Benvenuto, oggi è giovedì 16 ottobre 2008 ore 1.12.13 - Oggi si celebra S. Margherita Alac.

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La voce di Buccino
Periodico di Cultura, Tradizioni ed Informazione
Direttore Angelo Imbrenda

Editoriale Inverno 2004
Buccino: sperare nei giovani?
Per ricordare Marcello Gigante si è tenuta a Buccino una giornata di studio sull’archeologia. Devo ringraziare l’amico Mimì Gigante, che ha avuto la cortesia di informarmi, con una telefonata, dell’evento. Ho organizzato le mie faccende per essere così presente e, in altra parte del giornale, ho potuto dare ampio risalto alla manifestazione. La cortesia di Mimì fa il paio con la scortesia di chi ha provveduto a mandare gli inviti e si è dimenticato, ancora una volta l’indirizzo o il telefono de “ la Voce”. Fatta questa doverosa premessa veniamo alla sostanza dell’incontro. La presenza di illustri relatori ha qualificato e reso piacevole e interessante sia la sessione mattutina che pomeridiana. Si è spaziato dalle origini degli scavi alla inaugurazione del parco archeologico. Si è parlato di cosa c’è ancora da fare e delle conseguenze socio-economiche che il “tesoro” archeologico lasciatoci in eredità dagli antichi volceiani può avere nel presente e in prospettiva. Uno studio a 360 gradi, non c’è che dire. Peccato che le ricette degli illustri studiosi resteranno lettera morta perché mancavano i pazienti. Mancavano gli imprenditori, i commercianti, gli operatori agricoli; ovvero, coloro che dovrebbero far tesoro di quanto è stato esposto. Non è questo il sistema per curare questo malato cronico. In conclusione, una interessante giornata di studio con vari docenti mentre mancavano i discenti, tranne un gruppo di studenti del locale liceo scientifico contingentati e accompagnati dalla Prof. D’Acunto. Speriamo che la lezione sia servita almeno ai giovani.
Italia: te piace ‘o presepe?
Questo Natale si è presentato come comanda Iddio! Con queste parole, Lucariello, si apprestava a costruire il suo presepe nella famosa commedia : Natale in casa Cupiello . Avrebbe fatto carte false il personaggio interpretato da Eduardo per far amare il presepe. In questo natale 2004, invece, alcuni fanno carte false per censurare il presepe. “La demenza di laici illuminati- dice Marcello Veneziani- e la pubblica scemenza di chi teme sempre di offendere islamici, ebrei e miscredenti ci ha portato a un’escalation di censure folli sul simbolo più inerme e dolce del Natale”. Abbiamo seguito tutti in questi giorni le variazioni sul tema. La vicenda della scuola elementare di Treviso, dove al presepe si sostituisce la recita di Cappuccetto rosso. Nella scuola di Como dove la parola Gesù, forse ritenuta oscena, viene sostituita con la parola Virtù. A Viareggio, sempre in una scuola elementare, al posto di “ Tu scendi dalle stelle” viene cantata la canzone “Stella” di Antonello Venditti. Aggiunge il Veneziani, nel suo graffiante articolo: “ E’ bello vivere in una società che tra Gesù, Mosè e Maometto, sceglie Venditti. Immagino il presepe: Califano fa San Giuseppe e la Lecciso la Madonna. A far da contorno alla surreale sceneggiata che sembra la caricatura scema di Natale in casa Cupiello, s’è messo pure qualche professorino che ricorda a noi ignoranti presepisti: attenzione il presepe non esiste nella Bibbia, è frutto di vangeli apocrifi. Peccato che a farlo per la prima volta fu San Francesco. Peccato che esiste una cosa lunga e intensa che si chiama tradizione e da svariati secoli le famiglie se lo trasmettono di padre in figlio.(…) Ma non pensano questi imbecilli dal volto umano che il presepe ti ricorda la dolcezza dell’infanzia, ti ricorda tua madre, tua nonna , lo stupore dei bambini intorno alla grotta, la bellezza di una famiglia riunita che si vuole bene, il piacere di una comunità che converge verso comuni valori come fossero stella cometa, la meraviglia del creato che canta la natività e festeggia l’incanto di un bambino che illumina la casa?
