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Marco Montefusco
dj alla consolle del "Dolce Vita", ci racconta :
"…il rito della musica, la musica nel rito…"

Intervista di Paolo Iacullo

Parlare di me in qualità di dj non mi capita spesso, lascio commenti e giudizi agli altri. Vi racconterò qui alcune parti del rito della musica e dei mie inizi. Come dice Marzullo:"Mi farò una domanda e mi darò una risposta". Vi parlerò di quando ho iniziato a suonare, di come si impara e (cosa più difficile) di come si entra a lavorare in un locale.
Andando con ordine la mia prima puntina su disco mi porta precisamente all'estate del 1992 (ho 26 anni…..fatevi il conto), non avevo mai visto una consolle confessare prima di allora. Venni "battezzato" (il cognome mi induce all'utilizzo del termine) da Michele Abate (a cui dedico questo articolo) cugino della mia fidanzata storica di allora Ileana Capuano. 
Era l'anno di Marvin Gardens con My body and my soul , degli Fpi project, dei Double you, di Felix con Don't you want me, Jordy (il bambinoche cantava dur dur d'étre bèbè, i mitici 883, Anadyn con Non ti drogare, i Control unit con Ti sei bevuto il cervello, Joy Salinas, Marconi e il suo disco Cellulare, i Datura uno dei gruppi piu' continui della musica dance, era il periodo di attenzione! 
Potrei continuare ancora e ancora mentre pelle d'oca e flash di memoria attraversano il mio corpo in un misto di emozioni e ricordi. La magia e la ritualità che accompagnano questo lavoro fanno si che un disco pur non avendolo creato e prodotto direttamente lo senti comunque un po' tuo, lo hai scartato, toccato, ascoltato, ballato, sporcato, graffiato, pulito e messo da parte, in valigia, nello scaffale….. insomma lo hai vissuto uno, dieci, cento, mille volte per mille volte ancora e quando lo suoni in quel momento stai comunicando qualcosa a chi è dall'altra parte. E' su questo aspetto che vorrei aprire una parentesi. Sia ben chiaro che chi ascolta non è solo in pista, è anche a casa, in auto, al mare…….ovunque arrivi quel mezzo di comunicazione chiamato radio. La radio ha, tra le tante utilità, anche la forza di convincere le persone ad ascoltare prima e ad acquistare poi questa o quella canzone convincendoli che quello che stanno facendo è un affare! Vi sembra poco? Vi dirò di più. Quante volte ascoltate dai diversi network a distanza di pochi secondi la stessa canzone? Quante volte avete ascoltato canzoni che non vi piacevano e dopo un po' di tempo vi sono diventate familiari? Ve lo dico io! Tantissime volte! Parlo con cognizione di causa. Quando lavoravo a radio tris salerno e radio onda libera si poteva parlare di radio libere nel senso che programmazione e programmi erano fuori da vincoli e "suggerimenti" delle etichette discografiche. Vi dirò di più: sapete perché una canzone viene passata alla radio? Perché un etichetta paga i network e spinge il disco. Se paghi te lo passano e con una piccola, si fa per dire, differenza te la mettono anche in classifica in proporzione a quanto sei disposto a investire. Insisto sul discorso radio perché l'influenza è su chi ascolta e tra chi ascolta ci sono le persone che ballano ma anche i dj che fondamentalmente dovrebbero, il condizionale è d'obbligo, accontentare chi paga per entrare e divertirsi nelle discoteche e nei club anziché APPAGARE se stessi . Non parlo di tutti è chiaro ma 
il rischio che il mito del rito faccia sentire chi lo esegue in quel momento un Dio è alto, ed effettivamente capita spesso.
Non voglio approfondire troppo questo argomento perché sono un tipo pacifico e la guerra non mi piace, soprattutto quando a farla hai "solo" la penna dalla tua parte.
Quando Michele mi ha insegnato la tecnica musicale (mettere in coppia le battute dei due dischi, i volumi ecc….) non era finito mica il periodo di formazione! La cosa che distingue un dj dall'altro non è tanto la tecnica ma la selezione musicale, il gusto musicale nonché la capacità di coinvolgere la gente. Per mia scelta non farò nomi….ma solo per ora…..ma secondo me il dj vero deve essere completo: deve scegliere la musica ma anche esprimere le sue emozioni perché se al posto suo lo fa un altro (il vocalist) come fanno le persone a sapere cosa vuole comunicare e cosa sente il dj in quel momento? C'è un passaggio di troppo. Ecco che la funzione del vocalist allontana e avvicina il dj dalla figura divina, lo allontana perché gli toglie l'opportunità di essere perfetto, ma nello steso tempo lo eleva in quanto nell'arco della serata nominerà più volte il suo nome come farebbe un cherubino in paradiso. 
Ma come si fa a entrare nel paradiso della musica? Come deve fare un bravo dj a suonare in un locale? Beh dipende dal locale. Io ho iniziato a suonare alle feste di 18 anni, comunioni, matrimoni andando con l'impianto casa per casa, ristorante per ristorante, localino per localino. Avevo quei biglietti da visita che si fanno alla stazione! Scelsi la chiave di violino come logo e ci scrissi i miei dati con un titolo "Servizi per lo spettacolo"….bah! Che fantasia avevo… Poi Michele mi portava con lui al Mary Rosy dove poi ho suonato cinque anni e da li tra un valzer un Tiburon e un Molella continuavo a coltivare la mia passione per la musica anni 70 e per la commerciale senza mai stancarmi di girare di negozio in negozio alla ricerca di copie di dischi vecchi. Ho girato anche i mercatini, ogni tanto qualche radio falliva ed eccomi lì pronto a comprare i 33 e 45 giri al prezzo di un caffè. Per me il vinile non ha prezzo e non capisco, o forse voglio fare finta di non capirlo, come certi dj utilizzino solo cd per di più masterizzati durante le serate. 
Tornando alla domanda bisogna dire che per entrare ci vuole una forte combinazione di eventi che andare a elencare sarebbe troppo vaia e inutile se pensate che alcuni dj lavorano perché sono parenti di, altri perché amici di, altri perché sottopagati, se vengono pagati. Quando tocco questo tasto divento aggressivo e insofferente, mi sento un po' come la Fallaci, dentro di me scatta "la rabbia e l'orgoglio" per un lavoro e una passione in cui credo. Il mondo della notte non si differenzia dagli altri ambienti con tutti i pregi ed i difetti del caso. Se non hai un santo in paradiso, se non conosci nessuno, se non fai il paraculo un po' qua e un po' la e se non mandi messaggi al miele ai proprietari o pr dei locali come alcuni miei colleghi hanno fatto e fanno va a finire che ci metti molto tempo a entrare nel circuito come è capitato a me. Ricordo una volta quando un pr mi disse: "Ciao Marco! Perché non fai una lista per …….ti faccio anche suonare!….Non aggiungo altro……….. Rispondendo picche non so se ho fatto quello che avrei dovuto fare in quel momento, forse ho scelto la strada più lunga ma sono contento che alla fine sono arrivato comunque nella discoteca in cui avevo sempre sognato di suonare: il Dolce Vita. Sia ben chiaro che io mi sento ancora in prima base. Di strada ce n'è ancora da fare. E io ne voglio fare ancora tanta.

Marco Montefusco
  

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