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La voce di
Buccino |
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" Buccino, Italia" Editoriale a cura di Angelo Imbrenda
Da tempo immemorabile settembre per i buccinesi ha un significato particolare.Innanzitutto la fiera di S. Croce. Lo ricorda fin dal lontano 1898 Giuseppe Sacco nella sua Monografia di Buccino, riportando un episodio di brigantaggio tratto da un opuscolo di Antonio Vincenzo Pivelli. " Siamo al 12 Settembre 1809 in Buccino, e nel semipiano largo Pescara, che allungasi in dolce declino dal monastero de' Riformati alle prime case del Borgo, si accalcano alla rinfusa animali d'ogni specie, e qua ammiri cumuli ingenti di lucide padelle, sartagini, bracieri, e caldaie, là l'oro dalle vetrine e dalle baracche..." Un tragico settembre vive Buccino nel 1943. Il 16 settembre, ci fu il massacro di 44 buccinesi vittime del bombardamento. Un anno dopo, il 7 settembre del 1944 ci fu il martirio di Quintino Di Vona, fucilato a Inzago. Da quel doloroso settembre passiamo ad un ben augurante 13 settembre 2003, giorno dell'inaugurazione del Parco Archeologico dell'Antica Volcei. ![]() In altra parte della Voce troverete un'ampia sintesi dell'evento. Qui, invece, ci preme fare qualche breve considerazione su quello che può significare la risorsa parco per Buccino. La festa è finita da molti giorni e il quotidiano è ritornato prepotentemente a mostrarci l'altra faccia della medaglia. La quasi totale mancanza di supporti logistici non consentono di offrire alcun tipo di pacchetto turistico ai pochi o tanti interessati a conoscere la storia dell'Antica Volcei. Per ovviare a questa carenza, oggi, siamo costretti a farci supportare dalle zone limitrofe ben attrezzate. Eppure il progetto parco, con relativo museo, è nato già da tanti anni. Il lavoro non manca per gli amministratori e gli imprenditori locali, bisogna rimboccarsi le maniche e darci dentro di buona lena, per recuperare il tempo perso. Ma, da osservatore esterno, pur nutrendo forti dubbi, dopo lo strascico polemico tra maggioranza e opposizione sugli inviti alla festa, non posso che - prendendo a prestito le parole dell'Avv. Giuseppe Sacco, scritte sulla suddetta monografia, più di un secolo fa - "augurare alla mia bella città di Buccino, a cui la natura ha voluto donare una splendidezza di cielo ed un sorriso incantevole di aere senza pari, giorni migliori di prosperità ed affratellamento cittadino, che valgano a ripristinarla nel suo antico lustro e decoro, e diventare l'oasi prediletta della sua madre Italia." |
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"Vecchio e nuovo in passerella"
di Maria Rosario Pagnani di Maria Rosario Pagnani
La sera del 16 agosto al Palazzo, a condire "la Sagra della Pasta", c'è stato uno spettacolo
sapientemente diviso tra vecchio e nuovo che non è mai caduto nel dejà-vu.La palestra Sporting Life gestita da Anna Franca Ferrara ha esibito le sue ragazze che hanno proposto danze a ritmi latino-americani e jazz, ora in tutine giallo canarino ora in costume da cow girl. Sempre spigliate, hanno tutte meritato gli applausi del numeroso pubblico accorso da Buccino e dintorni. Tra un Ennio Morricone e un Louis Armstrong, chi scrive ha raccontato una pagina della storia delle donne. Nonostante le perplessità iniziali ho trascorso una serata ricca di emozioni per ciò che ho detto, per ciò che avrei voluto dire. Accompagnata dalla mia grande passione per pizzi e merletti, spinta da un impegno precedentemente concluso tra mia sorella e Anna Franca, sono arrivata a Buccino con valigie e borsoni carichi di camicie da notte, abiti, accessori e oggettistica varia per un defilé d'annata. Le ragazze di Anna Franca hanno indossato con piglio tutto volceiano i capi della collezione; camicie da notte di fine 800 in lino e seta, camicie da giorno corredate da matiné e da pettinatoi ricamati a punto inglese e punto fiorentino, strizzati copribusti con entredeux in valencienne e discreti mutandoni