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi. Pur tuttavia credo che, ogni tanto, qualche ventata di ottimismo non fa male e sperare in qualche eccezione fa bene allo spirito. E con lo spirito di uomo libero continuo insieme a voi amici questa, malgrado tutto, esaltante avventura. |
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Tre generazioni di buccinesi videro la luce grazie a
Gemma La missionaria della natalità In ricordo di Gemma De Rosa “la mammana” Sono passati quattro mesi dalla scomparsa di Gemma De Rosa Salimbene. Ma prima di lasciarvi alla lettura della bella orazione funebre scritta da Carlo Sacco, in onore della defunta, e letta da Amelia Salimbene durante la Santa Messa di commiato nella Chiesa Matrice di Buccino, desidero ringraziare mamma Gemma a nome degli oltre seimila nascituri, e delle rispettive mamme, a cui ha donato la sua amorevole cura nei primi attimi della nostra vita. Sono state tre le generazioni di buccinesi che si sono avvalse della sua alta professionalità per venire alla luce. Non solo buccinesi. Gemma De Rosa è stata levatrice anche nei paesi vicini. Dai comuni di Salvitelle a Valva, da Romagnano al Monte a Castel Saraceno, da San Gregorio Magno a Napoli ( Chiaia); sono tanti gli attestati che certificano la sua attività professionale. Ma ciò che più conta, sono stati ancora di più gli attestati di stima, di affetto, di amore che hanno contraddistinto il suo quotidiano rapporto con la gente. Il suo dolce sorriso ci ha accompagnato dalla nascita e ci accompagnerà oltre la morte terrena.. Grazie mamma Gemma Angelo Imbrenda “ Non è più”. In questa frase non c’è stanco superamento del dolore ma capacità di abbracciare per amore la croce che resta ruvida, pesante, schiacciante. Carica di anni, di sofferenza nascosta, di conversazioni dolorose, lacerate da una quotidianità puntuale, è giunta al suo naturale tramonto la via terrena di Gemma. Non conosceva riposo nell’operare, amava il lavoro: era questa la vita che viveva sacrificandosi per il bene della famiglia. Donna onesta e virtuosa, sorretta dall’amore del dovere, ha consacrato i suoi affetti alla famiglia; ha concentrato i suoi affetti sulla famiglia vivendo un’esistenza ricca di amicizia. Bevve lungamente , lentamente il suo amaro calice. Fosti madre ma madre ferita e chiudesti in un sepolcro il tuo cuore vivo con le membra straziate del tuo Nandino. Ti raccogliesti nel tuo dolore senza conforto e senza morirne ma con la morte nel cuore. E il tuo fu un dolore senza pianto perché non avevi più lacrime e che intendere non può chi non è madre. Con te il destino fu crudele: ti mostrò la felicità e poi la tolse. Questa fu una delle pagine più amare della tua vita, una di quelle pagine che non fanno rumore ma che rimangono scolpite nell’animo. Fosti una donna saggia e coraggiosa, ricca di meriti per vincere per vincere ogni difficoltà. Fosti sposa amorevole e testimone dell’amore fedele e vivesti la tua vita con dignità, con onestà, con modestia, con cristiano decoro, con fiere virtù morali, con una forza che nessuno comprendeva e che nel pianto nessuno vedeva. Fosti sublime, degna di ammirazione, di stima e di ammirazione nel comportamento e nell’esempio di una maternità nuova e spirituale. Fosti considerata nel tuo lavoro di “mammana”- l’arte della maieutica- che amasti ed esercitasti con professionalità. Per questo amore, per questa gioia che portavi nei nidi dell’amore la tua vita divenne una missione e con le tue mani e in questo lavoro era racchiusa la poesia di una nobile arte esercitata con generosità, con impegno e con affetto. Sì, perché eri sempre la prima a salutare l’età nuova della vita che avanzava per consegnarla alla mamma trepidante, commossa di stringere al suo cuore la sua creatura. Questa è la nostra testimonianza di affetto per ricordare la scomparsa di una mamma che ha avuto come dovere il lavoro e come ricchezza l’amore. Grazie Gemma per averci offerto il calore del tuo affetto ed un’intera esistenza di sacrificio senza lamentarti ma con pazienza. Ci sei stata vicina senza fretta e ci hai offerto tempo e pazienza e a te, Gemma, rivolgiamo il nostro ultimo saluto con parole di pace, di amore, di addio! Ti salutiamo nel pianto e ti ameremo nel ricordo! Carlo Sacco |
