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La voce di
Buccino |
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Buccino, Italia , Mondo. Buccino Sono passati 24 anni dal terremoto del 23 novembre ’80. Molti lettori che hanno vissuto lontano e tornano di tanto in tanto, hanno notato un radicale cambiamento. La vecchia Buccino ha fatto un vero e proprio lifting, eliminando le vecchie rughe che segnavano il suo volto. Poche sono le ferite ancora da rimarginare. Bisogna dare atto all’attuale Amministrazione e al suo sindaco Nicola Parisi di aver cambiato il volto al nostro paese e reso più presentabile. Innanzitutto la sistemazione dell’area perimetrale del cimitero e la costruzione di una camera mortuaria degna di una comunità civile. La considerazione dei vivi passa sempre attraverso il rispetto dei morti. Il rifacimento del vecchio campo di calcio di largo Pescara è un altro segnale positivo. La riutilizzazione di quel glorioso terreno porterà la gioventù buccinese a rinverdire le gesta dei tanti che non sono più giovani o che non ci sono più ma che restano sempre nel nostro ricordo. Le vie e le piazze ricostruite, la casa comunale rifatta e restituita al suo ruolo, l’area archeologica quasi del tutto messa in mostra con la conseguente inaugurazione del parco archeologico. Possiamo dire che Buccino è stata rifatta, adesso bisogna rifare i buccinesi. Un’impresa più che difficile, impossibile. Italia Il 2004 si presenta ancora con grosse nubi, ma con qualche squarcio di sereno all’orizzonte. Non parlo di condizioni metereologiche ma di condizioni economiche. La speculazione fatta nel cambio lira-euro ha creato grossi problemi agli italiani. Come sempre il popolo dei furbi ha sfruttato l’occasione per ingrassare sulle spalle di coloro i quali hanno il solo torto di dover acquistare. Ma la reazione dei consumatori con l’amplificata voce mass-mediatica sta portando i primi a rivedere il loro comportamento truffaldino. La capacità di rilancio dell’economia nazionale, grazie anche al sempre vitale made in Italy, può rilanciare la nostra economia, di pari passo con quell a dell’Europa Unita, dietro la locomotiva americana. Importante è il contributo che il Governo italiano sta dando nel difendere e sponsorizzare il prodotto italiano nel mondo, tramite l’ICE e il Ministero al Commercio Estero. Molto dipenderà dalla fermezza con cui i nostri governanti sapranno difendere i marchi d’origine italiani che purtroppo sono, spesso e volentieri, copiati dai paesi emergenti. Senza dimenticare che il genio italiano ha creato nella sua lunga storia un patrimonio artistico e culturale che nessuno potrà clonare. Toccherà a noi saperlo conservare e valorizzare. Mondo L’Europa economica procede con qualche affanno alla sua crescita politica. Troppi sono gli interessi nazionali che ancora fanno da freno alla sua definitiva consacrazione unitaria. Il cammino è ancora lungo ma la strada intrapresa è quella giusta. Sono tanti i paesi che cercano di salire a bordo per utilizzare i vantaggi ma difendersi anche dalle insidie della globalizzazione. La Cina si apre sempre di più al mercato mondiale e il ripristino della proprietà privata in un paese fino a qualche anno fa chiuso nel suo monolitismo politico, apre uno scenario dalle prospettive economiche impressionante. L’Asia tutta è un continente in dinamica evoluzione dal punto di vista economico. Solo l’Africa non riesce a mettere in cammino il sia pur ridotto potenziale economico per risolvere il suo endemico stato. Tocca ai paesi ricchi utilizzare tutte le forme e le risorse per soccorrere questo malato cronico. Mentre gli USA e il Canada continuano a fasi alterne a trainare l’economia dell’america del nord, il sud del continente americano continua nel suo altalenante cammino. Il Brasile sembra avviato in un sia pur lento progresso, mentre l’Argentina inizia ad uscire piano piano dal tunnel in cui si era cacciata. Ci auguriamo che ciò possa avvenire entro l’anno. Il 2004 sarà come molti auspicano un anno di lenta ma sicura ripresa. |
