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PROFILO STORICO
TROTULA DE
RUGGIERO
| Il simbolo al femminile delle Scuola Medica Salernitana è rappresentato da Trotula De Ruggiero, don madico e magistra, celebrata come scienziata e soggetto di una querelle tra studiosi di storia della medicina e studiosi di storia delle donne. Essa rappresenta infatti la presenza femminile all'interno della Scuola Medica, non episodio isolato ma presenza ricca di protagonismo. Nobili, ispirate al modello regale della consorte del Longobardo Adelchi, le donne medico e le chirurghe, prudenti, attive, guerriere, coraggiose ed operose, diedero, tra l'età dei Longobardi e quella dei Normanni, il meglio di sé. Trotula nacque a Salerno nella prima metà del secolo XI, discendente da antica e ricca famiglia di origine longobarda. Trotula sposò Giovanni Plateario, capostipite a sua volta, di una diretta discendenza di medici che procurarono sommo lustro alla città di Salerno, per oltre trecento anni. Nei rari e poco sicuri frammenti biografici che si hanno circa la figura leggendaria di Trotula, risulta che questa donna, di forma matronica, ma nello stesso tempo di delicata grazia, aveva un aspetto volutivo, la fronte alta e spaziosa, bocca piuttosto grande, occhi penetranti e luminosi. Molti scrittori si sono occupati, nei tempi passati, di Trotula e tutti concordemente le hanno attribuito sommi meriti per i quali ella godette per tutto il Medio Evo ed anche oltre, di vasta fama. Tra le sue opere il "De mulierum passionibus ante e post partum" costruisce un discorso chiaro e lineare sulle malattie femminili. Aiuto sollievo, soccorso sono offerti prima del concepimento, nella gravidanza, durante il parto e il puerperio. Forte interesse diede Trotula al benessere fisico della donna e del bambino. Fu attenta all'armonia della coppia segnalando metodi contraccettivi. Infine sviluppò diverse cure del corpo con ricerche originali di cosmesi. |
ALFONSO GATTO (1909 - 1976)
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Nato a Salerno nel 1909, da una famiglia di piccoli armatori e marinai calabresi, ebbe vita avventurosa: fu studente, commesso di libreria, precettore, giornalista, insegnante. Collaborò a molte riviste : a "l’Italia letteraria","Circoli","Letteratura","Primato","La ruota","L’incontro"; dopo la guerra, ai quotidiani "L’Unità" e "Milano–sera". Dopo un'infanzia burrascosa, Gatto lasciò Salerno e andò a vivere a Firenze, dove con Pratolini diresse il periodico d’avanguardia «Campo di Marte», rivista che si proponeva di definire i mezzi per attuare una concreta educazione del pubblico verso le opere di poesia e pittura, di narrativa e di scultura, di musica e di architettura contemporanee: un programma dunque strumentale, pratico, sociale, impegnato contro la cultura di massa.. Nel 1934 fu arrestato e portato in carcere, a Milano, per opposizione al regime fascista. Militò poi tra le file della Resistenza e assunse un posto di rilievo nella letteratura ideologicamente ispirata a sinistra. Opere: Isola (1932), che raccoglie le liriche di Gatto dal 1929 al 1932; Morto ai paesi (1937), che raccoglie le liriche composte tra il 1933 e il 1937;Arie e ricordi (1940-41) ; Ultimi versi (1939-41); L’Allodola (1943); Amore della vita (1944); La spiaggia dei poveri (1944); Il campo sulla neve (1949); La madre e la morte (1960). Stile:Dalle sue prime poesie, che denunciavano reminiscenze dal Pascoli e chiari legami con gli ermetici (Isola, Morto ai paesi...), alle ultime (La forza degli occhi, La madre e la morte...) Gatto è passato da un genere di lirica disincantata, rievocativa, formalmente ricercata, ad una lirica di impegno morale e civile, più attenta ai problemi della realtà. Gli è rimasto tuttavia sul fondo un tenace pessimismo sfogato spesso nell’immagine della morte. |
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