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La voce di
Buccino |
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Editoriale Primavera 2006 Grazie Ciampi Tremaglia for President La più lunga campagna elettorale della storia della Repubblica Italiana è giunta ormai al termine. Quando la stragrande maggioranza dei pochi lettori di questo umile foglio leggeranno questo editoriale i giochi elettorali saranno già conclusi. Sia che vinca il professor Prodi, sia che venga riconfermato il cavalier Berlusconi, noi italiani in Patria e all’estero continueremo a combattere la nostra battaglia quotidiana che è fatta prima di lavoro e poi di partecipazione alla vita civile e sociale della nostra comunità. Quindi, dopo aver adempiuto al nostro diritto-dovere di cittadini, ci metteremo in attesa per conoscere la formazione del nuovo governo. Sarà subito chiaro, in base al responso elettorale, cosa ci aspetterà nei prossimi cinque anni. Sarà una continuazione del programma svolto dal governo uscente o l’eventuale cambio di gestione porterà a intraprendere nuove strade? Ancora pochi giorni e lo sapremo. Proprio in questi ultimi momenti di una campagna elettorale che è partita già da molti mesi c’è la corsa allo schierarsi da una parte e dall’altra. Anche chi dovrebbe essere o apparire neutrale ha preso posizione schierandosi apertamente. Fino a qualche anno fa i maggiori quotidiani italiani , oltre al nome, portavano scritto: quotidiano indipendente. Esclusi gli organi di stampa dei partiti, gli altri quotidiani dovrebbero mantenere una certa equidistanza perché annoverano tra i propri lettori cittadini che non si sentono e non vogliono essere etichettati di destra o di sinistra, conservatori o democratici ma vogliono avere la testa e le mani libere di scegliere volta per volta a chi dare mandato a rappresentarli. Ma in Italia ciò non è possibile perché la categoria dei giornalisti indipendenti è una specie estinta da un bel pezzo. Giosuè Carducci avrebbe definito la nouvelle vague del giornalismo attuale come dei “ Manzoniani che tirano quattro paghe per il lesso”. Io che sono un dilettante giornalista allo sbaraglio non ho editori o proprietari e nemmeno la federazione nazionale della stampa a cui dar conto, e malgrado ciò trovo una certa riluttanza ad esprimere liberamente la mia opinione, specie alla vigilia delle elezioni. Non è certamente per paura che cerco di limitare le mie scorribande nelle praterie della politica, ma per non essere accusato di utilizzare questo periodico per scopi di parte. Volo alto e sorvolo le elezioni politiche. Ma devo pure atterrare da qualche parte e allora eccomi giungere in piazza del Quirinale. Il nuovo Parlamento che uscirà dalle urna del 9 aprile dovrà pensare subito a chi votare per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Carlo Azeglio Ciampi sta per concludere il suo settennato e bisogna pensare alla sua sostituzione. E’ stato un ottimo Presidente e gli Italiani tutti lo ricorderanno con affetto. Il merito più grande è stato quello di restituire al Tricolore e alla Patria dignità. Non sarà facile trovare un valido sostituto e il sistema elettorale vigente porterà alla solita manfrina e ad un compromesso tra le varie forze politiche. Sarebbe ora che almeno il presidente della repubblica venisse scelto direttamente dagli italiani. Ma così non è e allora lancio una forma di primarie attraverso La Voce di Buccino. Ecco il suo identikit. E’ stato un uomo di parte, e da giovane ha militato nella parte sbagliata, ma ha sempre anteposto l’interesse nazionale al di sopra della fazione. Ha combattuto una lunga battaglia per il riconoscimento del diritto di voto agli Italiani all’estero. Grazie a questa battaglia oggi gli Italiani nel mondo si sentono più vicini alla madre patria e orgogliosi delle loro radici. “L’altra Italia” come ama chiamare i nostri connazionali nel mondo rappresentano una grande risorsa e una grande ricchezza . Avete capito tutti che stò parlando del ministro degli Italiani nel mondo: Mirko Tremaglia. Ha saputo ben rappresentare l’altra Italia e saprebbe altrettanto ben rappresentare questa Italia nel mondo. |
