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Sulla base dei tratti di mura scavati e delle torri individuate, è possibile ricostruire il tracciato del perimetro delle mura di cinta di Nuceria; ha una forma pressappoco rettangolare nella ricostruzione proposta dai Fresa, mentre è perfettamente rettangolare in quella più recente di Johannowsky e dei suoi collaboratori sulla base di uno studio più approfondito del territorio di Nocera. Probabilmente al centro di ogni lato doveva aprirsi una porta in corrispondenza del cardo e del decumanus; un tratto di strada pavimentata fu scoperto in via S. Pietro durante gli scavi di fondazione dell’edificio delle scuole elementari e probabilmente corrisponde al cardo maximus (Fresa); un’altra strada, pavimentata con grossi blocchi e ampia quattro metri circa, fu scoperta in località Pareti, e infine recentemente, durante gli scavi eseguiti presso il battistero, è stato individuato un tratto della via Popilia corrispondente al decumano massimo.

LA CINTA MURARIA
Di essa è conservato un lungo tratto del lato meridionale, che si trova a Nocera Superiore in località Pareti; è ben visibile un lungo settore di cortina esterna con torre, scavato e restaurato di recente, immediatamente a ridosso del campo sportivo. Appartiene alla seconda fase di costruzione delle mura della città, quella risalente a dopo la distruzione di Annibale; è in opera incerta con ricorsi in orizzontale, e ha uno spessore di un metro e mezzo circa. Le mura di Nocera avevano imponenti torri, una delle quali è visibile su questo lato meridionale, molto ben conservata. Ha tre feritoie sulla parete esterna, feritoie che per ragioni difensive si allargano verso l’esterno, e altre due rispettivamente sui lati est e ovest; sul lato ovest è una postierla che conserva una chiusura in muratura leggera, realizzata per permettere sortite improvvise. All’interno vi è un vano, che attraverso una scala di legno collegava la postierla al piano di calpestio della torre; qui sono visibili blocchi e tracce della scala in muratura che portava al piano superiore. 

Sul piano di calpestio furono rinvenuti molti materiali di reimpiego usati, come le scale, per la fondazione di una struttura medievale; tra questi una bellissima sima a testa leonina, proveniente probabilmente dal tempio di Hera Lacinia di Crotone. Il pezzo, conservato insieme agli altri materiali rinvenuti durante gli ultimi scavi in un deposito presso il Municipio di Nocera Superiore. Della torre si conserva anche la decorazione in stucco di I stile in falso bugnato. Davanti alla torre sono state portate alla luce una cisterna e tre vaschette, non comunicanti fra loro, risalente a età medievale.

IL TEATRO
Poco lontano da questo tratto di mura, sempre in località Pareti, è stato di recente individuato, e scavato in parte, il teatro. Si arriva dalla SS 18, girando a sinistra all’altezza del mobilificio Martorelli; dopo cento metri circa, si gira ancora a sinistra e si raggiunge un cancello (il monumento è visitabile, su richiesta, dalle 9 alle 16 quando sono in corso i lavori, o rivolgendosi alla Pro Loco, dove è custodita la chiave). Dopo il cancello si trova il teatro, di cui sono state scavate la “frons scenae” con l’orchestra, l’”ima” e la “media cavea” e la “pàrados” occidentale, nella quale sono state rinvenute tracce di pitture parietali. La prima fase risale alla seconda metà del II secolo a.C., e presenta rifacimenti di età augustea. Durante lo scavo è stata rinvenuta un’iscrizione di età flavia, che parla di restauri e rifacimenti. La “frons scenae” è costituita da un’alternanza di tre nicchie in negativo e positivo, in opera laterizia, e probabilmente risale a quest’ultimo rifacimento. Della cavea sono stati scavati due cunei e per i primi tre gradoni i sedili recano tracce di rivestimento in calcare. Ancora in sito sono tracce della pavimentazione in marmo dell’orchestra e il rivestimento in marmo delle nicchie del muro del pulpito, in “opus reticolatum”; la qualità dei marmi presenti, molto preziosi, lascia intuire la grandiosità del complesso. 