E’ forse veramente il caso di meditare su quello che sta succedendo tra di noi e ritrovare il senso della misura e non rinunciare alle nostre tradizioni. Non a caso il Papa nell’Angelus di domenica 12 dicembre ha difeso la tradizione del Presepe come segno di << cultura, arte, e soprattutto fede>>.
E… senza voler offendere nessuno, Buon Natale e  Felice Anno 2005 a tutti.
Archeologia a Buccino - Volcei (11 Dicembre 2004)
Una giornata di studio per ricordare Marcello Gigante


Indetta dall’Associazione Italiana di Cultura Classica – delegazione di Buccino- si è tenuta l’11 dicembre scorso, nell’Aula Consiliare del Comune.
La sessione mattutina, coordinata dal giornalista Carlo Franco, aveva come tema :
La storia delle indagini e degli scavi .
Il saluto del dott. Domenico Gigante
Dopo il saluto ai partecipanti da parte dell’assessore all’archeologia, l’arch. Sacco, ha preso la parola il dott. Domenico Gigante che ha ricordato la figura dello zio. Riportiamo una breve sintesi delle sue dieci pagine vergate a mano. Ha detto : “ Oggi Marcello Gigante torna a vivere per il bene della sua Buccino, che nel gennaio del ’23, lo vide nascere nel rione Piazza a vico Falcone, di fronte all’Alburno cantato da Virgilio”.
“ Questa mattina, che coincide con uno dei giorni più radiosi del mio iter socio-culturale,trova felice compimento”. Ma, ha aggiunto, “ Le origini di questa giornata di studio e di riflessione sono, però, lontane”.
Ha fatto una cronistoria degli scavi archeologici a Buccino iniziati negli anni’60 da Ross R. Holloway e continuati da Stephen L. Dyson. L’edizione degli “ Incontri Volceiani” nel 1971. “ Sono passati più di trent’anni, ma quel sogno, che è stato anche il pensiero dominante di Marcello Gigante, rimasto nel cassetto, cassetto, tante volte aperto e chiuso, potrebbe divenire REALTA’ .
L’inaugurazione del parco archeologico urbano nel centro storico, avvenuta il 13 settembre 2003, è stato un momento importante per la nostra Buccino. Con l’apertura del Museo archeologico volceiano per Buccino e per questa parte orientale della provincia salernitana si potrà invertire la tendenza all’emigrazione e all’esodo per i nostri giovani.
La Dott. Adele Lagi su:
Lo stato della ricerca archeologica a Buccino
La dott. Lagi ha relazionato sull’attività da lei svolta a Buccino dal 1987, su incarico della Sopraintendenza ai beni archeologici di Salerno, Avellino e Benevento.
La possibilità di un recupero di un patrimonio fatto di usi e tradizioni che ora è definito e tutelato e che altrimenti sarebbe andato perduto ha portato,d’accordo con l’Amministrazione Comunale a scegliere la strada del restauro conservativo e l’esplorazione archeologica preventiva. Tale piano di recupero del centro storico pur allungando i tempi per l’occupazione delle abitazioni da parte dei proprietari ha permesso l’approvazione del progetto e il conseguente finanziamento da parte del Ministero per i Beni Culturali.
Le indagini condotte durante la realizzazione dei lavori hanno fornito una serie di dati scientifici per la conoscenza della città e del territorio. La Lagi ha mostrato una serie di immagini sui siti che hanno arricchito la sua relazione.

La testimonianza di Ross. R. Holloway
Foto con didascalia: Prof. R.Ross Holloway –Brown University- Providence U.S.A.
Il prof. Holloway ha ringraziato gli organizzatori dell’incontro e ha ricordato la sua prima conoscenza di Buccino. Ha rivisitato la storia dell’archeologia attraverso diapositive e condendo il tutto con racconti e aneddoti che lo hanno visto protagonista nel suo primo soggiorno di lavoro in Italia. Dagli scavi effettuati a Satriano in Lucania alla successiva fase di Buccino.
A fine convegno abbiamo chiesto al Prof. Holloway come ha scoperto Buccino.