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A “borgo Pio” un buccinese veglia sul Papa Il Prefetto Salvatore Festa dirige l’Ufficio di collegamento con il Vaticano I buccinesi non sono solo un popolo di emigranti, di poeti, di navigatori ma anche di uomini che con professionalità sanno mettersi al servizio della collettività italiana. In passato, abbiamo avuto molte figure importanti che hanno saputo gestire incarichi rilevanti nella gestione dell’ordine pubblico. Un giorno dedicheremo uno spazio a questi personaggi che hanno dato lustro alla nostra comunità. Questo numero è dedicato ad un professionista di origini buccinesi che ha l’onere e l’onore di vigilare sulla figura più importante della cristianità che vive a Roma e che è a capo della chiesa cattolica, ovvero sua Santità Benedetto XVI. Nel gennaio del 2003 il dott. Salvatore Festa, che i “ragazzi” della mia generazione conoscono come Rino, viene nominato a dirigere l’Ispettorato della Polizia di Stato presso il Vaticano. Questo ufficio ha il compito di vigilanza in Piazza San Pietro e dintorni nonché di vigilare sulla persona del Santo Padre non solo a Roma ma anche negli spostamenti in Italia. Successivamente, il dott. Festa viene nominato Prefetto e dal luglio del 2005 lascia l’incarico di dirigente dell’ispettorato presso il Vaticano e viene nominato dirigente di collegamento tra la Santa Sede e il Ministero degli Interni . Il 14 gennaio l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza del Ministero degli Interni presso il Vaticano è stato ricevuto da Benedetto XVI per lo scambio di auguri per il 2006. Anche quest’anno il Santo Padre, come il suo predecessore papa Wojtyla, ha voluto ringraziare i componenti dei questo ufficio per l’opera svolta. In particolare, l’anno appena trascorso, il 2005, è stato molto impegnativo sotto tutti gli aspetti per l’Ispettorato diretto dal prefetto, dott. Salvatore Festa. C’è stato prima l’aggravamento dello stato di salute di Giovanni Paolo II e la sua morte avvenuta il aprile. Su San Pietro e dintorni si sono accesi i riflettori del mondo. Le immagini della lunga settimana con quel lungo serpentone umano che in silenzio e in preghiera, passo dopo passo, si reca a rendere l’estremo omaggio ad un grande papa. Il giorno dei solenni funerali in piazza San Pietro con il momento più suggestivo del libro del Vangelo, con le pagine che prima svolazzano al vento di Roma e poi si chiudono sulla bara di papa Wojtyla. L’indimenticabile omelia del cardinale Ratzinger che sarà interrotta più volte dalla folla al grido di “Santo subito”. Di lì a qualche giorno sarà proprio il cardinale tedesco nominato a succedere al suo amato predecessore venuto dalla Polonia. Sono giorni di impegno psico-fisico per l’Ispettorato sotto la super visione del prefetto Festa. Basta pensare al pericolo di probabili atti terroristici che mettono a dura prova l’apparato di sicurezza. Il nuovo papa ci mette anche del suo a rendere la vita difficile agli uomini della sicurezza con il suo innocente comportamento. Infatti, si reca a piedi presso l’alloggio che fino a pochi giorni prima l’aveva ospitato come semplice cardinale e non esita a fermarsi e a dialogare con gli increduli passanti. Sono proprio queste prime immagini del nuovo papa e il suo innocente comportamento a ridisegnare il vero volto di Joseph Ratzinger che certa stampa non proprio benevola fino a poco tempo prima ci aveva propinato. La carriera del Prefetto Salvatore Festa Da Genova a Roma: 33 anni al servizio dello Stato Italiano Il suo primo incarico nella Polizia di Stato è a Genova e successivamente viene trasferito alla Questura di Milano e qui vi resta per due anni. All’epoca siamo nella Milano del terrorismo ovvero delle brigate rosse. Viene a Roma e dopo un breve periodo a Firenze di nuovo a Roma dove vi è rimasto interrottamente fino al duemila. Promosso questore viene mandato a Siena e dal giugno del 2002 ritorna a Roma e dal gennaio 2003 ricopre l’importante incarico presso il Vaticano. “ La maggiore esperienza l’ ho fatta proprio a Milano ed è stato anche il momento più tragico della mia carriera e spero che altri non la debbano fare. Un momento indimenticabile ma tragico per lo Stato italiano ovvero il periodo di fulgore delle brigate rosse. Dai primi anni 70 fino ai primi anni 80 con l’arresto di Giovanni Sensani e degli elementi dell’organizzazione terroristica. |
