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Il
punto coronato
La contaminazione
Molti credono che la
contaminazione sia un fenomeno riconducibile all'ultimo ventennio, forse
solo perché nell'ultimo ventennio se ne è parlato di più. Ma non è
così: basta pensare all'assimilazione del liuto arabo nella musica
rinascimentale, a come sia naturale al giorno d'oggi ascoltarne il suono e
non riconoscervi origini esotiche.
La contaminazione è l'incontro paritario tra due o più culture al tavolo
della creatività, un incontro nel rispetto delle tradizioni di ogni
cultura, il cui risultato è il frutto dell'accettazione reciproca. Essa
può agire in almeno tre dimensioni: quella artistica, quella storica e
quella spaziale.
Nella dimensione artistica
(ed espressiva) la contaminazione prevede un dialogo creativo tra
diverse forme artistiche. La trasmissione televisiva "L'ombellico del
mondo", andata in onda tempo fa su RAIEDUCATIONAL, riusciva ogni sera
a dare saggi di buona contaminazione. L'obiettivo era quello di portare
alla luce i rapporti esistenti tra la poesia, la musica, le arti visive,
il teatro e tutte le forme della comunicazione. Ogni puntata si articolava
intorno ad un tema che veniva discusso, di volta in volta, con un ospite
(Umberto Eco, Andrea Zanzotto, Achille Bonito Oliva, Edoardo Sanguineti,
Peppe Barra, Sabina Guzzanti, ecc.). Lo sviluppo di ciascun tema nasceva
dalla contaminazione di linguaggi e forme espressive: concerti,
elaborazioni grafiche, declamazioni di poesie, eventi che accadevano
simultaneamente nelle diverse sale del "Link", il locale
bolognese in cui la trasmissione si sviluppava.Il risultato di questo tipo di contaminazione è un ipertesto,
caratterizzato da una serie di nessi e rimandi, che danno vita ad una
sorta di discorso multimediale.
Nella
dimensione storica la contaminazione si
fonda sulle stratificazioni di generi musicali susseguitesi nel tempo
(stratificazione diacronica). In questo senso, fare contaminazione significa agire sulla stratificazione, effettuare operazioni di
recupero. Recupero di generi musicali, di suoni, e di strumenti legati
alla tradizione di una data cultura. In
Italia, soprattutto nel meridione, questo fenomeno si è diffuso
attraverso l'opera di artisti del calibro di Roberto De Simone, Peppe
Barra, Eugenio Bennato, e di gruppi musicali quali la "Nuova
Compagnia di Canto Popolare" ed "'E'zezi". A
volte il recupero è "fine a sé stesso", si limita cioè ad
un'operazione archeologica, riportando alla luce pezzi di storia della
musica. Più spesso, si utilizza il materiale sonoro raccolto per
arricchire e contaminare il materiale sonoro contemporaneo: pensiamo a
Tarantapower, lo spettacolo di Eugenio Bennato, in cui l'artista, con
risultati alterni, fonde suoni elettronici a tammorre e chitarre battenti,
testi in napoletano classico con parti cantate in francese e inglese (del
resto il titolo della turnè, e del disco che ne è stato tratto, parlano
da sé). L'aspetto più significativo di questi musicisti-ricercatori, è
che essi contribuiscono a tenere in vita la tradizione, a rafforzare
l'identità legata al territorio, alle culture regionali; il che non
significa affatto una chiusura verso l'esterno, anzi, molto frequenti sono
i contatti e le collaborazioni creative con altre culture regionali. Ciò
ci porta all'ultima dimensione della contaminazione, la dimensione
spaziale. In questo caso la contaminazione
agisce coniugando materiale sonoro proveniente da tradizioni musicali di
diverse nazioni, o meglio, regioni culturali. Il
primo passo di chi fa contaminazione in tal senso, è un lavoro di
ricerca, ricerca di stili, repertori, pratiche musicali appartenenti a
culture e società "altre" rispetto a quelle occidentali. Per
circa un secolo questa attività è stata delegata agli etnomusicologi, ma
dagli anni '80 in poi, la parte più illuminata del mondo discografico, ha
cominciato a mettere insieme il materiale raccolto, e a commercializzarlo
sotto il nome di "World music". Nella
world music convergono almeno tre diversi tipi di produzione musicale: le
musiche etniche e folkloriche, le nuove musiche urbane dell'Africa,
dell'Asia e dell'America latina, e le musiche "di sintesi"
appartenenti a generi quali la fusion, folk-jazz, etno-rock, new-age, ecc…
L'enorme quantità di materiale sonoro
riversato in questo modo nel panorama musicale occidentale, costituisce
una risorsa, e per certi versi esercita una notevole influenza (più o
meno consapevole) su gran parte della produzione musicale occidentale.
Ma la contaminazione
così intesa, può spingersi ad un livello più profondo di conoscenza,
fino all'empatia con la(e) cultura(e) con cui ci si confronta. Non
fermarsi all'aspetto musicale e canoro di un cultura, ma anche
abbracciarne le rivendicazioni politiche e sociali.
Le tre dimensioni della contaminazione non sono
compartimenti stagni, ma elementi che frequentemente interagiscono tra di
loro, ciò da vita ad una continua tensione globale-locale, in cui le
forme e i contenuti regionali si riversano, e si trasformano, nel globale;
così come le forme e i contenuti globali si riversano, e si trasformano,
nelle realtà regionali. Un ciclo continuo in cui l'origine atavica
(seppellita dal tempo), risalente all'esperienze musicali regionali,
alimenta, tramite la contaminazione, una dimensione globale che diventa a
sua volta risorsa per nuove rivendicazioni locali.
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fonte: "Note sulla comunicazione
politica" (tesi di laurea, A. De Chiara, G. Lucarelli)
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