Il Prof. Holloway nel suo colorito italiano ha detto: “ sono arrivato a Buccino nel 1967 proveniente da Satriano di Lucania dove stavamo facendo delle ricerche archeologiche e dovevo rientrare a Roma . Mi sono fermato a Buccino e ho chiesto dove fosse la località San Mauro. Un sarto di cui non ricordo il nome ha chiuso la sartoria e mi ha accompagnato sul posto. Ho potuto conoscere la zona dove avrei in seguito iniziato gli scavi. Ho incontrato il Prof Napoli che conoscevo già e abbiamo così avviato questo programma di scavi a Buccino che iniziarono nel 68.
Sono ancora tanti i buccinesi che ricordano con simpatia questo americano che diede il là agli scavi archeologici nell’ager volceianus e che il terremoto dell’80 ha portato definitivamente alla ribalta.
La testimonianza di Werner Johannowsky
Un viaggio iniziato dall’età del bronzo e giunto fino ai tempi dell’antica Volcei. Non solo l’Antica Volcei, Ma Atena, Sala Consilina, Satriano in territorio lucano e l’intera Enotria. Ha parlato della ceramica fatta con argilla figurina, dipinta in due colori (nero e rosso) con tecnica che giunge fino al VI secolo quando inizia ad evidenziarsi l’influsso greco. Ha parlato del rito sepolcrale comune a Volcei e ad Atena, in posizione fecale e rannicchiata, rito usuale in Puglia , nella costa ionica e in Basilicata. Un lungo excursus storico sull’archeologia vivisezionato e illustrato attraverso diapositive.
La relazione inviata dal prof. Vittorio Bracco e letta da Domenico Gigante sarà riportata nel prossimo numero della VOCE.
La sessione pomeridiana si è svolta con una tavola rotonda dal tema:
ARCHEOLOGIA E SVILUPPO nell’Ager Volceianus
Sono intervenuti la
Dott. Giuliana Tocco Soprintendente per i Beni Archeologici delle Province di Salerno, Avellino e Benevento;
Amalia Signorelli, antropologa;
Amedeo Di Maio, economista;
Alessandro Dal Piaz, urbanista;

Un interessante dibattito, coordinato dal giornalista Carlo Franco, ha visto il coinvolgimento dei partecipanti su quello che può rappresentare nello sviluppo sociale, politico ed economico del territorio le ricchezze archeologiche dell’intera area.
A questo interessante incontro non hanno partecipato forse proprio coloro che dovrebbero monetizzare il patrimonio culturale lasciato dai nostri antenati volceiani: gli imprenditori piccoli o medi che cercano di sopravvivere in un territorio ancora tutto da scoprire. Di chi la colpa ai posteri o agli antichi volceiani l’ardua sentenza.

L’intervista alla dott. Giuliana Tocco
Soprintendente ai Beni Archeologici di Sa-Av-Bn
Un incontro interessante, peccato che non erano presenti coloro i quali potevano trarre una utile lezione, Mi riferisco ai piccoli imprenditori locali.
L’inaugurazione del Parco Archeologico Urbano è una realtà. Il vostro programma a Buccino è stato portato a termine o c’è ancora altro in cantiere?
Un nuovo progetto finanziato con i fondi della Comunità europea ci permetteranno di completare l’intervento sul castello e poi c’è da realizzare il Museo. In futuro si vedrà che cosa si potrà ancora fare trattandosi di una realtà dinamica.
Volendo visitare il parco archeologico urbano c’è la possibilità di usufruire di personale ( guide) preparato?
C’è un gruppo di giovani locali da noi formato e che, mi risulta, lavorano molto bene; ho avuto i complimenti da parte di persone che sono venute a Buccino e che hanno scoperto questa realtà grazie alla bravura della guida locale che li ha accompagnati.
Viaggio a ritroso nella “ Buccino sparita”
DI BOTTEGA IN BOTTEGA

di M. Rosaria Pagnani
Continuando la nostra passeggiata tra i ricordi della via Quintino di Vona, sostiamo un poco in più in piazza Amendola e nelle stradine circostanti.
