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Il paese attuale, nel cuore del Cilento interno, è ubicato su un piccolo colle nella Vale del Calore lungo
una strada che, dallo piana pestana conduce al Vallo di Diano, lambendo le pendici del Monte Pruno. Tra la metà degli anni '20 e la fine degli anni '30 sul pianoro di Monte Pruno vennero alla luce, durante lavori agricoli, numerosi oggetti di ambra lavorata ed  una sepoltura con ricchissimo corredo di vasi, bronzi e gioielli definita così di tipo "principesco". Questi rinvenimenti resero il nome Roscigno famoso tra gli archeologi ed emblematico per spiegare i complessi rapporti che, nel corso del VI sec. a.C,
intercorrevano tra le popolazioni indigene stanziate nell'interno, i Greci della costa tirrenica ed ionica e gli Etruschi dell'area picentina.
Tuttavia un'esplorazione sistematica ed una strategia di ricerca per capire la reale estensione dell'insediamento antico di Roscigno, inizia solo alla fine degli anni '80 ed ha documentato, nel corso di questi ultimi anni, una realtà archeologica vasta ed articolata, al centro delle complesse dinamiche insediative e commerciali che hanno coinvolto tutta la valle del Calore ed il territorio degli Albumi. Il pianoro e le pendici del Monte Pruno sono occupate, in maniera sparsa ed estesa, da nuclei di abitazioni e necropoli secondo un modello piuttosto peculiare degli abitati indigeni. La documentazione raccolta suggerisce una prima occupazione da parte dell'uomo tra l'VIII ed il VII sec. a.C., ma è nel corso de VI sec. a.C. che tale presenza diventa sistematica organizzandosi in maniera strategica rispetto a precise direttrici viarie.
Ai primi decenni del V sec. a.C. si data un'altra sepoltura di tipo principesco, rinvenuta poco distante da quella più famosa recuperata nel 1938, che dunque non era isolata Ma molto probabilmente faceva parte di un circolo funerario di tipo familiare. Alla metà circa del IV sec. a.C. la cima del colle viene circondata, per Tre lati, da una poderosa fortificazione che difende e protegge l'abitato che si andava organizzando sul pianoro. La fortificazione, in blocchi squadrati di calcare locale, è con doppia cortina, un imponente riempimento trattenuto da briglie ed è intervallata da torri angolari e porte. Infine, nella valletto di Cuozzi prospiciente il tracciato della via che conduce al Vallo di Diano risalendo da Paestum, nota nel toponimo locale come "Trazzera degli stranieri", è stata parzialmente messa in luce un'abitazione articolata in più vani disposti intorno ad un cortile centrale e con un portico protetto da tettoia. La casa è in uso dalla metà circa del IV agli inizi del II sec. a.C. ed a breve distanza è stato individuato il nucleo di sepolture.
A cura di Marco Ronca
Testo tratto da "Roscigno Monte Pruno". "Laboratorio di Archeologia".

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