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Dalla buona novella di Mons. Spinillo alle domande dei giovani del Liceo di Buccino di Mario Chiariello Don Angelo Spinillo. Chi è costui ? Un sacerdote ? Lo è stato fino all’anno “ 2000 quando è divenuto sua Eccellenza: il vescovo. Ma nella sua diocesi di Teggiano è rimasto per tutti Don Angelo. Ho avuto il piacere di conoscerlo seguendo il Preside Salvatore Gallo (che saluto affettuosa-mente) in alcune manifestazioni culturali organizzate nel Vallo di Diano. Ho potuto apprez-zare le molteplici virtù e il grande dono della parola: quella vera, sincera, immediata, che non mente. Ascoltarlo è un piacere perchè lui sa rendere semplice tutto ciò che non lo è... sa a-prirti il cuore, ti convince, ti entusiasma. Questo è Don Angelo, e di sicuro non solo questo. Io non seguo gli eventi sportivi, tanto me-no quelli politici o di spettacolo, per cui non posso privilegiare alcuna preferenza, ma se mi si chiedesse qualche personaggio a cui faccio riferimento, al momento, con certezza, pronunce-rei un nome: DON ANGELO. I miei lettori sanno che da sempre ho amato identificarmi con l’asino e in Don Angelo ho ritrovato l’umiltà samaritana sposata con l’eccellenza divina. Due giorni prima dell’ 8 Febbraio ho appreso che il vescovo sarebbe venuto per quella data presso il Liceo Scientifico di Buccino per incontrare i giovani della Scuola. Promotore del felice incontro Don Giovanni Salimbene al quale dirigo un incommensurabile grazie per la singolare opportunità offerta alla nostra gioventù. Non potevo perdermi quest’occasione. Volevo ad ogni costo essere testimone dell’emozione dei miei giovani che per la prima volta incontravano un “affabulatore celeste”. Diversi ragazzi che sono stati miei alunni oggi frequentano il quinto liceo. Mi inorgoglisco nel dire che sono adolescenti preparati e puliti, candidati ad essere la gioventù che conta. Le parole di Don Angelo sarebbero state il più efficace catalizzatore per far esplodere la miscela energetica che essi portano nell’animo. E così è stato. L’otto febbraio, mattina, ero lì insieme a loro ad ascoltare la parola del Monsi-gnore. Con me, registratore e macchina fotografica. Ero perfettamente consapevole di cosa sarebbe accaduto. Due ore di esposizione verbale del vescovo contro due ore di ascolto sacerdotale. Ognuno incollato sulla propria sedia. Solo occhi attenti, interessati, motivati, accesi dalla voglia di en-tusiasmarsi, tutti puntati sullo stesso fuoco: su un uomo che, incominciando dall’etimologia del suo nome, porta loro la buona novella. Il momento esaltante è stato quando i ragazzi, chiamati in causa, hanno posto le loro doman-de. La prima, quasi lapidaria: come si pone la Chiesa di fronte all’attuale società: conserva-trice o al passo con i tempi ? E Don Angelo, partendo da un fatalismo da bocciare per giungere al mitologico Prometeo da emulare, ha acceso tutti indicando la fede come fuoco di vita. La lunga risposta può così essere riassunta: Ma davvero questa società ha bisogno di me ? (parole di Papa Giovanni Paolo). Sì questa società ha bisogno di me, di te. Sei chiamato a questo bel dialogo per partecipare al cammino della vita. Se proprio vuoi fare qualcosa per il ragazzo abbandonato di Manila, per le tante ingiustizie del mondo, datti da fare, vai a casa e studia, non per fare carriera, ma per collaborare alla crescita di questo mondo. Questo si a-spetta da te la fede nel Vangelo. E questo quei bravi e intelligenti ragazzi aspettavano di sentirsi dire per dare una giustifica-zione alla rabbia che portano nel cuore e un senso al loro duro e lungo impegno di studio. Altre domande, non meno pregnanti, sono seguite. Le preziosissime risposte del nostro hanno sempre di più conquistato il cuore e la stima dei giovani. La mattinata si è conclusa con un’esaltante foto di gruppo (per immortalare un incontro da non dimenticare). A conclusione la promessa del pienamente soddisfatto Dirigente Scolastico Mario Briscione di impegnarsi a dare continuità al positivo incontro con sua eccellenza Mons. Angelo Spinillo. |