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La maestra Bevilacqua di Maria Rosaria Pagnani A cinque anni ho iniziato la mia vita da scolara che ancora non ho concluso, forse perché ho avuto la fortuna di avere un’insegnante straordinaria: Maria Bevilacqua da Sant’Angelo Le Fratte, sposata a Buccino a Nunzio Trimarco, l’ingegnere. La maestra non era una donna avvenente, ma di aspetto signorile, magra, alta, dai lineamenti delicati e dalla pelle diafana. Era portatrice di un handicap che pareva scontrarsi con il suo lavoro di insegnante, specie, poi, di insegnante elementare: la sordità. Non percepiva alcun suono, ma decodificava con la lettura labiale tutte le nostre parole, anche i nostri sussurri, le nostre incertezze. E, per noi alunni, per tutti gli alunni della sua lunghissima carriera, ciò era una cosa incomprensibile che accresceva quell’alone di rispetto che si aggirava intorno alla sua figura. Tante generazioni di Buccinesi devono a lei un buon uso della grammatica e dell’ortografia, una perfetta conoscenza delle regole di aritmetica e di geometria, cioè le buone basi che vanno al di là delle nozioni e arrivano a quella curiosità dello scoprire, a quell’avidità del sapere difficili da sradicare. Alunna della Bevilacqua ero ritenuta, da alcuni compagni, una privilegiata, perché la maestra era amica di mia madre, da quando erano tutte e due arrivate nel 1934 a Buccino spose di due amici, che amavano chiamarsi fratelli. La maestra quasi tutti i pomeriggi saliva dal Borgo a casa mia, prima all’Arco del Barone e poi al Palazzo, per fare quattro chiacchiere, spesso si fermava per la cena, per essere poi accompagnata a casa dal mio cane Black. A dire il vero, incontrarla anche nell’extra scuola era, per me ragazzina, molto imbarazzante, perché temevo sempre di essere interrogata e cercavo perciò di sfuggirle, anche quando più grande non era sua alunna. Maria Bevilacqua, come donna era intransigente. Molto parsimoniosa, raramente indulgente col marito allegro e compagnone, poco accomodante con l’unica figlia Anna Maria, in casa imponeva sobrietà e ferrea dieta alimentare. Con gli alunni era incredibilmente collerica e non risparmiava rimproveri a quelli più lenti, atterriti dalle sue urla, specie, quando paonazza in viso finiva per ricorrere alle punizioni corporali, che oggi sarebbero la goduria dei comitati di genitori permissivi dalle denunce facili. Eppure, anche per questo suo ricorrere alle bacchettate i genitori della vecchia Buccino facevano a gara per affidarle i propri figli. Una tarda interpretazione mi porta a vedere in quell’eccessiva severità un mezzo per ottenere rispetto e credibilità, nonostante la menomazione. In fin dei conti, noi scolari degli anni ’50 più o meno capaci, più o meno vivaci abbiamo vissuto bene la nostra scuola elementare in quell’edificio in via Pescara a ridosso della collinetta che andava a ripopolarsi di abeti ad ogni festa degli alberi. E lì, nel piazzale della scuola, correvamo a guardare meravigliati i rumorosi elicotteri che solcavano il nostro cielo dimenticato e proprio lì festeggiavamo i nostri lunedì in albis non inclusi ancora nel calendario delle festività. Ma, per noi era ancora meglio. Perché tutti insieme, seduti a terra coi grembiulini neri e i colletti bianchi col fiocco, consumavamo in allegria gli avanzi del pranzo pasquale a cui si aggiungeva la proverbiale frittata di asparagi per le maestre. Anno dopo anno, la maestra Bevilacqua, giunta all’età del pensionamento si trasferì a Monza in casa della figlia per finire, poi, in una casa di riposo. Avrebbe meritato la nostra maestra, carissimi Antonio, Mario, Pietro, Emilio, Maria Concetta, Rosa, Titina, Maria, Annina…. un addio con la partecipazione affettuosa e riconoscente dei suoi numerosissimi alunni, invece sarà stata accompagnata dall’indifferenza dei conoscenti dell’ultima ora. Come capita a tutti i trapiantati. Merita la nostra maestra, di tanto in tanto, un ricordo, perché grazie a lei avvertiamo tra di noi un senso di appartenenza che ci fa sentire degli eletti, degli iniziati sulla strada della cultura. Certamente non solo cultura letteraria o scientifica, ma cultura alla vita. |