Nella piazzetta della Chiesa Madre, molto frequentata era la bottega di Franceschella Gubitosi e del marito detto Scatulone, grosso e burbero che incuteva rispetto ai piccoli avventori. L’ambiente dalle dimensioni ridotte era arredato con alte scaffalature in abete con vetrine e ribaltine panciute, al centro delle quali troneggiava un imponente bancone dagli angoli a volute. Sulla destra, entrando, una mezza porta basculante, come nei saloon del far west, collegava la casa dei salumieri alla bottega.
Ad illustrare la pasta, i legumi e la farina, le targhette in metallo “formaggio magro”, “farina 00”, “pasta di grano duro”. Ma c’era ancora tanto da scegliere, perché i prodotti erano vari, molti dei quali barattati dai clienti contadini in cambio di alimenti da acquistare.
Non si possono né si devono dimenticare le antiche farmacie Lordi e Mele, che erano veri e propri salotti borghesi; la prima riceveva ospiti più avanti con gli anni, tra questi, sempre tra le 11 e le 11:30 il marchese Forcella, che si attardava col farmacista dalla battuta facile a chiacchierare del più e del meno, senza impegno, senza grandi fervori. Nella seconda, dove regnava il bel Nicola, sedevano su leggere sedie Thonet, giovani donne dagli occhi languidi e universitari dagli incontrollabili entusiasmi, che discutevano di politica locale, di amori, di feste a Villa Bosco, di scampagnate a Carpenino.
Se le due farmacie erano due momenti di aggregazione diversificati per età, le due barberie in Piazza erano distinte per la classe sociale degli avventori. Una radeva barba e capelli a professionisti e notabili, l’altra, aperta anche di sabato e domenica, radeva soprattutto i contadini, che pure avevano barba e capelli, anzi, a loro, la ricrescita era abbastanza veloce, per la vita all’aria aperta e la circolazione sanguigna facilitata dall’attività fisica. Proprio sbirciando nel salone di Ciccillo, ebbi una delusione, per cui cominciò a vacillare la mia religiosità. Intravidi su una sedia girevole, avvolto da una candida salvietta, pronto a farsi radere, fumando, nientemeno che un prete, il parroco don Nicolò. Quell’atteggiamento da secolare turbò profondamente me bambina, mostrandomi l’uomo che viveva sotto la tonaca. Un uomo, che, fumando e facendosi la barba, si comportava da comune peccatore.
Affacciava sulla Piazza, il posto telefonico pubblico che si identificava con Cesarino Pacelli.
Quando le case non erano ancora tutte servite dalla rete telefonica, per fare o ricevere una telefonata, occorreva andare da Cesarino. Il fare la telefonata era abbastanza semplice, file d’attesa non esistevano, l’unica cosa sgradevole era un tanfo di cuoio appena conciato misto al puzzo di tabacco, che toglieva il respiro a chi entrava nella cabina dalla porta a scatto. Il ricevere la telefonata era, invece, più complicato, perché dalla Piazza partiva, sempre di gran corsa, un ragazzino, incaricato da Cesarino di avvisare il destinatario della telefonata.E così quella telefonata strettamente personale di riservato non aveva più niente, perché dopo qualche ora tutti gli abitanti della Piazza e dintorni erano a conoscenza del testo e del contesto. Amori che nascevano, che finivano, lacrime di gelosia, appuntamenti di affari, notizie lieti o tristi.
Quando, poi, c’era la Musica, la Piazza diventava il salotto di Buccino; signore e signorine, mariti e scapoloni riempivano il piccolo spazio dalla buona acustica e le note, rimbalzando sui muri di casa Mastursi e vicinato, raggiungevano il Castello, il Palazzo, l’Arco del Barone, vicoli e trasonne.
All’occorrenza Bardolino contribuiva all’aria salottiera di Piazza Amendola, sfornando, lui che aveva fama di avere fatto l’apprendistato presso un famoso pasticciere di Napoli, pasta di mandorle e babà.
La Piazza era il fulcro della vita politica del paese, non solo per le chiacchierate informali tra i detentori della cosa pubblica e i cittadini, ma anche perché durante le campagne elettorali, allora definite battaglie, i vari balconi offrivano al proprio candidato, quello spazio visibile, per catturare i voti decisivi degli elettori buccinesi. Elettori sinceri, convinti, indecisi, talvolta pronti a tradire.Un po’ come tutti, un po’ come sempre.
