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Livio nel riportare la notizia della resa di alcune popolazioni italiche nel 209 a.C. a Fulvio Flacco, cita, distinguendoli, Hirpini, Lucani e Volcientes. Il nome Volcei è attestato da numerose iscrizioni, da cui si ricava che la città fu municipio retto da quattuorviri. Il centro antico corrisponde alla parte mediana del moderno paese. Un tratto delle mura è visibile sul lato settentrionale del Colle. Si sviluppa al di sotto di via Egito ed è costituito da blocchi parallelepipedi recanti molto spesso segni di cava. Il lavoro è tecnicamente inquadrabile nell'ambito delle opere di fortificazione della seconda metà del IV sec. a.C. ampiamente documentate in Lucania. Probabilmente, le attuali porte Consina a ovest e porta S. Mauro a est corrispondono a due porte antiche, poste all'estremità del decumano massimo, 

che dovrebbe corrispondere alle attuali via Roma e via Quintino di Vona. Sul lato ovest del fornice di porta Consina è murata una base onoraria capovolta, trovata in contrada S. Paolo. Altre iscrizioni sono murate nelle facciate di case, ad esempio sull'angolo destro della facciata della chiesa di S. Maria Soldita, in via S. Nicola di fronte a palazzo Zinno, nel parapetto di un pozzo in via Sacco e nella torre del Castello.

Da un'iscrizione è attestata l'esistenza di un Casareum, che si è proposto di identificare con i resti di edificio incorporati su due lati di una casa privata in via Spirito. Questi resti consistono in un gradino di fondazione di pietra calcarea, in frammenti di una cornice e in una fila di blocchi disposti verticalmente. Un'altra epigrafe, rinvenuta al di sotto dei ruderi del Castello, lascia presupporre l'esistenza di un teatro. Tombe e urne funerarie sono state rinvenute anche nell'area dell'abitato moderno, ma il nucleo più consistente di tombe e quello scavato nella zona ai piedi della Costa Santa Maria, e particolarmente nell'area del campo sportivo. 

Si tratta di tombe a fossa con copertura di tegole e con corredi deposti ai piedi del morto, databili tra la fine del V e la prima metà del IV secolo a.C. Sono conservati,e in parte esposti, al Museo Provinciale di Salerno. Vi si trovano vasi a vernice nera e non verniciati, ma soprattutto importanti i vasi propri dell'ambiente lucano quali le "nestorides", vasi ornati sulle anse verticali da coppie di rotelle e decorati con fasce a vernice nera intervallate da fregi di foglie e di palmette. Va ricordato che da Buccino proviene ancora un bellissimo frammento di cratere pestano firmato da Asteas, uno dei più importanti ceramisti italioti. Conservato oggi a Roma, nel Museo di Villa Giulia, rappresenta Aiace che si aggrappa alla statua di Atena mentre Cassandra lo afferra per la testa; è chiaramente 

parodiato, secondo un gusto tipicamente italiota, l'episodio omerico in cui Cassandra, durante la distruzione di Troia, si aggrappa al Palladio per sfuggire ad Aiace.

IL SANTUARIO DI LOCALITA' S. MAURO - In località S. Mauro, circa 1 km a sud-est di Buccino, a monte della sponda settentrionale del fiume Bianco, sono visibili i resti di mura di terrazzamento messi in luce da recenti scavi archeologici americani. Sono mura costruite nella tecnica poligonale, che fungevano da terrazzamento a un tempietto. Si datano alla fine del III secolo a.C.. Su uno dei blocchi angolari del lato meridionale è scolpito un simbolo apotropaico. Il tempietto posto al centro dell'area è costituito da un rettangolo orientato da est a ovest; sul lato meridionale è visibile una struttura che si dispone a forma di L; lungo il lato occidentale sono tre ambienti quadrati di diversa grandezza, probabilmente funzionali alla vita del santuario. Il santuario cessa nella prima metà del I sec. a.C. , ma non viene allora meno l'uso dell'area, occupata in età imperiale probabilmente da una villa rustica, di cui rimane una serie di ambienti intorno a un cortile centrale.

