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La Rubrica di Eleonora


L'East Coast Park a Singapore


Vivere a Singapore è un privilegio sotto molti aspetti, lasciate dirlo ad una che ha abitato ai quattro punti cardinali. Uno di questi aspetti è la copiosa diffusione di parchi naturali un po' ovunque nella città-stato. Tra questi, quando vivevo laggiù, l'East Coast Park era il mio preferito, forse perché era proprio di fronte casa mia. Venite a conoscerlo con me.
E' un fresco mattino di buon ora, quando la luce è ancora incerta e solo poche nuvolette punteggiano il cielo più come decorazione che minaccia, ed il sole nascente spruzza l'Est di quel delizioso colore rossastro. Aspiriamo voluttuosamente il profumo dell'erba ancor umida per la rugiada, mentre c'immergiamo nel verde mondo che ci circonda. Incrociamo qui una giovane madre che spinge la carrozzina con il suo bebé, là un giovane occupato nel suo jogging mattutino. Il Parco sembra quasi deserto, come se fosse lì solo per noi. Arriviamo ad una Zona d'Erba Alta, così chiamata perché lasciata crescere senza interventi esterni; se vi concentrate in un punto selvaggio di questo angolo potete immaginare di essere perduti nel più profondo delle lontane jungle equatoriali. Ma appena volgete lo sguardo in direzione diversa, qualche "lavoro in corso" certamente vi ricorderà che siete invece nel cuore stesso della città e della civiltà moderna. Ciononostante, "civiltà" non vuol necessariamente dire "brutto"; guardate quelle deliziose palme, tutte ordinatamente allineate su un verde tappeto di erba ben rasata, con la loro forma di giganteschi birilli sembrano attendere ad ogni istante l'inizio di una ciclopica partita. Guardate quella collinetta, decorata da una miriade di buganvillea multicolori che si arrampicano su pini enormi, non vi dà la sensazione di vivere in un quadro di Monet?
Ormai il sole si è aperto il cammino tra le pigre nuvole. Mentre seguiamo un percorso che ci conduce verso la spiaggia, i toni verdi cedono il passo all'oro smagliante della sabbia ed al blu zaffiro del mare. Alcune navi ancorate nello stretto iniziano placidamente le loro manovre dirette verso il porto, sotto un cielo finalmente terso. Laggiù, in fondo alla spiaggia di quella piccola insenatura, alcune palme s'inclinano elegantemente verso l'acqua, fin quasi a toccarla: la classica cartolina postale dei tropici! Ci fermiamo qualche istante, immobili e pieni di meraviglia. Mamma mia… sembra …un paradiso!
Questo avviene in un giorno feriale, naturalmente, perché durante i fine settimana le cose appaiono un poco diverse. Per quanto vi leviate presto dal letto, troverete che una folla di gente di ogni età è già arrivata prima di voi. Così il nostro Parco, da un placido luogo di meditazione, si trasforma in un gioioso centro d'intrattenimento sociale. Le tende da campeggio disseminate ovunque e gli abiti delle persone hanno sommerso il verde con un carnevale di colori. Naturalmente nessuno depone i propri rifiuti nel bidone dell'immondizia che ha proprio a fianco, per non sottrarre lavoro agli spazzini. E' bello condividere la propria musica con i vicini e gustare la loro allo stesso tempo, così tutte le radio sono accese ovunque ad alto volume. Che spettacolo! Pedoni, joggers, ciclisti, pattinatori, semplici bighelloni che gironzolano intorno senza uno scopo preciso, bambini che corrono da tutte le parti. Per organizzare la circolazione di una tale moltitudine, segnali posti in ogni angolo suggeriscono ad ognuno di scegliere la pista appropriata: ciclisti e pattinatori da una parte, pedoni e joggers da un'altra. Inutile dire che nessuno presta loro la minima attenzione e che tutti accuratamente ingorgano la pista altrui. Solo una bambina, mentre impara ad andare in bicicletta da sola, si scusa delle sue sbandate con i più esperti ciclisti che la incrociano: sorry…sorry… ripete continuamente mentre lotta per conservare l'equilibrio. Che cos'altro potrebbe fare? E' in bicicletta e sta usando il sentiero per i ciclisti; il segnale avrebbe dovuto specificare: "principianti sulla pista dei principianti, prego" perché, inutile dirlo, esiste anche una pista particolare per i principianti, ma potreste dormirci tranquillamente sdraiati di traverso, tanto è sempre deserta.
Mentre i cartelli di divieto disseminati in città, negli ascensori e nei trasporti pubblici prevedono immancabilmente pesanti multe per i trasgressori, nel Parco l'amministrazione pubblica sembra aver stabilito una tregua con i suoi concittadini, poiché indicazioni e divieti non prevedono alcuna sanzione. Di ritorno verso casa, all'imbocco del sottopassaggio che attraversa l'autostrada cittadina East Coast Parkway, un segnale avvisa il divieto di attraversarlo in bicicletta, intimando: "Nel tunnel, smonta dalla bicicletta e spingila". Arrivano assieme a noi due ciclisti, anch'essi diretti dall'altro lato dell'autostrada, ed udiamo uno di essi dire all'altro:
"Sai, credo che dovremmo veramente osservare quel segnale e spingere le nostre biciclette attraverso il tunnel." Ma l'altro risponde pronto:
"Perché? Quel cartello non prevede alcuna multa per i trasgressori. Non è una trasgressione importante."
Come controbattere ad una logica così stringente?

Eleonora De Feo - 28/04/02

                                                                                                   

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