A chiudere idealmente le botteghe della via, il tabacchino di Cristina la Sargente, bassa di statura, da sempre con i capelli bianchi e una peluria altrettanto candida sul labbro superiore. Impenetrabile, consegnava ai suoi clienti sigarette, fiammiferi, ma soprattutto valori bollati e francobolli, perché
l’Ufficio Postale era proprio alle spalle e allora ci si scriveva lettere e cartoline, anche per mandare fuori i confini del paese ” Saluti e baci da Buccino”.
Troppo vuota è ora Piazza Amendola, la Piazza per antonomasia, l’agorà che pure con la sua vivacità culturale ha alimentato un modo di dire, tra l’ironico e lo scherzoso, diffuso tra gli abitanti degli altri quartieri: “Che vai a la Chiazza! Vai a piglià giudizio!”.
Editoriale
Soldati di Pace
e il tiranno-clochard

Il 14 dicembre stavo assistendo su canale 5 alla finale intercontinentale tra il Milan e la squadra argentina del Boca Junior quando in sovrimpressione è uscita la scritta: Catturato Saddam Hussein. Con il passare dei minuti, quella che poteva essere l'ennesima falsa notizia si è rivelata vera e così dopo nove mesi l'asso di picche è caduto nelle mani degli americani. Facciamo, a questo punto qualche riflessione a raìs fermo.
Dall'11 settembre 2001 il mondo sta vivendo sotto l'incubo del terrorismo. E' stato detto e ridetto, ormai da tempo e da tanti osservatori, che l'attacco alle twin towers ha aperto un'epoca di guerra e di sangue che non si sa come e quando finirà. L'America ha reagito con forza a questi atti terroristici, mentre il resto del mondo civile ha tenuto un comportamento ondivago, forse perché non direttamente colpito. Questo ha portato gli U.S.A. a condurre una guerra al terrorismo da sola e la cosa più grave senza nemmeno la totale e univoca solidarietà delle democrazie occidentali. Eppure il terrorismo colpisce proprio i valori della nostra civiltà. Ci si era illusi che,con la caduta del muro di Berlino e il disfacimento del comunismo, il mondo civile fosse proiettato sulla strada di un progresso globale nella pace. I fondi per l'armamento sarebbero stati dirottati nel campo della ricerca scientifica, della medicina e nel fabbisogno alimentare. Le nuove scoperte avrebbero permesso ai paesi del terzo mondo di risolvere il problema della fame e delle malattie e la qualità della vita nei paesi sviluppati sarebbe ulteriormente migliorata. Ovvero, i paesi ricchi avrebbero aiutato, direttamente o tramite le varie organizzazioni umanitarie i paesi poveri. Ma il fondamentalismo musulmano, che rappresenta una infinitesima minoranza di un mondo ricco di cultura e di tradizioni diverse, ha deciso diversamente: morte agli infedeli. Così questa sparuta minoranza, forte di risorse finanziarie, purtroppo gestite proprio da quel mondo che loro vorrebbero abbattere, e con l'appoggio logistico dei cosiddetti stati canaglia ha dichiarato la sua guerra all'occidente. Non viene attaccata solo l'America, e lo stato di Israele, che non deve esistere, ma l'intero mondo democratico che spesso nasconde la testa sotto la sabbia. E' una guerra planetaria e senza confini. Gli USA hanno risposto a questa guerra, prima con l'invasione dell'Afganistan dei talebani, e poi dell'Iraq di Saddam. Per la stragrande maggioranza dei paesi occidentali, quello di Bush, è stato un grossolano errore perché non supportato dal nullaosta dell'ONU. Ma mentre questo pachiderma rinchiuso nel palazzo di vetro a NewYork studiava come risolvere il flagello terroristico, questo a sua volta continuava la sua opera distruttrice senza guardare in faccia nessuno. Venivano allora attaccate sedi della Croce Rossa Internazionale, le Sinagoghe in Turchia, mietendo vittime innocenti. L'atto terroristico di Nassiriya che ha falciato la vita a 19 italiani che portavano quotidianamente aiuti e soccorsi alla popolazione irachena. Il terrorismo continua a mostrare così il suo vero volto. Non combattono una guerra contro un presunto nemico ma contro tutto quello che rappresenta la pace e la solidarietà. Ecco perché oggi pur piangendo la morte dei nostri soldati, bisogna sentirsi orgogliosi del loro sacrificio. Il martirio dei 19 di Nassiriya e dei 13 aviatori massacrati a Kindu nell'ex Congo belga, quarant'anni or sono, non è stato inutile. Questi Soldati di Pace hanno vinto la guerra mentre l'ex tiranno di Bagdad, trasformato inclochard, alzava le braccia in segno di resa.

