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Fin dal secolo IX a.C. numerosi reperti archeologici testimoniano la presenza di insediamento umani nella valle del Sarno. Si tratta, però, di insediamenti di piccole dimensioni, come dimostrano sia l'inesistenza, anche in epoca storica, di un vero e proprio centro urbano, dato lo scarso numero di tombe trovate nelle necropoli esplorate, sia il fatto che negli antichi documenti è indicato solo il nome Sarnum, 

come una delle Stationes, una specie di posto di ristoro che sorgevano lungo le principali strade in cui i viaggiatori potevano riposarsi, ricevere assistenza ed effettuare il cambio dei cavalli.Le tombe antiche venute alla luce nel nostro paese, la maggior parte risalenti probabilmente al IX-VIII a.C., sono tombe a fossa. Il corredo funebre delle più antiche (inizio sec. VIII) si differenzia da quello proveniente da tombe della metà dell'VIII. I corredi più antichi sono costituiti da pochi oggetti rozzi, come i vasi d'impasto, cioè argilla mescolata con sabbia; i sepolcri maschili contengono armi, generalmente lance con una punta di bronzo e asta di legno, quelli femminili si distinguono per la presenza di collane, bracciali, anelli, acconciature varie. A partire dalla metà del secolo VIII i corredi diventano più ricchi e abbondanti: i vasi sono più numerosi e di qualità migliore, dipinti, di buona fattura e di argilla depurata. La posizione sociale nella tomba maschile è data non tanto dalle armi, quanto dall'abbondanza e dalla magnificenza del corredo funebre. Le tombe femminili presentano una scure sacrificale che denota la partecipazione della donna a riti religiosi, connessi forse con la fecondità.

Questa seconda fase sembra indicare non solo migliori condizioni di vita, ma anche la superiorità nella società non più del più forte ma del più ricco. L'origine di questa evoluzione dei costumi funebri gli studiosi la collocano nell'insediamento di coloni 

calcidesi ed eretriesi nell'isola d'Ischia (Pithecusa) la quale, a partire dal secondo quarto dell'VIII secolo, diventò un fiorentissimo centro di produzione della ceramica e di manufatti in metallo.I Greci d'Ischia stabilirono presto contatti con le altre genti della Campania e quindi anche con gli abitatori della Valle del Sarno, facilmente risalendo il fiume. Con questi scambiarono i loro prodotti artigianali, 

come vasi e manufatti in metallo, con prodotti della terra. Questi scambi commerciali determinarono la nascita di un ceto più ricco che assunse la direzione delle varie comunità.Verso la metà dell'VIII secolo a.C. l'insediamento a Cuma di altri Greci determinò la decadenza rapida della Valle del Sarno. I coloni Pithecusa preferirono 

stabilire contatti con i loro connazionali i quali, ben presto, presero il posto dei nostri progenitori.Lo spopolamento della valle nei secoli VI e V si evince dalla scarsità dei reperti archeologici.Nel secolo IV, chissà per quale evento storico, la valle si ripopolò, grazie ai contatti con genti straniere. Ma neppure in quest'epoca esiste un grosso centro urbano che potesse considerarsi il capoluogo della Valle: la popolazione continuò a vivere in agglomerati sparsi qua e là.A partire da questo periodo è da registrare l'avvento di un nuovo e più progredito tipo di sepoltura, la tomba a cassa, che segua il superamento delle tombe a fossa, caratteristica delle necropoli S. Marzano e di S. Valentino.


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