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Lo scrigno della principessa Monili a Volcei
Parco Archeologico Urbano dell'Antica Volcei

 Foto e testi tratti a cura di ALTRASTAMPA EDIZIONI e Alfio Giannotti Photowork

La mostra, allestita nello spazio espositivo che integra la visita del Parco con momenti di riflessione su temi particolari, si colloca nell'ambito della serie di manifestazioni sul tema "Moda, costume e bellezza nell'Italia antica" promosse dalla Direzione Generale per i Beni Archeologici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per il 2003-2004. In particolare essa intende illustrare come la presenza di oggetti di decorazione personale, monili e gioielli, nella composizione dei corredi funerari rinvenuti a Buccino, abbia connotato, tra l'VIII ed il IV secolo a.C., l'appartenenza del defunto alle élites dominanti e costituisse un segno esplicito di ricchezza; ricordiamo come ancora Plinio (N.H. XXXVII, 49) poteva dire che al suo tempo una piccola figura d'uomo in ambra superava il prezzo di uno schiavo in buona salute. Allo stesso tempo, le "Principesse" volceiane, con i loro ricchi corredi, ci accompagnano in un viaggio nel gusto e nella moda del passato. Il percorso espositivo, organizzato in senso cronologico, inizia con un gruppo di tombe databili tra la fine dell'VIII e il pieno VI secolo a. C.

 La più antica di esse, la tomba 92, databile intorno al 700 a.C., presenta un ricco corredo con monili in bronzo: bracciali, pendenti a spirale, anelli ed una fìbula a cavallino, mentre nella tomba 175, della fine del VII secolo a.C., è notevole anche il corredo ceramico costituito quasi esclusivamente da oggetti miniaturistici. Alla metà del VII secolo a.C. appartiene la tomba 196 che presenta, oltre a monili in bronzo, un corredo ceramico tradizionale e gli elementi di una collana, costituiti da pendenti in osso e in ambra di diverse forme. Tra i corredi di V secolo a.C. spicca la tomba 41 con un gruppo di ambre incise, attribuibili al cosiddetto "Gruppo di Roscigno", nel cui ambito si segnalano tuttavia per la loro altissima qualità. Vi sono presenti teste femminili e maschili, interpretabili come satiri e menadi; una di queste sembra molto vicina ad una testa, appartenente allo stesso gruppo, proveniente dalla Canosa ora al British Museum. Tra le ambre di Buccino sono presenti anche pezzi intagliati in forma di animali quali una testa di lupo ed un volatile forse un cigno. Intorno al 350 a.C. è databile la tomba 169 con la splendida hydrìa attribuibile alla bottega di Assteas, se non forse alla mano del ceramografo pestano, e un'armilla in argento con teste di serpenti affrontate. 

 Chiude l'esposizione la tomba 270 della fine del 270 della fine del IV-inizi III secolo a.C., con il corredo di monili in oro e argento (collana, bracciale, orecchini, anelli digitali, fìbule), oggetti da cosmesi e strigile in argento, vasellame d'argento e di bronzo. La Ricchezza del corredo, insieme con gli stretti legami esistenti tra questo e contemporanei contesti macedoni e la collocazione della tomba all'interno del santuario di Santo Stefano, qualificano "la signora degli ori" come appartenente a quell' aristocrazia volceiana che, nello stesso arco cronologico, dava vita alla città con la costruzione della cinta muraria.


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