  
Il Liceo ASSTEAS ha onorato gli Eroi di Nassiriya
Corteo di studenti per le strade di Buccino ( 18.11.03) 
Anche Buccino e in particolare gli studenti del Liceo Assteas hanno voluto rendere l'estremo saluto ai caduti di Nassiriya. Partiti in corteo dalla sede di via Pasteni hanno percorso le strade cittadine e dopo essere passati davanti alla locale caserma dei carabinieri si sono recati davanti al monumento ai Caduti. Prima l'omaggio alla lapide di Quintino Di Vona, martire per la Libertà, e poi sono state deposte delle corone di fiori alle lapide dei Caduti buccinesi delle varie guerre. Ogni ragazza ha deposto una rosa ai piedi del monumento.
La commemorazione si è conclusa all'interno del giardino municipale con la lettura di alcune poesie di alunne delle scuole di Buccino. Una studentessa dell'Assteas ha così esordito : " Noi ragazzi del Liceo Scientifico di Buccino profondamente colpiti dai fatti dei tragici eventi di Nassiriya ci sentiamo in questo momento partecipi del dolore che ha colpito l'Italia. Esprimiamo il nostro profondo cordoglio insieme ai sentimenti di riconoscenza e di gratitudine perché questi italiani così degnamente ci rappresentano fuori dei nostri confini. Essi sono caduti per un nobile ideale nel tentativo di ricostituire l'ordine sociale e la pace in una terra stupenda. I nostri ragazzi hanno sempre saputo esercitare con stile e sensibilità il loro compito tanto da penetrare anche nei cuori delle popolazioni. Evidentemente la loro capacità di stabilire rapporti di pace anche con popolazioni oramai non avvezze alla solidarietà ha dato fastidio a chi non vuole la pace. Noi giovani di Buccino non possiamo fare altro che esprimere i nostri sentimenti di gratitudine e di ringraziamento".Il corteo dei ragazzi di Buccino
E' intervenuto il Preside e tra l'altro ha detto: " Come ogni stagione ha i suoi frutti così ogni momento della vita ha le sue parole. Eppure ci sono momenti in cui le parole non hanno significato, perdono ogni connotazione, non riescono ad esprimere quello che pure c'è e palpita nei nostri cuori. Oggi è uno di quei momenti ed ognuno di noi sa che qualsiasi cosa che diciamo finisce per essere scontata, banale o retorica. Il silenzio oggi vale più di mille parole. Almeno per un attimo, però, dobbiamo dare sfogo al nostro ricordo: due civili, quattro militari, tredici carabinieri hanno perduto la vita in un tragico quanto folle attentato nell'assolvimento del loro dovere. A differenza dei soldati di Napoleone, nello zaino dei nostri ragazzi non c'era il bastone del maresciallo ma un seme: il seme della speranza , della libertà e della democrazia. Quei ragazzi oggi non sono più nell'antica terra di Babilonia, in quella terra però hanno lasciato il loro zaino e con esso quel seme che bagnato del loro sangue aspetta solo di germogliare".
Il vice- Sindaco, Prof. Pasquale Via, ha portato il sentimento di profondo cordoglio della comunità buccinese e dell'intero comprensorio rappresentati dagli studenti della comunità scolastica di Buccino.
Infine il maresciallo Calò della stazione dei Carabinieri di Buccino ha ringraziato tutti a nome dei Carabinieri e di tutte le Forze Armate, per la solidarietà espressa alle vittime di Nassiriya e alle loro famiglie.
Un minuto di raccoglimento per gli Eroi di Nassiriya ha concluso la manifestazione.
