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La bacheca del marinaio


Parola del marinaio


Curiosità


Voci di prora

La cambusa

La salvezza dei marinai affidata all'olio d'oliva.

Guardare cielo e mare per prevedere il tempo.

La vita dei marinai a bordo dei tre alberi.

E' arrivato un bastimento carico di...

Quando le barche andavano a vapore.

I pirati: il terrore dei mari ieri come oggi.

Consigli per la navigazione notturna.

Occhio alla nebbia e alla foschia.

Le liberty ship: la novità della Grande Guerra.

Controvento: sbandare ma non troppo


Parola del marinaio 

Pancone: il pancone era la parte sporgente che faceva da sostegno ad ogni parasartia; il suo nome deriva dal fatto che era costituito da una tavola abbastanza spessa; il legno tagliato secondo l'asse del tronco, che avesse uno spessore superiore a tre dita era infatti chiamato pancone, mentre quello di spessore minimo era l'asse.

Trabaccolo: era un piccolo bastimento dei porti adriatici, usato per la pesca e per il traffico. Lo scafo era tozzo e rigonfio, con fondo piatto e largo. La ruota di prua e di poppa erano invece molto pronunziate, la coperta bolzonata, il timone enorme rispetto alle dimensioni della barca, due alberi a calcese, vele auriche e polaccone. Il polaccone era una vela triangolare di prua, ottima nelle andature di bolina e per poggiare; veniva attrezzata con la "pedaruola", angolo di mura, alla punta di un tozzo bompresso ed issata con un bolzello sull'albero.

Imbottare: parola arcaica per indicare la costruzione di alberi per grossi velieri, che per forza di cose, venivano cerchiati con ferro, proprio come fanno i bottai durante la costruzione delle botti.

Coltellaccio: ciascuna delle vele accessorie, leggere, che si issavano lateralmente alle vele quadre, con manovre volanti, per aumentare la superficie velica.

Strangolagabbie: termine formato dal verbo stangolare e dalla parola gabbia; lo strangolagabbia era un sistema per sventare e raccogliere le vele di gabbia con vento teso; in effetti raccoglievano le ralinghe di caduta con due manovre correnti incrociate tra loro sulla faccia anteriore e posteriore della vela.

Fileggiare: si dice che la vela fileggia quando sbatte e risbatte perché è percossa dal vento sul filo, cioè sull'orlo della ralinga, per cui agita frequentemente il filo e cioè l'orlo. Si dice anche che balbetta, frulla, buffetta, che barbuglia o che balzella. Ciò accade sventando la vela, ossia mettendo prua al vento, o quando la barca, cambiando la rotta, si allinea con la direzione del vento.

Tartana: La tartana era una barca usata sia per la pesca, sia da trasporto locale; quando era usata in coppia, per la pesca era chiamata paranza. Gugliemotti la definisce: brevemente "Scafo leggiero, acuto ugualmente di poppa  e di prua, poco lancio, gonfio di mezzania, piccola murata, una sola coperta, pochi remi". La Tartana aveva un solo albero, sartie volanti, un' antenna lunghissima, la vela latina, "polaccone e mezzevele di bel tempo".

Cocca: nel Medioevo la cocca era una delle navi più grandi; abbastanza tozza, di altro bordo a carena tonda era usata per trasporti; all'epoca, per quanto non vi fosse una nave dedicata a trasporti specifici, la cocca aveva tre ponti principali, dove le merci venivano caricate in funzione del loro peso e della loro possibilità di essere scaricate con maggiore facilità. La cocca aveva un grosso castello; con tre alberi a vele quadre era adatta anche a navigazioni oceaniche.

Parpaglione: nell'antico sistema a più ordini di vele sovrapposte, il parpaglione era la vela più alta; vi erano, infatti, in ordine: la vela grande, il velone, il terzaruolo ed il parpaglione. era in somma al posto dei successivi contropappafichi e poteva essere quadro o triangolare.

Filare: per filare si intende far scorrere un cavo, una cima o una catena lentamente, ed in maniera continua e costante. Una variante di filare è: filare a collo, cioè filare come sopra, ma dopo aver fatto fare alla cima un collo, cioè un giro in tondo  intorno ad una bitta o a qualsiasi cosa sporgente in modo che l'attrito aumenti la resistenza e diminuisca il tiro della cima.

