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Questo
paese della costiera amalfitana si sviluppa nella valle del
torrente Reginuolo, al centro dell’insenatura compresa tra
Capo d’Orso e Conca dei Marini. Nella strada S. Lucia sono
visibili i resti di una villa romana , scoperta nel 1932,
scavata dal 1934 e ricavata nel 1954, dopo un’alluvione che
interessò tutta la costiera amalfitana. Il complesso doveva
essere molto esteso, ma oggi se ne conserva solo la parte più
vicina al mare; molti degli ambienti sono stati utilizzati come
cantine delle abitazioni moderne costruite al di sopra della
villa stessa, alla quale si accede (rivolgersi al custode) dalla
strada statale per Amalfi (l’ingresso originario doveva essere
aperto nell’atrio verso il mare). |

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Dallo
studio della pianta si ricava che della villa rimane un grande
“viridarium” con piscina centrale circondato da un
triportico e un nucleo di abitazioni divise in due gruppi
simmetrici da un vasto ambiente centrale. E’ quest’ultimo
una sala tricliniare con fontana- ninfeo sul lato nord e letti
sui lati est e ovest. |
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Da
una scaletta a nord scendeva l’acqua della fontana, che dalla
vasca sottostante defluiva nella piscina del “viridarium”
attraverso una canalizzazione sotterranea. Da questo ambiente si
passa nel viridarium attraverso un ampio accesso, sormontato da
un arco in laterizio in asse con un altro arco posto a sud, che
costituiva l’ingresso alla villa dal mare. All’esterno del
viridarium, a sud, è visibile parte di un corpo avanzato,
probabilmente corrispondente a una delle due alae che
fiancheggiavano l’ingresso. Due scalinate, poste a est e a
ovest degli ambienti di abitazione, portavano dal pianterreno al
piano superiore; si conserva solo la scala del lato ovest. Gli
ambienti del nucleo occidentale costituivano un insieme di sale
piuttosto vaste, senza dubbio con funzione di rappresentanza;
alcune di esse, in una fase successiva, furono divise con
tramezzi in ambienti più piccoli, di cui non si coglie la
funzione. |
Il
nucleo orientale comprende anche la parte termale, di cui si
riconoscono il “tepidarium”, il “calidarium” e il “praefurnium”.
Tutti gli ambienti sono coperti con volta a botte a tutto sesto,
a eccezione di quello immediatamente a ovest della sala
triclinare, coperto con volta a vela.
Solo poche strutture restano del piano superiore, inglobate in
gran parte in ricostruzioni successive; è visibile parte di una
grande vasca occupata successivamente da un impianto per
riscaldamento, una rampa in cocciopesto, muretti e resti di
pavimento in mosaico a tessere bianche e nere. Alcuni degli
ambienti del piano terra e il criptoportico conservano le
decorazioni pittoriche, caratterizzate da uno zoccolo a fondo
nero o rosso diviso in riquadri delimitati da sottili linee; nei
riquadri si trovano decorazioni policrome con al centro elementi
vegetali. Al di sopra dei riquadri, grandi pannelli rettangolari
recano al centro medaglioni con elementi figurati o grandi
figure isolate. In due ambienti, sotto la cornice si osservano
in un caso un fregio con motivi geometrici e vegetali da cui
pendono strumenti musicali, e nell’altro edicole sormontate da
festoni. La volta di una sala è decorata con un cassettonato
illusionistico, mentre in un’altra vi si trovano elementi
geometrici convergenti verso un quadrato centrale. I piedritti
del triportico hanno pannelli a graticcio in giallo ed edicole
con al centro animali fantastici. Sono da attribuirsi al pieno
III stile pompeiano, come anche la decorazione a stucco
superstite (età giulio- claudia). Di due ambienti si conservano
anche i mosaici: interessante quello dell’ambiente con ninfeo,
dove la decorazione si sviluppa su due fasce. Quella anteriore
ha un orientamento est- ovest ed è inquadrata da una cornice
con motivo di calici di acanto uniti da girali; agli angoli vi
sono teste umane di prospetto, la scena centrale rappresenta un
corteo marino. L’altra fascia, con orientamento nord- sud, è
decorata da una scena che rappresenta un cacciatore, con lancia
nella mano destra, che tiene con la sinistra un cane al
guinzaglio; segue un cervo, un albero, un altro cervo, e infine
un elemento a mezzaluna riempito a reticolo, forse una rete tesa
per la caccia. Del pavimento in mosaico che decorava il secondo
ambiente, ottenuto sempre con tessere in bianco e nero, resta un
grande “kàntharos” da cui fuoriescono tralci vegetali. Lo
stile delle decorazioni e l’esame delle strutture murarie
hanno permesso di individuare due fasi costruttive principali
della villa. La fase originaria è in opus incertum e si data,
grazie anche alle pitture, in età giulio- claudia; anche il
triportico in opus latericium appartiene a questa fase. La
seconda fase riguarda essenzialmente trasformazioni della sala
triclinare e, sulla base del mosaico, si può datare all’età
dei Severi. Non si può stabilire chiaramente la cronologia
degli ambienti termali, che senza dubbio non esistevano nella
prima fase della villa. Nell’Ufficio Scavi annesso alla villa
sono conservate le pitture di altri ambienti della villa non
più visibili, venute alla luce durante la costruzione
dell’Hotel S. Lucia e in tutto analoghe a quelle in situ. |
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