La lettera di Natale
Nel momento in cui sto mettendo su questo mio scritto siamo nel mese di dicembre con i primi segni del vicino Natale. Mi viene da ricordare quando bambino scrivevo la letterina da nascondere sotto il piatto con la finta meraviglia di mio padre che si apprestava a leggere le innocenti promesse. Ne è passato di tempo da allora, forse troppo.
Però gioisco di scoprirmi ancora con la voglia di scriverne un'altra in occasione del Santo Natale, in occasione di questo momento magico dell'anno che ci vuole tutti più buoni. Non la posso destinare ai miei genitori, che non ci sono più da parecchio, sono invece felice di affidarla al foglio di questo gior-nale affinché raggiunga i tanti amici noti ed ignoti che sono riuscito a crearmi in questi ultimi anni. Tra quelli noti mi onoro di ricordare Gerardo Cariello, Gianduzza, di Alessandria; Carmine e Antonietta Fernicola,con la mamma Angelina di Torino; Donato Di Vona del Belgio; Mario Monaco della Fran-cia, Clemente Li Santi del Canada, Luciano e Tiziana Trimarco della Germania, Nicola Catone dell'Argentina, Vincenzo Isoldi di Buenos Aires, Concetta Santangelo degli Stati Uniti. A questi ag-giungo i tanti amici anziani del mio paese che sono di parecchio accresciuti dopo l'uscita del libro. 
Colgo l'occasione per ringraziare il Direttore del giornale, nonché amico, Angelo per la sua re-censione al libro che ho riconosciuto pertinente, sintetica, brillantemente efficace, e che in questo momento mi sta offrendo lo spunto per la riflessione natalizia.
Dalla recensione di Angelo:
" Il libro dipinge in bianco e nero uno spaccato ormai dimenticato di un paese che ha saputo far emergere attraverso le sofferenze e i sacrifici dei suoi personaggi, illustri cittadini. Mario, in que-sto suo scritto, non ne parla perché ha voluto dare spazio solo agli emarginati.
È una sfida che esalta solo gli umili e senza dirlo apertamente, ma si legge benissimo tra le ri-ghe, denuncia i potenti di ieri, di oggi, di sempre.
Bravissimo Angelo, hai colto proprio nel segno. Mi permetto di correggere solo quel "denuncia…" con un "lascia nell'indifferenza…" e ti spiego il perché.
Ho impegnato tutta la vita per portare avanti quel tipo di denuncia,senza raggiungere risultati. Ricordo solo il rimprovero fisso di mio padre quando solevo attaccare i suoi amici notabili: - Ho sbagliato a far-ti studiare. Mi sarei risparmiato tutte queste figuracce.
Allo stesso modo mi è rimasto indimenticabile nelle orecchie il rimprovero amichevole del maestro Giovanni Trimarco: - Pensi proprio di riuscire a cambiare il mondo da solo? Adeguati !
Solo col tempo ho compreso che nella sua bonaria semplicità aveva ragione. Per parecchio tem-po sono stato un illuso Don Chisciotte. Non si può cambiare il mondo. Però neanche me la sono sentita di adeguarmi ad un mondo in cui ho trovato difficoltà a vivere. Così mi è stato più facile cambiare me stesso, rinunciando ad attaccare gli altri. Mi sono costruito il mio mondo in cui non c'è stato e non c'è posto per i potenti e prepotenti. Anzi mi fanno compassione nel vederli intrappolati nella loro corsa al denaro, all'ostentazione, alla competizione.
Per questo motivo nel mio animo non c'è condanna, ma solo indifferenza. I miei amici restano gli umili e i semplici di cuore con cui amo dividere la mia esistenza. Di loro amo raccogliere le storie e fotogra-fare i volti. Sono vite vere, autentiche che ti ossigenano e non ti inquinano. Con loro divido molto del mio tempo e mi aiutano a vivere in pace con me stesso, ignorando il resto del mondo. Sono dolente di non potere mostrare agli amici in carrellata le tante fotografie (il mio archivio privato) che ritraggono lo spirito di quello che sto dicendo. Prego il Direttore di pubblicarne almeno una per l'occasione. Così mi diverto, anzi così vivo. Forse sono un poco fuori… un poco matto.Che importa ! E' una pazzia che non mi porta danno, anzi mi aiuta a star bene. Così finisce, la mia letterina di Natale. Felice anno nuovo da questa VOCE a tutti gli amici, vicini e lontani.
