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"Altri Tempi"
Ethnoworld/Venus (2003)
Il secondo CD de "Il
Pozzo di San Patrizio".
Al secondo lavoro dopo il brillante esordio autoprodotto de "Il Pozzo di San Patrizio", la band di Dario De Nicola e soci è già in vena di cambiamenti.
A incominciare dell'organico, che vede l'innesto del versatile chitarrista, Massimo Maffia, al posto di Carlo Inglese, per non parlare del sound della band, sensibilmente più orientato al rock.
Altra novità, l'accordo per la realizzazione di questo "Altri Tempi", con l'etichetta milanese Etnoworld, una buona opportunità per il Pozzo di farsi conoscere anche a livello nazionale.
Sin dalle prime note della strumentale "Space Cake", "Altri Tempi" si preannuncia differente dal precedente lavoro, palesemente più elettrico - continui i richiami ad un rock dalla matrice prog - inquieto, sofferto.
Troppo forte è la voglia di (ri)mettersi in gioco, così la band abbandona il terreno sicuro del proprio passato folk, per osare nella sperimentazione.
Progetto ambizioso, comunque già ben avviato.
In "Altri tempi", infatti, il crossover stilistico, solo abbozzato nel primo lavoro, diviene regola con tantissime idee melodiche e trovate ritmiche disseminate lungo il percorso delle dieci tracce del disco.
Brani che mettono in mostra le indiscusse capacità tecnico-espressive dei singoli, capaci di spaziare con disinvoltura tra irish folk, rock progressive, funky, ska, ballads, momenti jazz, reggae, accenni dance e suggestioni arabeggianti, senza disdegnare le radici popolari campane.
Risultato? Musica ottimamente suonata, comunicatività a sprazzi.
Già, il gruppo suona divinamente, tanto da sembrare una mini-orchestra, talvolta però tanta "pienezza" fa perdere il filo del discorso. A tratti il lavoro soffre di artificiosità, quando invece la musica avrebbe bisogno delle giuste pause per emozionare: sottrarre più che aggiungere.
Quando questo avviene, i risultati sono davvero buoni, "Non è ancora giorno" è urgente, fresca, esatta, mescola perfettamente eclettismo ed esigenze comunicative, così come Ceppijatammal' (ispirata alle tematiche dell'ambiente), tradizionale e contemporanea allo stesso tempo, è il mix match giusto tra rievocazioni della tradizione (testo dialettale) e nuovi "paesaggi sonori".
"Filosofia di un bucaniere", dalla battuta lenta (dub style), ha il giusto appeal, suona ipnotica e misteriosa come un mare di notte, "Mistico ritorno" - qualcosa a metà strada tra Subsonica e Daniele Sepe - ha un buon ritornello, è allucinata, fantascientifica e racchiude nuove modalità espressive, indicando la strada per il futuro del gruppo.
di
Vincenzo De Tommaso
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