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Turismo

 
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Le Perle del Cilento
Le grotte e il centro storico di Castelcivita

Area: Comune di Castelcivita Quota massima: 94 m.
Lunghezza: 2 Km Periodo consigliato: tutto l'anno
Tempo di percorrenza: 1 ora (all'interno della grotta) Difficoltà: facile
Principali emergenze: spettacolari concrezioni carsiche nella grotta XIII sec., Chiesa di S. Cono XV sec., chiesa di S. Nicola XVII sec. Equipaggiamento: K-way, binocolo, macchina fotografica.
Come raggiungere il punto di partenza: Autostrada A3 SA/RC uscita Battipaglia, SS 18 uscita Capaccio Scalo, bivio per Roccadaspide, bivio per Castelcivita.  

Le grotte mostrano un incantevole paesaggio sotterraneo. La forza dell'erosione carsica sui  calcari del Cretacico superiore (periodo coincidente con la scomparsa dei dinosauri) è qui documentata in tutta la sua maestosa potenza. Reperti fossili testimoniano che le grotte costituiscono un primo e sicuro rifugio per l'uomo nel Paleolitico superiore (circa 40.00 anni fa). Esse sono un susseguirsi di gallerie, saloni, strettoie e pozzi che danno vita a forme uniche nel loro genere: la sala del castello, la sala del coccodrillo, la sala degli ortaggi, la pagoda sono solo alcuni esempi.
Q pochi km dalle grotte ed aggrappata ad uno sperone roccioso, Castelcivita domina la sottostante vallata del Calore. Simbolo del paese è una torre di avvistamento costruita alla fine del XIII sec., che attualmente ospita una mostra sulla civiltà contadina. Nel centro storico si possono ammirare interessanti portali in pietra, si incontrano antiche chiese e conventi e i ruderi dell'antico castello.

  
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Il Castello Fantasma
Il Monte di Capaccio Vecchio

Area: Capaccio e il Monte Soprano Quota massima: 383m.
Lunghezza: circa 4 Km (solo andata) Periodo consigliato: tutto l'anno (preferibilmente da primavera a ottobre)
Tempo di percorrenza: 3 ore Difficoltà: facile
Dislivello: 200m. Equipaggiamento: scarpe da trekking, acqua, binocolo, macchina fotografica.
Principali emergenze: Santuario della Madonna del Granato (IX sec.), Ruderi del Castello (XII sec.), ampie vedute panoramiche. Come raggiungere il punto di partenza: Autostrada A3 SA/RC uscita Battipaglia, SS 18 direzione Paestumsi, SS 166 per Roccadaspide e si seguono le indicazioni per il Santuario della Madonna del granato.

 

Seminascosto tra le rocce e la vegetazione del Monte di Capaccio Vecchio i ruderi del castello  omonimo dominano ampiamente la sottostante pianura di Paestum.
Salire fin quassù significa accostarsi ad un pezzo di storia cilentana che ci riporta alla congiura dei Baroni contro il potente Federico II conclusasi tragicamente nel 1246. Ma vuol dire anche fermarsi estasiati davanti ad un panorama incantevole che si apre come un immenso anfiteatro dove la natura si interseca con la presenza umana, particolarmente evidente nei campi squadrati, nei canali che tagliano la piana. Da qui pochi temerari si involano con i loro deltaplani per guardare il paesaggio così come lo guardano gli uccelli che abitano le rupi di queste montagne.

Nota: A Paestum è possibile visitare la zona archeologica e il museo.

  
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Nel cuore della Terra e della Memoria
La gola del torrente Sammaro e Roscigno Vecchio

Area: comuni di Sacco e Roscigno Quota massima: 700 m.
Lunghezza: 2 Km Periodo consigliato: primavera-autunno
Tempo di percorrenza: 2 ore (riferito alla sola escursione nella gola) Difficoltà: media
Dislivello: 400 m. Equipaggiamento: scarpe da trekking, borraccia, binocolo, macchina fotografica, maglioncino.
Principali emergenze: gola e risorgenza del torrente Sammaro, borgo abbandonato di Roscigno vecchio, museo etnografico. Come raggiungere il punto di partenza: Autostrada A3 SA/RC uscita per Teggiano, poi strada per la Sella del Cortificato fino a Sacco.


Scendere nella gola del Sammaro è come entrare nelle viscere della terra da dove, invece che fuoco, sgorga acqua limpida e fresca che leviga le rocce calcaree del fondo rendendole candide e scivolose.
Lo spettacolo è sublime nella sua selvaggia bellezza ed offre sensazioni irripetibili. Altrettanto irripetibile è il fascino irradiato dal borgo-fantasma di Roscigno Vecchio, abbandonato circa un secolo fa, che ora torna ad animarsi grazie al rinnovato interesse per le radici e la cultura delle genti cilentane, le cui memorie e testimonianze sono accuratamente e gelosamente custodite nel piccolo Museo Etnografico allestito nel paese.
La piazza antisante la chiesa con il Bar Roma, la fontana circolare in pietra e la presenza di Zì Dorina, unica abitante rimasta nel borgo, sembra un grande palcoscenico che attende con impazienza chi può farlo rivivere anche solo per un'ora.

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