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Targa di gemellaggio tra le Associazioni Buccinesi nel
Mondo e d’Argentina Assegnati a Buccino i Premi “ Marcello Gigante” al “Buccinese nel Mondo 2004” Il 14 agosto nell’Aula consiliare del Comune di Buccino sono stati assegnati i premi “ Buccinesi nel Mondo 2004”. L’Aula era gremita di buccinesi residenti e da emigrati rientrati a trascorrere le vacanze nel paese natìo. Tra questi Angelica Sacco con la nipote Maria Rosaria, Carlo Napoletano, degli italo-argentini come Pasquale Trimarco e una targa di gemellaggio è stata consegnata da Angelo Imbrenda , presidente dell’Associazione Buccinesi nel Mondo a Nicola Catone, uno dei fondatori dell’Associazione Buccinesi d’Argentina, per sancire la fraterna amicizia. Grazie a Mario Chiariello firma insostituibile ed inimitabile de La Voce di Buccino nonché colonna portante dell’Associazione, tanto da cimentarsi a fare da fotografo, cameraman e regista della manifestazione. Possiamo considerarlo il Rossellini dell’Antica Volcei perché è riuscito nel passato e continua nel presente a produrre foto e filmati che vanno a mostrare la realtà buccinese in tutte le sue sfaccettature. Con le sue immagini e i suoi scritti abbiamo anche noi il nostro neo-realismo e la nostra Buccino città aperta. Dopo aver dato a Mario quello che è di Mario torniamo alla manifestazione per sottolineare che ad un Maestro Chiariello, sempre presente, riscontriamo, purtroppo, la cronica assenza di amministratori e consiglieri di maggioranza e di minoranza, tanto da farci sorgere il dubbio che le nostre manifestazioni non riguardano Buccino e i Buccinesi, non hanno il Patrocinio del Comune e di conseguenza sono organizzate da un extra terrestre o extra comunitario (come meglio aggrada a lor signori) che viene a guastare periodicamente la pax socio-politica del paese. Da parte nostra abbiamo avuto l’ennesima conferma che questi Amministratori sono i rappresentanti della fazione e non della collettività e con questa visione della res pubblica c’è da temere un domani un provvedimento di espulsione contro l’intruso. Meno male che oggi non è possibile perché a capo dell’Amministrazione Comunale c’è chi ha una visione diametralmente opposta ai sunnominati latitanti. Tanto è vero che il sindaco Nicola Parisi, nel portare i saluti dell’Amministrazione Comunale , si è complimentato per la nuova iniziativa e ha sottolineato l’importanza dei rapporti con i buccinesi emigrati. Ha ricordato il suo viaggio in Argentina, nel dicembre scorso, per incontrare la nostra comunità e la bella e commossa accoglienza ricevuta. Angelo Imbrenda, fondatore dell’Associazione Buccinesi nel Mondo e del periodico La Voce di Buccino, ha ricordato che proprio quest’anno, l’Associazione che egli rappresenta, compie 10 anni di vita. L’iniziativa del Premio vuole far conoscere e premiare quei Buccinesi che in Italia e all’estero hanno onorato e onorano con le loro capacità il paese d’origine. Il Premio prende il nome proprio del Prof. Marcello Gigante che è stato l’esempio più illuminante di attaccamento a Buccino. Il Sindaco Nicola Parisi ha consegnato la targa alla vincitrice alla Prof. Maria Rosaria Pagnani per la sua instancabile e poliedrica attività di studiosa, di ricercatrice e di valorizzatrice dell’universo donna. Il costituendo Museo delle Donne da Lei ideato e fortemente voluto andrà ad impreziosire il Museo Archeologico dell’Antica Volcei proposto proprio dal