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L’abito bordeaux col fiocco. Un abito, una storia, poche notizie, tanta fantasia |
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Novecento Volceiano Buccino r’ na vota Il Corso Garibaldi ( lato sinistro ) Percorriamo in una sera d’estate il corso Garibaldi e vediamo come si è trasformato in mezzo secolo questa via. Oggi ci sono tanti negozi commerciali , dalla boutique dei fiori al negozio di telefonini, dai profumi ai merletti, dall’oreficeria al negozio di scarpe, dai giocattoli alle foto, dalla pescheria all’abbigliamento , e per finire una piccola galleria d’arte. In questa strada, con questi negozi con insegne varie, c’erano una volta non solo negozi commerciali ma una serie innumerevole di piccole e medie botteghe artigiane. Perchè la Buccino del secolo scorso era un paese che produceva ed “esportava”. Oggi è un paese che riesce solo a commercializzare prodotti importati. Torniamo indietro di 50/60 anni e immaginiamo di percorrere questa via, partendo dalla Piazza Annunziata ovvero dalla croce del ponte come si soleva chiamare in passato la croce dell’attuale piazza Corinto. In questa piazza c’erano due grandi botteghe di calderai (ramai). Erano decine i maestri ramai che sfornavano caldaie ed utensili vari, per la casa e l’agricoltura, lavorando e forgiando il ferro e il rame ( ramarossa). Al tic della bottega Volpe rispondeva il toc della bottega Via e compagni. Mentre lasciamo la piazza ci segue l’inconfondibile suono dei martelli in legno che si stampano sulle caldaie. All’incrocio c’è il salone da barbiere chiuso di Vito Salimbene partito per la guerra senza far più ritorno. Subito appresso c’era Umberto Mazzillo con il bancariello di calzolaio. Il negozio di tessuti di Angela Gigante( N’giulina la gia’hanta). Seguiva la bottega di falegname di R’minicucce r’ bic bac prima e successivamente trasformata in bottega di calzolaio con l’inserimento di Maresciallicchio ( Cariello) e figli. In questa bottega si poteva giocare anche al gioco del Lotto. Successivamente fu aperto un negozio di generi alimentari di Maria Laudano. Il negozio di tessuti di Paolo Picciotti, successivamente gestito da Vito e Gherina Picciotti, in seguito integrato ed ampliato in maglieria e vendita di bombole gpl e piccoli elettrodomestici. A fianco la bottega di calzolaio di Nicola Nigro ( r cuzzette). Dopo la III traversa troviamo la cantina di Clementina r’ cicione, doppio ritrovo di amanti del vino e cultori della musica classica, a fianco la bottega di fabbro di Nicola Landolfi, e dopo la sua morte, trasformata in salumeria condotta dalla moglie Peppinella Fernicola. Siamo giunti così al largo con l’albero di acacia e alla sua base una pubblica fontana. Quì troviamo l’ingresso di servizio della locanda di Nenna e di fronte salendo una scala in pietra l’agenzia di viaggi di Graziantonio Menza. Non era sorta per procurare biglietti di viaggio per facoltosi turisti locali ma come punto di raccolta per espatriare. Centinaia di buccinesi si sono serviti di questo agente di viaggi per imbarcarsi per le americhe in cerca di lavoro. Al centro la barberia di Nichino, a contatto con ‘emporio di Luigina Sacco (la sargente), dove si trovava di tutto, dalle gazzose alla muniglia. Riprendiamo a camminare e incontriamo la merceria - orologeria Carbone ( Vicienz l’orefice). Superato l’orto Freda e il relativo portone d’ingresso troviamo, per un breve periodo una gelateria di Vito Picciotti, il negozio di tessuti di Giuseppe La Petina e figli. Superata la IV trasonna troviamo il negozio di suole e accessori per cavalli e asini di Peppantonio D’Acunto e Gerardo Imbrenda (r’ p’rrotta). La Chianca di Nicola Murano (r’furese) successivamente sostituita da bottega di generi alimentari di Rosina r’ paparacchio e la chianca r’pigne nivre il padre di Gerardina r’ m’nescia. Dopo lu spuort’ ( angusta e stretta trasonna) c’è il