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PARCO
ARCHEOLOGICO
L’area della città antica si estende per circa 85 ettari e viene
identificata, almeno per l’epoca romana, con la colonia di
Picentia (fondata nel 268 a.C.) di cui parlano le fonti antiche.
Al momento, l’area di via Stadio è fruibile al pubblico. Nel
268 a.C., cinque anni dopo la deduzione della colonia di Paestum,
i Romani fondano Picentia deportando una parte della tribù
adriatica dei Picentini nel territorio compreso tra Salerno e il
Sele. Per le sue ribellioni contro Roma la città non ha goduto
di una vita lunga e prospera, perdendo, forse già dal II sec.
a.C., la sua autonomia politico- amministrativa a vantaggio
della vicina Salerno. |
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Gli
storici antichi ricordano infatti come Picentia sia stata
distrutta dai Romani due volte: durante la seconda guerra punica
(218-01 a.C.), essendosi schierata con Annibale, e durante la
guerra sociale (91-89 a.C.) quando viene messa a ferro e fuoco
dall’esercito di Silla. Quest’ultimo evento è probabilmente
documentato nello scavo del parco dal rinvenimento di un esteso
strato di incendio e di distruzione databile agli inizi del I
sec. a.C.. Al momento della fondazione Picentia è pianificata
secondo un impianto regolare con isolati di abitazione
rettangolari, larghi 35 metri e lunghi più di 85, suddivisi
da una |
maglia
di strade perpendicolari. Di
esse, nello scavo del parco, sono visibili il corso principale,
largo circa 9 metri (decumano), che attraversa la città nella
sua larghezza, e una delle strade minori disposte nel senso
della lunghezza (cardine). L’abitato continua a vivere in età
imperiale quando subisce un’altra grave distruzione a causa
dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.; da questo momento si
restringe intorno alla sua strada principale, l’unica che
continua a conservare una piena funzionalità: a breve distanza,
gli isolati, ormai abbandonati, sono occupati da sepolture. Si
sviluppano contemporaneamente piccoli nuclei insediativi
distinti da quello della città: uno di essi era collocato sul
guado del fiume Picentino, nei pressi dell’attuale ponte della
S.S. 18. Picentia sopravvive fino al V secolo d.C., quando viene
abbandonato anche il settore lungo la strada: resiste solo una
modesta frequentazione di carattere agricolo, segnalata da fosse
granarie e da alcune sepolture del VI-VII sec. d.C. |
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MUSEO
ARCHEOLOGICO NAZIONALE
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Il
Museo Nazionale raccoglie i materiali provenienti
dall’agro Picentino, è sito in piazza Risorgimento
(orario: giorni feriali, 9-14; giorni festivi, 9-12;
chiuso il lunedì). Il percorso, che presenta i
rinvenimenti in successione temporale, dalla preistoria
fino al IV sec. a.C., è accompagnato da chiari pannelli
esplicativi e da piante appese alle pareti in
corrispondenza di ciascuna vetrina, che mostrano la
situazione del rinvenimento al momento dello scavo,
tanto nel caso di tombe che di abitati. |

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Al
primo piano, nella vetrina di fronte alle scale, sono
esposti materiali del periodo eneolitico, tra cui la
patera con decorazione radiale rinvenuta nel
“deposito” 631, e l’olla con decorazione
“svirgolata” e il boccale tronco- conico del
“deposito” 654, entrambi scavati in località S.
Antonio. A destra dell’ingresso tre vetrine contengono
materiali rinvenuti in alcuni scavi eseguiti nell’area
dell’abitato, e precisamente nella proprietà Noschese,
in via Bellini. Negli strati inferiori si rinvennero
numerosi buchi per pali riferibili a capanne in legno e
argilla cruda databili agli inizi del VII sec. a.C.;
inoltre numerosi frammenti di vasi, soprattutto in
alcuni dei pozzi: si tratta di ceramiche greche di
importazione, ma in particolare di vasi di uso comune,
come le situle , e di fornelli. Da uno strato superiore
provengono cocci databili al VI sec. a.C., tra i quali
sempre vasi di uso comune, coppe ioniche e un frammento
di tazza attica a figure nere. Questi materiali vanno
riferiti a un edificio, di cui non si possono stabilire
le funzioni, con fondazioni in muratura ed elevato in
mattoni crudi. Mancano materiali riferibili al V secolo;
il livello superiore ha restituito altri pozzi con
materiale del IV secolo, collocati attorno a un portico.