prof. Marcello Gigante. Il premio alla memoria è stato assegnato al Cav. Mario Di Leo , già Sindaco di Buccino, è stato consegnato alla vedova, sig.ra Fernanda, dalla neo vincitrice, Prof. Maria Rosaria Pagnani. A rappresentare la famiglia Gigante c’era il Prof. Mariolino Gigante. Tra il numeroso e qualificato uditorio abbiamo notato la Prof. Carla Picciotti, il rev. Don Giovanni Salimbene, il dott. Vincenzo Fernicola, Renato Mastursi, già sindaco di Buccino, il dott. Francesco Zitarosa, il dott. Michele Lepore, il cav. Eduardo Magaldi, il giovane Emanuele Catone, l’avv. Carlo Bosco e consorte . La sig.ra Bosco ha voluto complimentarsi con Maria Rosaria Pagnani autrice del libro: Mode e modi di donne e della omonima mostra allestita negli ampi corridoi della Casa Comunale che fa da prologo al costituendo Museo delle Donne che sorgerà nel Palazzo della Principessa a Buccino. Prima della cerimonia nell’aula consiliare, una corona di fiori è stata deposta alla base del monumento ai caduti, per ricordare le migliaia di buccinesi emigrati e che non hanno fatto più ritorno al paese natìo. Le richieste dell’Associazione Buccinesi nel Mondo al Sindaco Angelo Imbrenda in occasione del Premio Buccinesi nel Mondo ha colto l’occasione della presenza del Sindaco, per fare e rinnovare alcune richieste che fino ad oggi non hanno trovato ancora un positivo riscontro. Dopo aver dato atto al Sindaco Parisi di essere sempre disponibile nello sponsorizzare, con atti ufficiali dell’Amministrazione Comunale, le iniziative della nostra Associazione, torniamo ancora una volta a chiedere: Una sede per le Associazioni Rinnoviamo la richiesta di mettere a disposizione della nostra e delle eventuali altre Associazioni di Buccinesi in Italia e all’estero, che ne fanno richiesta, un idoneo locale di rappresentanza che potrebbe essere chiamata : “ Casa dell’Emigrante” Il ritorno degli uffici comunali nella storica sede di piazza Municipio ha liberato buona parte degli uffici nel prefabbricato di Via San Paolo. E’ possibile avere a disposizione una dei tanti locali liberati? Pensiamo che con un poco di buona volontà ciò sia possibile e facilmente attuabile. La giornata dei Buccinesi nel Mondo Da anni come Presidente dell’Associazione Buccinesi nel Mondo sto chiedendo che la festa dell’emigrante, che in quest’anno di grazia 2005 ha raggiunto la decima edizione, venga inserita nelle manifestazioni estive organizzate dalla Pro Loco e supportate dall’Amministrazione Comunale. Anche questa sembra una richiesta attuabile e che non incide sulle finanze comunali. Una stele in ricordo degli emigranti Sono centinaia ormai i paesi del meridione che hanno commemorato il sacrificio dei loro conterranei, costretti ad emigrare e che non hanno fatto più ritorno nel paese d’origine, con l’inaugurazione di un monumento o di una stele. Dalla vicino Colliano, monumento inaugurato alcuni anni fa a Santa Barbara, una frazione del comune di Ceraso nel Cilento, stele inaugurata l’11 agosto scorso, tanto per fare degli esempi di comuni viciniori che hanno avuto questa sensibilità. Queste richieste ci sembrano legittime e motivate dall’esigenza che sentiamo di onorare i nostri emigrati che tanto hanno fatto per la loro comunità d’origine e per il loro Paese e che poco o niente chiedono in cambio. Lo facciamo a loro nome perché ci siamo assunti l’onore e l’onere di rappresentarli. Pur convinti di non essere sempre all’altezza del compito ci conforta la loro affettuosa vicinanza, dimostrata in più occasioni, e che ci sprona a continuare a dar voce al loro silenzio. |
