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La vita dei marinai a bordo dei tre alberi.

Gli equipaggi erano molto ridotti: un gabbiere ogni 120 metri quadrati di vela.Dopo l'apertura del canale di Suez nel 1869 e fino alla prima guerra mondiale le navi a vela raggiunsero il massimo della evoluzione tecnica: bisognava essere in concorrenza con le moderne navi a vapore per ridurre i costi; i tre alberi variati dopo il 1850 avevano uno scafo meno filante dei famosi clipper, per trasportare di più, una  velatura diversa  e più semplificata, e sopratutto un numero minore di uomini imbarcati.

Non solo, ma per quanto le nuove tecniche avessero  migliorato e semplificato le manovre, ad un gabbiere erano assegnati circa 120 metri quadrati di vela, contro i 50-60 metri degli anni precedenti.
La vita a bordo dei velieri era veramente dura: le prime difficoltà si presentavano per l'imbarco. Diventare marinai non era facile, infatti a tredici, quattordici anni si potevano imbarcare come "mozzo" solo quelli che avevano già maturato un'esperienza, garantita dal libretto di marittimo. Ovviamente le esperienze precedenti di questi ragazzotti già troppo muscolosi per la loro età, erano state maturate su barche da pesca costiera o su piccole navi da trasporto locale. A bordo non erano considerati ancora marinai e vivevano anche in locali diversi: il mozzo dormiva e mangiava nel "dispensino" a poppa, ed i suoi principali compiti erano quelli di servire alla mensa degli ufficiali, di pulire il ponte, di mantenere lucidi gli ottoni. La tradizionale gerarchia era rispettata appieno anche durante le manovre più semplici: ad esempio per l'alaggio di un'ancora o per tendere un cavo dando volta attorno ad un bozzello o per una manovra all'organo, il posto più pericoloso spettava all'ufficiale di turno, poi via lungo il cavo stesso c'erano i marinai, poi i novizi ed infine i mozzi. I novizi erano "i quasi marinai". Un'altra categoria era quella dei "pilotini", che erano giovani benestanti avviati alla carriera di ufficiale. Nella gerarchia erano appena al di sopra dei mozzi.
L'unico vantaggio di cui godevano i mozzi era quello di non essere soggetti a turni di guardia durante la notte. I pilotini partecipavano alla vita di bordo ed erano presenti in tutte le manovre, quasi come i mozzi,  ma sedevano alla mensa degli ufficiali, spesso al tavolo del comandante.
Il mozzo, prima dell'imbarco, firmava un contratto che lo impegnava "ad eseguire tutti gli ordini che avrebbe ricevuto, fare tutte le manovre, tutti i lavori e assolvere a tutte le incombenze che gli sarebbero state date ai fini della salvaguardia della nave e del suo carico". Contemporaneamente riceveva  però tre mesi di paga anticipata che gli serviva generalmente per eliminare qualche debito, acquistare degli indumenti, una cerata, un berretto, ecc. I novizi vivevano nel castello di prua e servivano a tavola alla mensa degli ufficiali: marinai si diventava altrimenti poteva durare anche sette, otto mesi, per cui una delle cose da tener sotto controllo, oltre alle provviste di cibo, era l'acqua. Veniva stivata in serbatoi ricavati nelle stive e poi pompata o portata in coperta per gli usi quotidiani. L'acqua potabile destinata all'equipaggio era posta in recipiente di quercia, ma ogni marinaio ogni qualvolta beveva, aveva l'obbligo di chiedere l'autorizzazione.
Lavare gli abiti con l'acqua dolce era possibile solo una volta durante la settimana, la domenica, in cui il marinaio o il mozzo riceveva un secchio d'acqua, che gli doveva servire per lavarsi e per fare il bucato. Durante ogni sosta poi si approfittava per lavare a fondo ogni cosa oltre a far il pieno d'acqua fresca. Quando nei porti non si riusciva a fare acqua, si andava su qualche spiaggia col barchino e generalmente si tornava con una serie di barili al traino. Il lavoro a bordo era comunque molto rischioso, e non erano pochi i marinai che finivano in mare spazzati dalle onde o cadevano dai pennoni. Quando ciò accadeva il comandante annotava tutto sul registro di bordo, segnando a margine una piccola croce. Si faceva l'inventario dei beni del marinaio defunto e si conservavano fino all'arrivo in porto. I beni deperibili, il cibo e quant'altro potesse deteriorarsi, per tradizione finiva all'asta che si teneva sotto l'albero di maestra. Il morto veniva  avvolto in una tela come quelle delle vele e poi, appesantito, veniva fatto scivolare in acqua ed una piccola croce veniva segnata sulla carta nautica per indicare simbolicamente l luogo di sepoltura.


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