2003^ Settimana dei Buccinesi a Roma
a cura di a. i.
"Cristo… è ripartito da Eboli"
Si è svolta a Roma la Settimana dei Buccinesi nel Mondo. In due giornate si sono toccati vari temi. Dal brigantaggio con il libro di Domenico Chieffallo al teatro dialettale cilentano con una commedia di Angelo Raffaele Musto e l'assaggio di prodotti tipici cilentani il primo giorno. Il secondo giorno è iniziato tutto al femminile con l'intimo in passerella a cura della Prof. Maria Rosaria Pagnani. E' seguita una tavola rotonda aperta ai buccinesi sulla " diaspora volceiana". Si è esibito subito dopo il gruppo Folk " Libera Espressione Volceiana" diretto dalla Prof. Carla Picciotti. Replica della commedia " Pensa a tutto panzarotto" e per finire buffet con assaggio dei prodotti dei fornai buccinesi. 
La presentazione del libro
Prima della presentazione del libro da parte dello stesso Chieffallo, la poetessa Angela Guida ha declamato alcune sue poesie sul Cilento. Entrati così in pieno clima cilentano, Domenico Chieffallo ha avuto facile gioco nel coinvolgere gli astanti, con la sua stringata ma efficace oratoria, al sempre affascinante mondo del brigantaggio. Partendo dai latrones, crocifissi oltre duemila anni fa a fianco di Gesù Cristo, il Chieffallo è giunto fino all'età contemporanea e agli ultimi briganti cilentani. 
Tavola rotonda sulla diaspora buccinese 
Angelo Imbrenda, ha introdotto il tema su " la diaspora buccinese" citando alcuni dati sullo stillicidio abitativo abitativo di Buccino inarrestabile dagli anni '50 ai nostri giorni. Malgrado il sostanzioso contributo finanziario ultraventennale dei fondi del terremoto, continua la fuga di braccia e menti da Buccino. Sono intervenuti alcuni illustri emigrati buccinesi e hanno portato la loro esperienza.
L'intervento del Gen. Gaetano Zaffiro 
Il Gen. Zaffiro ( Tanino per i buccinesi), ha ricordato la Buccino degli anni '50. Ricorda i tanti artigiani( falegnami, calzolai, ecc.), contadini che costituivano il tessuto connettivo del paese. Abitava proprio dove faceva sosta il bus Sita sul quale salivano gli emigranti salutati da parenti e amici. Questo esodo migratorio è dipeso dallo sviluppo e modernizzazione di altre zone sia in Italia che all'estero. Per favorire oggi il ritorno di tanti emigrati bisogna che gli amministratori locali facciano rifiorire l'artigianato ma penso- ha concluso il Gen.Zaffiro- che ciò non sia più possibile.
L'intervento del Dott. Vito Cupo
Invertire la rotta si può, basta sfruttare le possibilità che il terremoto dell'80 ci ha dato. Senza il terremoto non avremmo avuto modo di capire cosa c'era sotto i nostri piedi. Si tratta allora di saper cogliere questa opportunità riconvertendosi a questo nuovo filone economico. Se i buccinesi sapranno riscoprirsi piccoli imprenditori allora si potrà fermare la diaspora e Buccino potrà diventare uno dei paesi più importanti della Campania.
L'intervento del Dott. Luigi Mazzillo
La diaspora non ha riguardato solo Buccino ma l'intero meridione e ciò si è sviluppato nell'arco di un secolo. Tranne la parentesi migratoria del periodo fascista e con la fine della II guerra mondiale si era aperta la speranza di un mondo migliore. Ma la riforma agraria fu solo un'illusione e il clientelismo continuò a imporre le sue leggi. Ciò è durato per decenni. A seguito del terremoto Buccino è stato inserito nel circuito dei mercati grazie anche alle risorse ricevute. C'è la possibilità quindi con questa nuova classe amministrativa, non più clientelare, che la diaspora termini e ci sia il ritorno degli emigrati.
a. i.
  
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