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LA GRANDE MAMMA di Mario Chiariello Sono tanti gli avvenimenti che accadono nella vita di paese, alcuni importanti e tantissimi secondari. Qualcuno può essere così distintivo per la comunità da meritare non solo di essere immortalato con la macchina fotografica ma da essere sottolineato all’attenzione di tutti. Sarebbe davvero un peccato ma anche una grave mancanza non rimarcare l’importanza di certi eventi. Quest’anno per la prima volta il lungo corteo della Processione della Madonna era capeggiato da due sfolgoranti bandiere, quella italiana e quella argentina. A sventolarle con orgoglio erano due bei giovani, Enriche Picciuolo d’Argentina e Marica di Buccino. Molti, retrostanti alla statua, non se ne saranno accorti. Era sfuggito anche al mio occhio attento, armato di macchina fotografica. Quando ne sono stato informato ho dovuto fare una lunga corsa per raggiungere i capofila del corteo che avevano superato l’Arco del Barone Torella e filmare l’evento. Ho intuito subito il grande significato delle due bandiere: il sicuro successo di una politica sociale dei nostri amministratori. Ho invitato i due giovani ad incrociare con orgoglio le due bandiere perchè sarebbero apparse sul giornale di Buccino per informare che il nostro paese è pronto a riconoscere come legittimi tutti i suoi figli sparsi. La bandiera argentina ha voluto annunciare l’alba di un nuovo giorno mentre le campane di Santa Maria da sempre chiamano a raccolta tutti i figli della loro terra. Sappiamo, per esperienza diretta o indiretta, che l’attaccamento al luogo natìo è un male che ti prende e mai ti lascia. Più è la lontananza e maggiore è la sofferenza. E’ come un velo d’ombra che ti impedisce di essere sereno e felice, anche nelle migliori condizioni di fortuna. Per tanti concittadini la peggiore condanna della cattiva sorte è stata quella di lasciare il paese e non poterlo mai più rivedere. Forse ci sono ancora persone che soffrono per questa condizione e aiutarli a realizzare il sogno sarebbe l’azione più meritevole di una comunità che ama essere civile e potrebbe essere la più bella simbolica offerta alla Madonna: la restituzione di un figlio che tanto intensamente ha desiderato rivederLa. Quest’anno ho goduto nello stare diverse volte vicino a Nicola Catone, nostro concittadino argentino. Mi sono compiaciuto per la tanta soddisfazione che traspariva sul suo volto e della consorte. Ha ricevuto dalla nostra comunità tanta soddisfazione che di sicuro rientrerà in patria come un vincitore dell’ENALOTTO. Ma più che le mie parole preferisco riferire direttamente le sue che danno senso e concretezza meglio del mio argomentare. “ Vivo in Argentina da 50 anni. Partii con la speranza di tornare perché la terra natìa è troppo necessaria e non riesci a togliertela dal petto. L’Argentina mi ha dato da vivere ma l’Italia mi è rimasta nel cuore. Questa è la quarta volta che torno in Italia. Quest’anno però è stato un anno di vera gioia. Ho ricevuto tante di quelle soddisfazioni che mai le avrei pensate. La più grande me l’hai data tu la sera del tuo spettacolo in Piazza Mercato chiamandomi inaspettatamente sul palco per consegnarmi quella bella targa. Poi c’è stata la soddisfazione di sfilare davanti alla Statua al fianco del Sindaco, il giorno della processione. Io per soggezione non avrei voluto, ma mi hanno obbligato e sono stato orgoglioso di rappresentare tutti gli argentini. Emozione grande è stata vedere la bandiera argentina insieme a quella italiana in testa alla processione. Dico la verità, la bandiera argentina rappresenta la patria dei nostri figli e mi ha dato l’emozione di vedere tutti i nostri figli dietro la processione. Ancora un momento bello l’ho vissuto con Angelo Imbrenda quando mi ha premiato pubblicamente nella sua manifestazione. Insomma è stato un anno pieno di gioie e se posso spero di tornare in Italia ogni anno.” Mia domanda pregnante: In caso di morte dove preferiresti essere seppellito? La sua risposta: Desidererei riposare nel camposanto di Buccino. Mia considerazione finale: sarei davvero felice se tutti gli emigrati che vengono a visitare la terra d’origine potessero rientrare nella seconda patria con queste ricchezze nel cuore e poter con orgoglio dire SONO STATO DALLA MIA GRANDE MAMMA. |
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