Tra la fine del IV e gli inizi del III secolo il sito
viene abbandonato; dal livello più alto proviene un
pozzo con materiali di età imperiale. |
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In
questo settore del museo, nello spazio davanti alle
vetrine, verrà esposta tra breve la tomba a cassa (la
prima con pareti interne affrescate rinvenuta a
Pontecagnano) di recente scavata nella piazza antistante
il museo. E’ decorata con figure di animali, su di un
lato affrontati e divisi da una colonna, sull’altro
rappresentati in corsa: il disegno non “colto”, e la
composizione delle scene lasciano pensare ad
un’esecuzione in loco. Il corredo, molto ricco,
permette di datare la tomba intorno alla metà del IV
sec. a.C.; è composto in gran parte da vasi di
produzione pestana: |
| una
neck-amphora, un lebete, una hydria, una lekythos; inoltre da numerose terrecotte
raffiguranti una divinità femminile seduta in trono,
ricavate anche da matrici pestane, e da vasi e oggetti
in bronzo. |
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A
sinistra dell’ingresso si incontrano sette vetrine con
materiali provenienti da tombe della prima età del
Ferro (IX-VIII sec. a.C.). Le tombe erano o a fossa con
copertura di ciottoli, o a pozzo, anch’esso ricoperto
da un fitto strato di ciottoli: nel primo caso i morti
venivano inumati, nel secondo incinerati, e i resti, insieme
agli oggetti personali del defunto, venivano raccolti in
un grosso recipiente di forma biconica avente per
coperchio uno scodellone o l’imitazione d’impasto di
un elmo di bronzo, come nel caso della tomba 879. |

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Gli
altri vasi del corredo sono una piccola tazza con ansa a
piastrino, l’askos, la brocca, e più raramente l’anforetta,
tutti con decorazione incisa prima della cottura.
Particolare attenzione merita la tomba 2500, esposta
nella vetrina 2, che non conteneva il consueto
cinerario, ma un’urna riproducente una capanna a
pianta circolare, con grande porta limitata da due
pilastri e una finestra laterale. Il tetto è a forma di
cupola, e gli elementi in rilievo copiano le strutture
del tetto di una capanna, costruito forse con tronchi
d’albero e paglia. L’urna a capanna si confronta con
esemplari noti nel Lazio e in Etruria, ma fino ad oggi
sconosciuti in Italia meridionale. E’ ben
riconoscibile, dai corredi, il sesso del defunto: nelle
tombe delle donne vi sono fusaiole e rocchetti, in
quelle maschili il rasoio di bronzo di forma
rettangolare o lunata e a volte le armi, come nel caso
della tomba 180, dove oltre alla lancia e al giavellotto
vi sono anche la spada e due schinieri di bronzo: in
alcuni casi la sommità dell’elmo è sormontata da
figure plastiche, due cavalli nella tomba 2349 e due
figure umane accostate nell’elmo, rinvenuto isolato,
esposto nella vetrina 5. Nella vetrina 8 sono esposti
alcuni dei ricchi corredi del secondo quarto dell’VIII
sec. a.C., ad esempio quelli delle tombe 3009 e 3010. Si
tende qui a sottolineare il prestigio del defunto: la
tomba 3010 contiene infatti due cuspidi di lancia in
ferro, una spada anch’essa in ferro, con fodero e
immanicatura rivestiti d’avorio, un’ascia di bronzo,
una paletta di ferro e due spiedi. Compaiono anche
fibule a staffa lunga, a drago con molla, come
l’esemplare in argento, sempre della tomba 3010. |
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I
vasi sono decorati con solcature e con cerchietti
impressi; diviene frequente lo scodellone, spesso su
piede, con ansa complessa, e una grande olla d’impasto
rosso con prese sulla spalla. Compaiono anche, nelle
tombe più ricche, scarabei orientali di pasta blu,
collane di vaghi di ambra e di cristallo, pendagli
d’oro. Siamo nel momento in cui l’arrivo dei primi
Greci sull’isola di Ischia dà origine al più antico
insediamento greco in Occidente, che per tutto l’VII
sec. a.C. svolgerà la funzione di tramite tra Oriente e
Occidente. |
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L’importazione
dei prodotti orientali modifica profondamente il gusto e
il costume delle popolazioni locali; si afferma ora una
produzione ceramica decorata con motivi derivati dalle
ceramiche proprie delle isole dell’Egeo e di Eubea. A
Pontecagnano spicca in questa produzione l’olla con
uccelli, del tipo di quella della tomba 3009, produzione
molto vicina a classi analoghe dell’Etruria e del
Lazio, cui si dà il nome di “ceramica di Bisenzio”.
