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John Scofield a Jazz in Parco
Il chitarrista dell'Ohio, accompagnato dalla sua Band, ha presentato "Uberjam"


Il cortile del Fienga era gremito all'inverosimile, domenica 8 Giugno, per la serata finale della rassegna "Jazz in Parco", i posti a sedere sono andati esauriti già mezz'ora prima dell'inizio del concerto, e chi ha fatto tardi ha dovuto arrangiarsi stando in piedi lungo i corridoi o addirittura quasi al di fuori dell'area destinata all'esibizione. Del resto è stata la serata di John Scofield, uno dei più grandi chitarrista in circolazione. Un'occasione rara, che gli amanti dl jazz non si sono lasciati sfuggire: difatti il chitarrista non è attualmente in tournee in Italia (pare che si esibirà nuovamente nel nostro paese solo ai primi di settembre, tre serate al famoso "Blue Note" di Milano), un plauso particolare va quindi all'organizzazione della rassegna, che è riuscita a portarlo sul palco del Fienga superando (immaginiamo) grossi problemi di organizzazione. Ma l'organizzazione è stata perfetta sin dall'inizio, è giusto sottolinearlo, non a caso tutte le tappe di questo viaggio nella "tradizione" e nella "contaminazione" hanno visto sempre una platea gremita e soddisfatta. Ma veniamo al concerto.
Scofield si è presentato sul palco con la band con la quale (in parte) ha dato vita al suo ultimo lavoro in studio, "Uberjam", e cioè: Avi Bortnick alla chitarra, Andy Hess al basso e Adam Deitch alla batteria. Proprio i brani di Uberjam, uscito in Italia nel gennaio 2002, sono stati al centro del concerto, oltre ad alcuni pezzi storici del musicista americano. Il taglio del concerto ha ricalcato il lite-motive dell'album, quindi molte contaminazioni (anche se decisamente più spinte nell'esibizione dal vivo) a cominciare da quelle più consone al chitarrista americano: rock (Scofield è probabilmente uno dei maggiori interpreti del jazz-rock) ma anche Funky e Blues. La vera novità è comunque l'avvicinamento al mondo della "disco": tutti i brani eseguiti nell'arco della serata, infatti, sono stati accompagnati da campionamenti usati stile dj, effetti talvolta azzeccati, talvolta un po' meno, ma che sottolineano la grande apertura mentale e culturale di Scofield, il quale, per non spaventare i suoi fans, ha introdotto un brano particolarmente contaminato dicendo: "Io non amo la musica disco, ma come la suonano loro (la sua band, ndr.), amo la musica disco!". Alla fine il pubblico ha largamente gradito l'esibizione del chitarrista americano, digerendo di buon grado le novità del suo repertorio. 
Va comunque detto che con questo concerto Scofield sembra un po' allontanarsi dall'"Americana", tendenza verso la quale molti musicisti (egli compreso) negli ultimi tempi hanno orientato la propria interpretazione del jazz (come Bill Frisell, o in taluni casi Pat Metheny), uno stile che evoca paesaggi immaginari, luoghi della mente, viaggi introspettivi, che probabilmente esalta meglio le doti del chitarrista dell'Ohio, e non è detto che non vi faccio ritorno. 
La rassegna ha chiuso quindi in bellezza, l'appuntamento è per il prossimo anno, e c'è da scommetterci che sarà all'altezza dell'edizione 2003. Oramai Jazz in Parco "si è fatta un nome", e non solo in Campania: proprio domenica sera Ondina Sannino (che come ogni anno ha presentato i concerti) ha sottolineato l'interesse per la rassegna da parte di media nazionale, "Rai", ma anche "La 7".
Un buon incentivo a continuare su questa strada.
 
A cura di Giuseppe Lucarelli.


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