Intorno all’orchestra è visibile l’”euripus” per il deflusso delle acque; sotto il “pulpitum” è un ambiente a volta, in opera quasi reticolata,che corrisponde ai pozzetti rettangolari che servivano per gli incastri del sipario. E’ visibile inoltre il parascenio della zona orientale; più a nord sono canalette coperte, costruite in blocchi di tufo, che costituivano lo sbocco dell’euripus. Tra i vari materiali rinvenuti è una bella testa-ritratto di Agrippina, sempre in tale zona proviene la statua di Atena conservata nell’atrio del museo di Salerno e rinvenuta durante gli scavi del 1957, in seguito ai quali si avanzò l’ipotesi dell’esistenza di una basilica.

L'ANFITEATRO
Un altro monumento importante di Nocera era l’anfiteatro, la cui esistenza è documentata anche da iscrizioni rinvenute a Pompei, una delle quali parla di uno spettacolo che la famiglia gladiatoria di un flamine Augustale avrebbe dato nella vicina Nuceria. L’anfiteatro si trovava nei pressi di Portaromana, ed è completamente sepolto da più strati alluvionali e inglobato nelle case moderne che gli si sono sovrapposte. Se ne intuisce l’andamento osservando la disposizione curvilinea delle case sul lato meridionale, l’andamento curvilineo della via Portaromana nel tratto in cui lambisce a est l’anfiteatro, e a occidente l’andamento del muro del giardino del convento francescano di S. Maria degli Angeli. I fratelli Fresa compirono alla fine degli anni’50 una ricerca nella zona meridionale e occidentale, rispettivamente nelle cantine di casa Montalbano e del convento, individuando scale e pareti, in “opus reticolatum”, di “vomitoria” che immettono in un ambulacro che, a sua volta, porta all’ingresso meridionale dell’arena, praticamente al di sotto di via Grotte. La rampa di scale, con copertura ad arco, ha la parete decorata da un un fregio a stucco così come l’ambulacro.

 In seguito, nel tratto di ambulacro corrispondente al convento, fu individuato un piano di calpestio in “opus signinum”. La cronologia del monumento, sulla base dei graffiti pompeiani, necessariamente anteriori all’eruzione del 79 d.C., e sulla base dei particolari costruttivi, può essere posta tra il 60 e il 65 d.C. , cioè dopo la chiusura di quello pompeiano, decretata in seguito alla rissa del 59. Alcune particolarità tecniche lasciano credere che ci possano essere stati rifacimenti in età flavia. Nella zona orientale di Nuceria Alfaterna, 400 m a ovest dela stazione di Nocera Superiore, è la chiesa di S. Maria Maggiore o della Rotonda, eretta come battistero nel VI sec. d.C. reimpiegando in gran parte materiali provenienti da più antiche costruzioni di età romana. Si trova 3 m al di sotto del piano stradale, ed è a pianta circolare con un diametro di 24 m; un doppio giro di trenta colonne, abbinate radicalmente, regge gli archetti sui quali poggia una doppia cupola, ovoidale all’interno e cilindrica all’esterno. 

Le colonne esterne sono di marmo cipollino e tutte uguali fra loro, quelle interne sono di diametro differente, e composte da pezzi eterogenei (granito, travertino, alabastro). I capitelli sono in parte corinzi in parte tardoantichi. Al centro è un’ampia vasca ottagonale per il battesimo a immersione, circondata da otto colonne poggianti su un muretto rivestito da lastre di marmo, su ognuna delle quali sono incise una croce e le lettere alfa e omega; delle otto colonne originarie ne restano solo cinque, due delle quali sono di granito e le altre tre di marmo pario. 

L’ingresso a est, non è esattamente in asse con l’abside; si è pensato che l’ingresso originario si trovasse a occidente, al posto dell’abside, soprattutto in considerazione della vicinanza della Rotonda alle mura orientali della città. Il confronto più diretto per questo edificio è quello con la chiesa romana di S. Costanza. Infine, nei pressi della chiesa di S. Maria Maggiore, tra via Mazzini e la ferrovia, è visibile un ultimo troncone superstite dell’acquedotto medievale di S: Renato, sul cui antico percorso è stata tracciata, piuttosto di recente, la via Matteotti.Un altro monumento importante di Nocera era l’anfiteatro, la cui esistenza è documentata anche da iscrizioni rinvenute a Pompei, una delle quali parla di uno spettacolo che la famiglia gladiatoria di un flamine Augustale avrebbe dato nella vicina Nuceria. 