Un altro vaso simile è presente nella tomba 538,
accanto a vasi di produzione locale e a oggetti di
metallo: una spada di ferro e una fibula di ferro a
ponte con ardiglione mobile a disco. Interessante anche
la tomba 528, femminile, nel cui corredo è presente
un’anfora con decorazione a tenda importata dal Vallo
di Diano e numerosi oggetti metallici: fibule a disco in
bronzo con arco rivestito d’ambra, una fibula a
quattro spirali, due saltaleoni e due pendaglietti in
oro. Inoltre, una tazza di lamina di bronzo decorata con
borchiette e puntini, sormontata da un’ansa costituita
da due figurette di uccelli inseriti nel
“crescente”; si tratta della schematizzazione di un
simbolo molto antico: quello degli uccelli con la barca
solare. La tazza trova confronti con esemplari rinvenuti
in Etruria. |
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Seguono
quattro vetrine in cui sono esposti i corredi delle
tombe 926 e 928, del periodo orientalizzante medio. Si
è dato molto rilievo e spazio a queste due tombe per il
loro carattere del tutto eccezionale; per questo motivo
sono state collocate al centro della sala, fuori
dell’ordine cronologico e prima di iniziare l’esame
del complesso del periodo orientalizzante. Le due
sepolture, definite “principesche”, si rinvennero
affiancate nella piazza antistante il museo, nella
stessa area cioè in cui fu trovata la già citata tomba
dipinta del IV secolo. |
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Erano
costituite da un recinto in lastre di travertino che a
sua volta racchiudeva un loculo foderato e ricoperto
anch’esso da lastre di travertino. Le tombe erano a
incinerazione, laddove nel periodo in questione è ormai
diffuso solo il rito dell’inumazione, nel loculo vi
erano uno o due bacini di bronzo con le ossa cremate del
defunto, ricoperti da un altro bacino, anch’esso
bronzeo. Nel loculo si rinvennero anche gli oggetti che
costituivano il corredo personale del defunto, oggetti
di eccezionale qualità sia per il pregio intrinseco del
materiale,sia per la tecnica raffinata di esecuzione,
sia infine per il carattere generale, che potrebbe
essere definito “esotico”. Vi si trovano una
oinochoe in argento con palmetta in lamina d’oro
all’estremità inferiore dell’ansa e una kotyle
anch’essa in argento con falsa iscrizione in segni
egiziani geroglifici, entrambe fabbricate sulle coste
della Siria settentrionale; tre oinochoai trilobate, in
argento, con palmette orientali incise agli attacchi
inferiore e superiore dell’ansa, provenienti da Cipro;
una phiale, una kylix sempre d’argento, skyphoi
importati dall’Etruria, probabilmente da Caere, fibule
d’argento fabbricate nelle colonie greche del golfo di
Napoli. Nel recinto si rinvennero oggetti intesi a
sottolineare il prestigio del morto all’interno della
comunità cui apparteneva; si tratta di oggetti legati
all’idea del focolare domestico, dell’offerta e del
sacrificio: alari, pinza per carbone, dieci spiedi
(presenti in ciascuna tomba), che servivano
probabilmente per arrostire i pezzi di animali
sacrificati, asce avvolte in un panno di cui restano
tracce, un grande coltello per il sacrificio, il tripode
e il grande bacile per le offerte. Importante era
l’offerta del vino, e ad essa si collegano gli unici
due vasi greci rinvenuti nelle tombe: l’anfora vinaria
corinzia dalla tomba 926 e l’oinochoe di tipo
corinzio, ma fabbricata ad Ischia, dalla tomba 928. Le
due tombe, databili al secondo quarto del VII secolo
a.C., mostrano l’esistenza di un’aristocrazia e
certamente appartengono a due personaggi di alto rango
che, dalle punte di lancia in ferro deposte sulla
copertura del loculo, si caratterizzano come guerrieri.