negozio di alimentari e diversi di Faiuccio D’Acunto ( lu socialist). Segue Annibale Salimbene con il negozio di merceria e drogheria con i suoi sciu sciù. Nnanz i sant’ a fianco dell’abitazione r la campagnese c’era la piccola bottega di calzolaio di Gerardo r’ iaione. Lato destro di corso Garibaldi Incontriamo l’emporio di Francesco (Ciccilluzzo) Forlenza, a seguire il tabacchino di Raffaele ( Faiuccio) D’Acunto, in seguito si trasferiranno entrambi nella commerciale piazza Mercato negli anni 50. A seguire c’era la sala biliardo di Giacomino Grieco con il figlio Pasquale. Subito dopo il negozio di tessuti di Francesco (Cilluzzo) Gigante. Presso l’attuale circolo dei cacciatori ci fu negli anni 50 la bottega di fabbro ferraio di Raffaele Landolfi (r’ cicione). Successivamente, per un breve periodo, fu aperta una sezione del M.S.I. nella metà anni 50. Ritornò ad essere poi una bottega di fabbro ferraio con Lilino Nigro( la crapara). A seguire troviamo la drogheria di Gismondo Freda. Nella porta accanto c’era la bottega di ramaio, successivamente trasformata in bar, con la sala da biliardo a lato. Nel retrostante orto, in estate si giocava a carte, con la gestione di Vincenzo Solitro negli anni 60. Subito dopo, al primo piano, ricordiamo la sartoria del maestro Nicola Fumo, condotta dagli anni 60 in poi dai nipoti Antonio e Chechele Freda Al piano terranno trovioamo la bottega di calzolaio di Arturo Salimene e Donato Sacco con vari aiutanti. Seguiva la cantina di Nicola Maria Manzo ( manz’tiedd’), a seguire il calzolaio Carlerico Speranza. Dopo l’abitazione e studio del notaio Pasquale Caprio, nel sottostante vano a livello stradale Augusto Caprio aprì una rivendita di giornali per un breve periodo. Seguivano degli orti e abitazioni. Poi incontriamo l’abitazione di De Maria e l’abitazione di Pietro Lordi con il locale sottano adibito a salone di barbiere gestito da Peppinuccio (Giuseppe Fernicola). Subito dopo il vicolo del casalino c’era il forno r’ N’dunetta ( Antonietta Del Monte) , madre di Carmela e Ventura Cintola. A questo punto facciamo una breve sosta nn’anz i sant e poi riprenderemo la passeggiata lungo il corso Vittorio Emanuele. Corso Vittorio Emanuele (lato destro) Svoltato l’angolo r nnanz i sant’ inizia Corso V.E. e troviamo la beccheria di Vito Murano (Marrano), successivamente gestita dal figlio Mimì e oggi, dopo la ricostruzione, c’è una nuova macelleria condotta dal nipote Vito. Seguiva il negozio di scarpe con il retrobottega adibito a calzoleria di Giuseppe Verderese (Peppinuccio lu munachiedd’ ). Il salone di barbiere di Giuseppe Salimbene (r’ Ferdinand’) seguiva un altro calzolaio: Emilio Luordo (M’liuccio r’ scuzz’ttella). Saverio Napolitano con il negozio di tessuti. Seguiva il negozio della papessa con i suoi famosi ceci abbrustoliti, lupini, ecc, successivamente trasformata in sartoria dal figlio Peppiniello Pucciariello ( lu’ mocc’e) La bottega di alimentari e diversi di Paparacchio, mentre nel casalino , nell’attuale forno c’era la bottega di calderaio di Nicola D’Acunto, padre di Faiuccio e nonno di Peppino. Siamo giunti davanti al largo della fontana che si affaccia sulla via provinciale. Risaliamo il corso V.Emanuele Corso V.E. (lato sinistro) All’angolo via provinciale, corso V.E. troviamo la cantina di Remolino. Segue l’orto di Raffaele D’Acunto. Su quel terreno nel 1953 si costruisce il Cinema K2. Con l’avvento della televisione e la conseguente crisi del cinema negli anni ’70 al posto del locale cinema K2 si costruiscono case e negozi. La sala d’ingresso al cinema si trasforma in sartoria e lavanderia condotta da Arcangelo Coppola. Segue il negozio di Domenico Monaco ( lu nivre) . Subito dopo troviamo la bottega di calzolaio di Pepeppe Landolfi, che immette nella traversa sotto s. Giovanni. All’angolo del vicolo troviamo la falegnameria di Laudano, a fianco c’era la barberia di Giuseppe Cariello ( lu mandare) e dopo trasformata in bottega di calderaio di Giuseppe Gerbasio ( Peppe la pesta), padre di Fausta e della indimenticata Filomena. Subito dopo c’era la bottega di calderaio di Pasquale Volpe ( ra’volia). Superata la seconda traversa troviamo il negozio di generi alimentari r meniello. In seguito il negozio di calzolaio di Peppinuccio Chiariello e nell’attuale negozio di scarpe Ianniello c’era il negozio di Carlo Annunziata ( orologi, piccoli elettrodomestici , gpl e maglieria). Finisce così la nostra passeggiata a ritroso nel tempo al corso Garibaldi e Vittorio Emanuele. Sullo schermo del cinema K2 appare così la parola FINE sulla proiezione in chiave amarcord dell’artigianato buccinese. |
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Ad
Arcangelo Coppola di Mario Chiariello Nella sua lavanderia-laboratorio ci sono entrato diverse volte per uno scambio amichevole di cortesi conversazioni. Ci sono stato anche oggi, a un mese dal triste evento. La lavanderia di Via Piano accusa il vuoto dell’assenza e io mi sento colpevole di aver sottovalutato l’opportunità di immortalarlo meritevolmente, con una bella foto, come ho fatto in passato per tanti altri artigiani. Con irrecuperabile ritardo i miei occhi si posano sull’instancabile ferro da stiro, sulle grosse forbici, sulle due usurate macchine SINGER. Il personaggio, autentico quale era, poteva facilmente dare vita a una foto degna da aggiungere al mio archivio. La stessa foto poteva essere oggi una gigantografia parlante attaccata sulla parete dell’esercizio per comunicare ai familiari, agli amici, ai clienti “ Sono sempre qui, al mio posto, per continuare a servirvi”. Invece questo non è successo e posso solo immaginare dietro quel banco il grande sarto, l’ uomo buono, il lavoratore ineguagliabile. Rientra nelle mie abitudini arrivare a piedi la sera, a ora quasi tarda, fino a Piazza San Vito. Di ritorno da questa benefica passeggiata la mia attenzione cadeva puntualmente su quella vetrina illuminata. Il mio sguardo si posava su Arcangelo che, a capo chino, continuava il suo lavoro. Mi fermavo, restavo in attesa di un attimo della sua distrazione per regalargli un cenno di saluto, che sapesse di amicizia e di solidarietà; ma lui continuava a restare così preso da farmi avvertire la soggezione di disturbarlo. E lo lasciavo al suo intento lavoro, riprendendo i miei cadenzati passi. Sì, non un adulto, sembrava un bambino alle prese con il suo giocattolo, dal quale non era capace di distogliere lo sguardo nemmeno per un istante. Il lavoro, è risaputo, se svolto con continuità, stanca, affatica, stressa. Ma non era così per lui. Sul volto mai i segni della stanchezza, della noia, della voglia di mandare tutto all’aria. Sempre e solo sorriso per tutti. Bastava guardarlo per capire quanto fosse innamorato del suo lavoro. Chiudeva in pace le lunghe giornate, pronto a ricominciare quella del giorno successivo, sempre con lo stesso entusiasmo. Spesso abbiamo elogiato i nostri contadini per aver lavorato duro dall’alba al tramonto; egli di sicuro ha abbondantemente superato questo standard. Sempre incollato alla sua sedia, schivo anche di allungare lo sguardo oltre la vetrina. Spesso mi sono scoperto curioso di sapere cosa pensasse di quel mondo di fuori, che scorreva sotto i suoi occhi. Incapace di sentenziare o giudicare, ma di sicuro interiorizzava… E’ fuori discussione che la sua vita fosse estremamente semplice e di poche pretese. Con la serenità nel cuore chiuse bottega l’ultima sera. La mattina dell’ 8 Gennaio, con la chiave in mano, si apprestò a scendere la scalinata di casa per recarsi nel suo unico solito paradiso. Non ebbe il tempo di avvedersi che con quella chiave, quella mattina, stava per aprire la porta di un PARADISO ben più grande. La sera continuo con le mie uscite e mi fermo al solito posto a contemplare la saracinesca chiusa. Mi manca quell’uomo buono onesto amato da tutti, quel lavoratore instancabile. E penso: abbiamo perso un altro eroe del silenzio. |
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