L’anfiteatro si trovava nei pressi di Portaromana, ed è completamente sepolto da più strati alluvionali e inglobato nelle case moderne che gli si sono sovrapposte. Se ne intuisce l’andamento osservando la disposizione curvilinea delle case sul lato meridionale, l’andamento curvilineo della via Portaromana nel tratto in cui lambisce a est l’anfiteatro, e a occidente l’andamento del muro del giardino del convento francescano di S. Maria degli Angeli. I fratelli Fresa compirono alla fine degli anni’50 una ricerca nella zona meridionale e occidentale, rispettivamente nelle cantine di casa Montalbano e del convento, individuando scale e pareti, in “opus reticolatum”, di “vomitoria” che immettono in un ambulacro che, a sua volta, porta all’ingresso meridionale dell’arena, praticamente al di sotto di via Grotte. La rampa di scale, con copertura ad arco, ha la parete decorata da un un fregio a stucco così come l’ambulacro. In seguito, nel tratto di ambulacro corrispondente al convento, fu individuato un piano di calpestio in “opus signinum”. La cronologia del monumento, sulla base dei graffiti pompeiani, necessariamente anteriori all’eruzione del 79 d.C., e sulla base dei particolari costruttivi, può essere posta tra il 60 e il 65 d.C. , cioè dopo la chiusura di quello pompeiano, decretata in seguito alla rissa del 59. Alcune particolarità tecniche lasciano credere che ci possano essere stati rifacimenti in età flavia. Nella zona orientale di Nuceria Alfaterna, 400 m a ovest dela stazione di Nocera Superiore, è la chiesa di S. Maria Maggiore o della Rotonda, eretta come battistero nel VI sec. d.C. reimpiegando in gran parte materiali provenienti da più antiche costruzioni di età romana. Si trova 3 m al di sotto del piano stradale, ed è a pianta circolare con un diametro di 24 m; un doppio giro di trenta colonne, abbinate radicalmente, regge gli archetti sui quali poggia una doppia cupola, ovoidale all’interno e cilindrica all’esterno. Le colonne esterne sono di marmo cipollino e tutte uguali fra loro, quelle interne sono di diametro differente, e composte da pezzi eterogenei (granito, travertino, alabastro). I capitelli sono in parte corinzi in parte tardoantichi. Al centro è un’ampia vasca ottagonale per il battesimo a immersione, circondata da otto colonne poggianti su un muretto rivestito da lastre di marmo, su ognuna delle quali sono incise una croce e le lettere alfa e omega; delle otto colonne originarie ne restano solo cinque, due delle quali sono di granito e le altre tre di marmo pario. L’ingresso a est, non è esattamente in asse con l’abside; si è pensato che l’ingresso originario si trovasse a occidente, al posto dell’abside, soprattutto in considerazione della vicinanza della Rotonda alle mura orientali della città. Il confronto più diretto per questo edificio è quello con la chiesa romana di S. Costanza. Infine, nei pressi della chiesa di S. Maria Maggiore, tra via Mazzini e la ferrovia, è visibile un ultimo troncone superstite dell’acquedotto medievale di S: Renato, sul cui antico percorso è stata tracciata, piuttosto di recente, la via Matteotti.

IL MUSEO ARCHEOLOGICO PROVINCIALE DELL’AGRO NOCERINO

In alcuni locali del trecentesco Convento di S. Antonio di Nocera Inferiore è sistemato il Museo Provinciale dell’Agro Nocerino (aperto dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 20, tutti i giorni). Fu istituito nel 1964, e formato con il deposito della raccolta archeologica della famiglia Pisani di S. Marzano sul Sarno, con i materiali rinvenuti durante gli scavi effettuati dalla Direzione dei Musei Provinciali dal 1957 in poi a Nocera superiore in località Pareti, e con i materiali (soprattutto di età romana) rinvenuti in tutto l’Agro Nocerino e conservati anteriormente presso il Municipio di Angri.
Nel vestibolo, alle pareti, sono esposti pannelli con fotografie di vasi attici rinvenuti a Nocera nel secolo scorso e conservati nel Museo Archeologico di Napoli e in musei stranieri; vi sono anche pannelli con fotografie di monete coniate a Nocera. 