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Il progetto del Museo delle Donne Il progetto del Museo delle Donne nasce per iniziativa di Maria Rosaria Pagnani, professoressa di lettere in pensione e cultrice di storia delle donne. Dal 30 luglio 2005 è visitabile nella Casa Comunale di Buccino la mostra permanente Mode e Modi di Donne, inaugurata col patrocinio del Comune di Buccino e della Provincia di Salerno e con il beneplacito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La mostra, che prende il nome dal saggio Mode e Modi di Donne scritto dalla stessa curatrice, è allestita seguendo un percorso espositivo che racconta attraverso manufatti, utensili, foto, cartoline e documenti la storia delle donne. Gli oggetti esposti appartengono ad una vasta collezione privata della professoressa Pagnani e diventano nel Museo uno strumento per celebrare quelle donne sconosciute, sommerse, taciute dalla storia dei grandi eventi che, senza saperlo e senza volerlo, sono le protagoniste di questo viaggio nel tempo. La Casa Comunale è solo un sito provvisorio perché quello definitivo, individuato nel Palazzo ducale di Buccino, una volta riportato alla sua antica bellezza, diventerà una casa museo. Il percorso espositivo vuole offrire un approccio non solo storico-artistico, ma anche emotivo e produttivo: riconoscere, ricordare, scoprire per parlarne e trasmetterne la memoria. E poi, progettare una nuova economia. La collezione negli anni è cresciuta connotata dal dinamismo, perché non vuole essere uno spazio chiuso ma ha l’ambizione di creare intorno a sé un’insula al femminile, uno spazio di genere, per recuperare l’artigianato femminile, riflettere sulle pari opportunità, scambiare tecniche lavorative, creare terapia occupazionale, stimolare la poliedrica creatività femminile. In tal modo il futuro museo si collegherà al più ampio progetto di sviluppo dell’ager volceianus che si sta realizzando attraverso il parco archeologico urbano Antica Volcei e il PIT Antica Volcei. Il Museo delle Donne sarà questo e tanto altro ancora per rappresentare la manualità, la fantasia, la creatività, la povertà e la ricchezza di tutte le donne del mondo. La collezione La collezione che cresce giorno dopo giorno è unica nel suo genere perchè comprende pezzi provenienti da vari paesi d’Italia e del mondo e perchè vuole raccontare le mode e i modi delle donne attraverso manufatti, utensili, foto, cartoline, documenti intessuti di gioia, fatica, lacrime e civetterie. Le sei bacheche dell’attuale percorso espositivo rappresentano una minima parte della collezione e raccontano, attraverso oltre cento pezzi, una pagina di storia delle donne; aristocratiche e contadine, filatrici e massaie, artigiane e modaiole presentano un momento della loro vita a chi si avvicina per riconoscere, ricordare, scoprire e commentare. Tra i pezzi più belli, ventagli dalle pagine riccamente decorate, scialli tessuti a mano, ombrelli in seta, argento e avorio. Per originalità ed eleganza si fanno notare uno scialle intessuto di lamine d’argento donato ad Olga di Napoli da un reduce della guerra in Libia nel 1911, gli imparaticci di Antonietta di Eboli confezionati negli anni ’40 durante le lezioni di economia domestica, il gonnellone di panno accessoriato da un grembiule ricamato in oro appartenuto a C. C. di Caggiano alla fine del ‘700. E non passano inosservate le foto nuziali di Gina e Marianna, originarie di Ricigliano andate spose a Chicago negli anni ’20. Da ammirare sono anche i fuselli inglesi da tombolo di una solerte ignota merlettaia, il tappetino da icona dell’ucraina Yeugenia e i parasole francesi dai manici d’avorio di qualche sofisticata parigina che andava alla promenade lungo gli Champs Elisées. Molto il materiale cartaceo distribuito nelle bacheche; belle le foto e le cartoline, interessanti i documenti tra cui un contratto di nozze del 1700 e un documento di monte di maritaggio di metà ottocento. L’atmosfera generale è soft; gli stili dei manufatti, le ispirazioni dei capi, i materiali degli oggetti si mescolano con naturalezza e il documento ingiallito del 1721 si affianca, senza stonare, alle foto degli anni ’30. “Mode e modi di donne è un libro interessante e vero, ti prende immediatamente e ti resta dentro” M. R. Salito - Il Saggio dicembre 2005 “Un lavoro di ricerca condotto con meticolosità e tenacia” E. Carrafiello - Il Mattino 9 marzo 2005 “Un percorso di lettura che consente di decifrare il ruolo della donna e la sua posizione all’interno della società di ieri e di oggi” P. Vita - La Voce Repubblicana 13 gennaio 2005 “Un libro intrigante, accurato e coinvolgente” G. Lauriello - Il Salernitano 9 dicembre 2004 Il libro è disponibile presso le librerie: Napoli Evaluna Vico S. Pietro A Maiella, 6 Salerno Feltrinelli Corso Vittorio Emanuele, 230 Mondadori Corso Vittorio Emanuele Eboli Spinelli Moderna Cartolibreria Viale Amendola, 6 |
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