LE VILLE RUSTICHE NEL TERRITORIO DI VOLCEI - In tutto il territorio intorno a Buccino vi sono numerose ville rustiche. Una è in contrada S. Nicola, a sinistra del tratturo che sale da Bottiglieri. E' un grande complesso rettangolare con ambienti residenziali sul lato settentrionale e un muro di terrazzamento che sostiene il lato occidentale. Sul lato nord è un ampio vano, forse un cortile, accanto al quale si trova un ambiente absidato con i muri coperti da pitture e il pavimento in mosaico decorato da motivi geometrici: rombi neri chiusi da cerchi bianchi nella parte antistante dell'ambiente, rettangoli bianchi contornati da linee nere nella parte di

separazione con l'abside, dove invece si sviluppa un disegno di viticci neri con fiori gialli. Sul lato orientale è un lungo ambiente adibito a magazzino. L'impianto, in base ai materiali rinvenuti durante lo scavo, sembra risalire al III secolo d.C. e durò, con vari rifacimenti, fino alla fine del IV secolo; rimase quindi parzialmente in uso fino ad età alto-medievale. Strutture di un'altra villa sono state portate alla luce in contrada Pareti; il suo impianto risale al II sec. a.C., ed è costituito da muri in opera poligonale. Dopo un periodo di abbandono, l'area fu rioccupata in età imperiale da una piccola fattoria di cui sono visibili due ambienti contigui, uno rettangolare e uno quadrato, e un impianto per la produzione dell'olio.

Di quest'ultimo restano due presse, vasche rivestite di cocciopesto per la decantazione e doli per la conservazione dell'olio. Ancora una villa è visibile in contrada Vittimose, a valle di Buccino, tra il fiume Bianco e la superstrada per Vietri di Potenza. La fase più antica, anche qui in opra poligonale, risale al II sec. a.C.; ne fanno parte un lungo cortile centrale chiuso da muri, una cisterna rettangolare a sud-ovest del cortile, e tre ambienti usati come depositi, posti a nord-est sempre del cortile, nei quali si sono rinvenuti grossi doli interrati, alcuni con iscrizioni.

Si tratta di nomi e di indicazioni di capacità. La seconda fase è costituita da rifacimenti che vanno dal I al IV sec. d.C.. La superficie del cortile viene ridotta per ricavare nuovi vani; la parte residenziale della villa risulta ubicata più a nord-ovest, attorno a un impluvio quadrangolare circondato da otto colonne in laterizio. A sud-ovest sempre del cortile, è un ambiente con tracce di pavimento in mosaico con motivi marini. Tra i materiali è stata rinvenuta una bellissima matrice di terracotta architettonica

raffigurante una maschera silenica: è conservata a Padula nei depositi del Museo della Lucania Occidentale. Un po' lontano, nel territorio di Auletta, in contrada Vagni, è stata rinvenuta una villa rustica di età imperiale. Il terrazzamento del terreno è costituito da un muro in opus incertum; la parte più conservata è formata da cinque ambienti affiancati lungo il lato settentrionale, che costituivano delle terme. Due di questi ambienti sono absidati, e hanno delle "suspensurae" costituite da mattoni circolari, al di sotto del pavimento decorato da un mosaico con motivi geometrici. Anche un altro ambiente aveva il pavimento in mosaico, mentre i rimanenti lo avevano in opus signinum. Mentre la prima fase del complesso sembra risalire al III sec. d.C., in una fase successiva le terme furono rimaneggiate: alcuni muri in cotto furono rifatti in calcestruzzo e gli ambienti furono adibiti a usi produttivi; restano presse per le olive, tracce di scorie di ferro, probabili residui di un'officina. Le tombe rinvenute nell'angolo sud-est devono probabilmente collegarsi a questa fase.


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