Ai piedi e lungo le scale che portano al primo piano sono esposti un sarcofago marmoreo con eroti, uno a cassa di tufo nocerino e una statua frammentaria, provenienti da S. Maria Maggiore; una statua panneggiata di tufo rinvenuta in località Lavorate di Sarno. Numerose anche le stele figurate funerarie di età romana e cippi di forma simile a quella delle erme, sempre in tufo nocerino, rinvenuti nel territorio di Angri, Scafati e Nocera. Nella prima sala, sulla parete di fronte alle scale, è esposta una serie di elementi decorativi appartenenti alle pareti di una casa portata alla luce a Scafati, le pitture sono attribuibili al III stile pompeiano. Nelle vetrine trovano posto i materiali prima conservati ad Angri; vi sono elementi architettonici raffiguranti maschere in terracotta, balsamari, vasi a vernice nera e sovradipinti, olle acrome, vasi di vetro, una brocca di bronzo, una bilancia anch’essa di bronzo, un frammento di mano di terracotta, un sostegno di marmo raffigurante un piede felino, un peso di bronzo, e uno di piombo con iscrizione, una kylix a figure rosse. Nel passaggio tra la prima e la seonda sala è una colonna miliaria, rinvenuta nel territorio di Angri, con un’iscrizione che attesta la sistemazione della strada da Nocera a Stabia, nel 121 d.C., a cura dell’imperatore Adriano. 

Seguono i materiali della ex collezione Pisani, costituita da vasi e oggetti bronzei propri della cultura a Fossa delle necropoli della valle del Sarno; i corredi esposti nel piccolo museo presso S. Maria della Foce di Sarno offrono tuttavia una documentazione più completa e articolata. Isolata, è una copia della statua marmorea raffigurante Atena, conservata in originale nell’atrio del museo di Salerno, rinvenuta in un’esedra addossata al muro di fortificazione che si è accertato poi appartenere al teatro; è una copia del I sec. d.C. da originale ellenistico. Nelle rimanenti vetrine sono esposti i corredi delle tombe di età arcaica e classica rinvenute a Nocera, tra Pareti e Cucciano, dal 1963 al 1964. Le tombe del VI secolo hanno, fra gli oggetti che compongono il corredo, numerosi vasi di bucchero, molti dei quali con iscrizioni incise, coppe di tipo ionico, ceramica con decorazione geometrica, colini e òlpai di bronzo, alari e spiedi di ferro; in alcuni casi vi sono anche pendagli di ambra. Nei corredi del V secolo vi sono vasi attici e vasi a vernice nera sia di importazione attica che di produzione italiota.

Molto bello il cratere a calice della tomba XXXVIII, a figure rosse,di fabbrica protoitaliota, attribuibile forse al Pittore di Dirce; gli altri oggetti del corredo sono: oinochoe, lekythos baccellata, due coppe su alto piede, lekane con coperchio, tutti a vernice nera, anforona, fusaiola e peso di argilla.

 La cronologia della sepoltura si pone intorno agli ultimi anni del V sec. a.C. I corredi della seconda metà del IV secolo hanno vasi a figure rosse di produzione campana, vasi a vernice nera e con decorazione sovradipinta in bianco e giallo, anfore e olle non verniciate, fibule. Altri corredi provenienti dagli stessi scavi sono conservati nei depositi del MUSEO PROVINCIALE DI Salerno, e altri ancora, rinvenuti successivamente durante i lavori per il nuovo tronco ferroviario Nocera-Salerno, sono conservati presso i depositi della Soprintendenza a Salerno. Questi ultimi sono particolarmente interessanti, perché presentano associati vasi attici a figure rosse della fine del V sec. a.C. e vasi protoitalioti del Pittore di Amikos. 

Va sottolineata infine l’importanza di un’iscrizione rinvenuta su di un vaso di bucchero in una tomba di Nocera. Essa, come un’altra di Vico Equense, è scritta in un alfabeto piuttosto antiquato, che richiama quello di iscrizioni rinvenute in ambiente sudpiceno sulla costa adriatica; probabilmente è da mettere in relazione con gli Opici citati dalle fonti. Un’altra iscrizione, rinvenuta su di una ciotola sempre di bucchero, è in alfabeto calcidese: si tratta del nome di un greco di Cuma trasferitosi a Nuceria alla metà del VI sec. a.C.


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