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Quando Alfred Nobel
inventò la dinamite, sperò che la sua invenzione avrebbe messo fine alla
guerra rendendola talmente orribile che nessuno avrebbe mai più avuto il
coraggio di iniziarne una.
Non avrebbe potuto sbagliarsi di più! Oggi,
nella celebrazione del centenario, la Fondazione si ripropone
quell’obbiettivo attraverso strade completamente diverse. In occasione
della settimana celebrativa apertasi lunedì scorso, sono stati riuniti ad
Oslo oltre trenta personaggi insigniti, nel corso degli anni, del Premio
Nobel per la Pace al fine di ricercare insieme nuove formule che possano
rendere il pianeta un luogo più sicuro di quanto ora non lo sia.
Tra i
presenti, Kim Dae-jung, Lech Walesa, il Dalai Lama, F. W. De Klerk, John
Hume, David Trimble, Elie Wiesel e tanti altri. Si parla certo di
terrorismo, e come potrebbe non parlarsene, ma anche di questioni più
generali, più profonde, cercando di comprendere ciò che è andato storto
nel ventesimo secolo e come poter migliorare le cose nel corso del
ventunesimo. Particolare attenzione viene riservata alle teorie che
possano condurre alla prevenzione del totalitarismo, al consolidamento
della democrazia, al riconoscimento universale dei diritti umani, a
sistemi più efficaci nel controllo internazionale sugli armamenti. In
sintesi, i Nobel riuniti puntano ad una migliore organizzazione del mondo,
alla diminuzione delle sofferenze umane ed al disarmo, valorizzando
elementi nuovi quali la connessione tra ambiente e pace e, forse, anche
quella tra informazione di massa e pace.
Alfred
Nobel, chimico ed inventore, nacque a Stoccolma il 21 ottobre del 1833.
Brevettò circa 600 invenzioni, tra cui resta forse più famosa quella
della dinamite che migliorò enormemente la sicurezza degli esplosivi,
dimostrandosi altamente utile nelle applicazioni pacifiche ma, ahimè,
altrettanto distruttiva in quelle belliche. Una delle invenzioni, quindi,
che meglio rappresenta come la scoperta scientifica spesso risulti
un’arma a doppio taglio.
Nobel sbagliò completamente la sua previsione
sull’uso futuro della dinamite, ma con la fortuna che guadagnò grazie
ad essa creò il Premio Nobel per la Pace. Morì in Italia il 10 dicembre
1896, nella sua casa di San Remo, lasciando nel testamento quattro milioni
di dollari americani (pari 173 milioni al valore odierno) finalizzati
all’istituzione di premi per la chimica, la fisica, la fisiologia o la
medicina, la letteratura e per la pace. Quello per le scienze economiche
fu invece istituito successivamente, nel 1968. Il Premio Nobel intende
riconoscere il valore di chiunque apporti con il proprio lavoro “il
maggior beneficio all’umanità”.
Al di là del prestigio mondiale che arreca ai vincitori, il Premio Nobel
offre un sostanziale beneficio finanziario: quest’anno ogni vincitore
riceverà circa un milione di dollari americani. Ma genera anche molte
controversie, in ogni paese. Molti sono quelli che soffrono annualmente
per non veder riconosciuto il proprio lavoro; altri non riescono invece a
comprendere perché, ad esempio, Mahatma Gandhi non abbia mai vinto il
premio per la pace.
In occasione del centenario, quest’anno sono stati invitati tutti i
Premi Nobel viventi e ne sono attesi circa 225.
06.12.2001 -
Eleonora
De Feo
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