I corredi di queste tombe sono del tutto simili a quelli
rinvenuti nel Lazio, in Etruria e a Cuma, in tombe
parimenti definite “principesche”. |
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Seguono
tre vetrine con corredi del periodo orientalizzante
antico e medio. La ceramica è ancora d’impasto, ma più
raffinata; caratteristico è lo scodellone con ansa a
cavallini, presente in tutti i corredi appartenenti a
persone di rango sociale elevato. La ceramica greca, sia
d’imitazione che d’importazione, comprende poche
forme: coppe di tipo corinzio, del tipo detto “di
Thapsos” senza pannello, bottiglie e coppe decorate a
fasce e con motivo a onda sulla spalla e sul bordo. |
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Nella vetrina 13 è esposto un vasetto per profumi del
protocorinzio antico importato da Corinto, rinvenuto
nella tomba 1.964. Sempre
in questa vetrina sono gli oggetti della tomba 2.465: un
bracciale d’argento placcato in oro, eseguito nella
tecnica a filigrana, orecchini d’argento con grossa
perla di ambra, fibule d’argento e pendagli con
scarabei orientali. Nella vetrina 15 tra gli oggetti del
corredo della tomba 3.050, della prima metà del VII
secolo a.C., vi è un attingitoio importato dalla Daunia
(Puglia settentrionale). |
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SI
passa a questo punto in un’altra sala, dove sono
esposti i corredi dell’orientalizzante recente
e dei secoli VI, V e IV. Nei corredi dell’orientalizzante
recente sono presenti vasi di bucchero,
produzione questa caratteristica dell’Etruria;
una serie di esemplari è presente nella tomba 1.697,
che conteneva anche vasi del corinzio transizionale,
come aryballoi e alabastra, cioè vasi per profumi.
Dall’ultimo quarto del VII secolo compaiono vasi
fabbricati in Etruria che copiano quelli corinzi, come
nel caso dell’aryballos della tomba 590, databile agli
inizi del VI sec. a.C., in cui sono presenti anche vasi
corinzi importati di scadente qualità. Dalla tomba 856
provengono le due coppe prodotte a Pontecagnano,
decorate con un animale fantastico dalle fauci
spalancate molto simile a un lupo, che ha dato il nome
al pittore, definito “del lupo cattivo”. |
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Alla
metà del VI secolo si datano vasi di bucchero con
iscrizioni graffite in lingua e alfabeto etrusco, come i
vasi delle tombe 1.254 e 2.720. le tombe della fine del
VI secolo hanno corredi modesti, costituiti da quattro o
cinque vasi e da qualche fibula; vi sono coppette di
bucchero, ceramica decorata a bande che imita quella
ionica, e qualche vaso attico. Un bell’esemplare di
ceramica attica a figure nere è costituito dallo
skyphos della tomba 922, attribuibile al pittore di
Teseo. Un po’ più ricchi sono i corredi del V secolo,
in cui compaiono fibule di bronzo, pendagli di pasta
vitrea e ambra. I vasi attici sono in genere lekythoi
prodotte in serie, come quella della tomba 1105,
attribuibile al gruppo del pittore di Haimon. Tra i vasi
a figure rosse sono notevoli il boccale del pittore del
Berlino 2368, proveniente dalla tomba 1240 e la kylix
della tomba 2833, vicina al gruppo del pittore di
Antifone. Alla fine del V secolo compaiono vasi di
produzione italiota, soprattutto lucana. |
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I
corredi del IV secolo a.C. hanno molti elementi in
comune con quelli delle necropoli di Poseidonia, anche
se per certi aspetti se ne distanziano; numerosi i vasi
attribuibili all’officina di Asteas , come il cratere
della tomba 1183. Compaiono anche armi, soprattutto
cinturoni e cuspidi di lancia, come nel caso della
stessa tomba 1181 (vetrina 31). Le testimonianze dalle
necropoli si arrestano nel terzo quarto del IV sec. a.C.. |
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