con pizzi all'uncinetto. Tutti capi dalle fogge ormai superate o che non esistono più nell'uso quotidiano. E così abbiamo raccontato la storia delle donne che tessevano, ricamavano, cucivano per il corredo, a volte unica ricchezza, e trepidavano nell'attesa del giorno delle nozze. I capi in passerella, un tempo elencati nei contratti dotali, usciti dal buio dei cassoni nuziali hanno avuto il loro momento di notorietà per testimoniare la creatività e la pazienza di mani di fate. Alisia, Veronica e Francesca hanno indossato poi un abito di prima comunione, confezionato durante il secondo conflitto mondiale con un lenzuolo ricamato a punto pieno, e due abiti da sposa. Particolare uno del 1924 in bisso e tulle con pizzi a filet. Pezzo forte un abito da sposa buccinese di fine ottocento. Un abito con una storia che è stata ricostruita. Anna V. è una bella donna, rimasta presto vedova si risposa nel 1920. L'abito da sposa di Anna è in seta bianca, bello ma non pratico da indossare nei giorni di festa, quando tutta la famiglia si riunisce, si canta, si balla al suono dell'organetto. Allora è la suocera che interviene regalandole il proprio completo di nozze. Di lanetta operata color grigio perla, ha una gonna a pieghe e un piccolo corpetto, tanto stretto che non è stato possibile farlo indossare... Tutti, però, l'abbiamo ammirato per la sua semplice fattura domestica e per il suo ricco bagaglio di affetti familiari. Sono poi comparsi in passerella, tra le mani di Chiara e Carmen, ventagli e parasole che, con un linguaggio fatto di seduzione e fascino, hanno parlato d'amore e gelosia. Abbiamo sorriso alla scoperta che negli anni d'oro del Romanticismo le donne si divertivano, agitando in un modo o nell'altro gli accessori in pizzo, seta, avorio e madreperla per inviare messaggi muti ma comprensibili ai loro spasimanti. Sono sfilati anche abiti da ricevimento degli anni '30 e '40 in chiffon e faille con lustrini e paillettes accessoriati da borse in maglie d'argento e porta-carnet per presentare una donna libera, emancipata che ballava il charleston e fumava sloggiando i nuovi tagli alla garçonne. Sullo sfondo del palco da cornice al via vai di ballerine ed indossatrici due tailleur da passeggio della metà dell'800. Autentici, come tutto il resto. Uno in seta color oro antico di fattura campana, da Polla, l'altro sartoriale da Savona, ambedue con corpetti rinsaldati da stecche di balena e corte baschine a code di rondine. Il tutto rigorosamente cucito a mano, il tutto custodito dal sacro terrore che il tessuto, materiale deperibile, potesse rovinarsi. Nel selezionare i capi per la serata, avevamo, io e mia sorella, scelto anche una ruvida camicia da notte in canapa e lino, quasi una camicia di forza, tessuta a telaio, cifrata. Nessuna ragazza ha voluto indossarla, a dimostrare che le donne sono cambiate, con la ruvidità del tessuto sono scomparse le difficoltà della vita a favore di tessuti carezzevoli e permissivismo. ![]() Il pubblico attento credo abbia gradito la full immersion nel passato al femminile perché numerosi sono stati gli applausi indirizzati alle convincenti fanciulle ben integrate nel ruolo di ballerine e indossatrici all'acqua e sapone sapientemente acconciate dal coiffeur buccinese. Nessuna pecca nell'organizzazione della Pro Loco. Ben distribuite le luci, buona l'acustica. Lo spogliatoio, visto dalle giovani organizzatrici e dalle giovanissime ballerine solo come un grande asettico locale, con pilastri in cemento armato e pavimento a lastroni, per me, che vivo gli anni dell'amarcord, era invece il trappeto di Totonno Marottoli che trasudava ancora l'olio delle migliori annate, quando il largo Palazzo si animava di asini carichi di sacchi di olive e nelle cucine si friggevano i ciceretti per saggiare l'olio nuovo. Unica nota stonata pertanto, il frantoio sventrato dalla ricostruzione e il Palazzo della Principessa, svuotato dal terremoto e dimenticato dalla 219. |
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