Jach: dalla parola italiana ghiaccio, è quella rete circolare che gettata dal pescatore in acqua si apre ed avvicinandosi al fondo si richiude. La rete è perfettamente circolare ed il suo raggio è generalmente pari alla statura del pescatore; questi infatti tiene con la sinistra il centro della rete, dove il pesce viene catturato e con la destra la lancia: il peso dei piombi, per l'accelerazione tangenziale, fa aprire a cerchio la rete, che poi si richiude per effetto delle due cordelle che la reggono e che la fanno stringere. Vi sono pescatori abilissimi che sono capaci di lanciarla sia dalla riva sia dalla barca.

Spilorcia: era una cima fatta di pelo per economia; ma era anche qualunque corda vegetale, fatta di paglie o altra erba. In alcune zone indicava la corda con cui i marinai tiravano a terra la sciabica. Era la cima che chiunque poteva agguantare per dare una mano a tirare la sciabica, e, come era d'uso in molti paesi, poteva partecipare alla spartizione del pescato.

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Curiosità

Risale ai primi del 500 il primo utilizzo documentato della randa. La novità consisteva nel legare la vela all'albero e farla funzionare come un timone agganciato al suo dritto.

La nave del Marina Militare Italiana più antica, ancora navigante, è la "cavezzale", costruita nel '42 negli Usa e varata a maggio del '43 col nome di "Oyster Bay". Fu impiegata per missioni nel Pacifico; dopo la seconda guerra mondiale e dopo la guerra di Corea, nel '57 fu ceduta alla Marina Italiana e fu destinata ad essere nave appoggio. Lunga circa 98 metri e larga circa 12, con poche armi, ma con una gru da 15 tonnellate, fu immediatamente destinata al recupero ed al salvataggio. Fra le varie imprese partecipò alla ricerca del DC9 tristemente famoso di Ustica.

Che cosa è il "cappone"? Quasi a tutti è capitato di avere la propria catena sotto quella di un'altra imbarcazione, cioè di tirare su con l'ancora occorre tener su le altre catene ed abbassare la propria ancora. Per questo esiste il cappone che è un gancio di acciaio, una specie di grosso amo dotato di un anello posto al di sotto dell'uncino. Una volta effettuato il disincaglio, si tira una cimetta attaccata al gancio e l'uncino, ruotando, libera la catena.

Gli animali a bordo delle imbarcazioni o delle navi sono stati sempre i migliori fornitori di proteine fresche: gli animali che più si adattavano alla vita di bordo erano i polli e le capre, che rifornivano continuamente di uova e latte fresco. Sembra che dopo la prima metà del Settecento, ad una capra che aveva fatto due volte il giro del mondo fu dedicato un epigramma scritto da uno dei più valenti scrittori londinesi dell'epoca, certo Johnson, che però dedicò più spazio alla capra che a capitan Cook.

Il "letto da marina", come ogni mobile d'antiquariato marina, ha le maniglie incassate. Nell'ottocento, quando gli ufficiali, trasferendosi da una nave all'altra o da un armatore all'altro, si portavano dietro il letto e le varie suppellettili, nacque questo mobile tipico, o meglio si caratterizzò quale mobile tipico. La sua forma era squadrata per consentire un ingombro ridotto e poter alloggiare, al di sotto, dei cassetti adatti ad accogliere gli indumenti dell' ufficiale. Il letto era tanto funzionale che è stato spesso imitato ed i pochi esemplari antichi originali sono molto ricercati.

A Suva, nelle isole Figi, è stato rilevato che il livello dell'Oceano Pacifico dall'inizio del secolo è aumentato di oltre un metro. I ricercatori dell'Università del Sud Pacifico hanno inoltre rilevato lo stesso aumento di livello a Samoa verificatosi in circa cento anni. Gli studiosi ritengono che il livello continuerà ad aumentare per il graduale aumento della temperatura provocato dalla rarefazione dell'atmosfera per inquinamento.

Jim Bates costruì una barca con motore eolico: l'elica montata su di una barca di m. 9.40 aveva un diametro di otto metri, era a passo variabile e, con dei manovellismi, era collegata ad un'elica di propulsione a passo fisso. Per consentire all'elica aerea di rimanere sempre sottovento, l'albero poteva ruotare. Furono rilevate velocità di circa 7 nodi con vento a circa 14.5 nodi. La cosa più interessante, dimostrata da Bates, è che la barca con motore eolico può navigare controvento perché la potenza ottenuta con il motore eolico, trasmessa all'acqua dall'elica risulta superiore alla resistenza offerta dalla parte aerea.

La littorina è un mollusco, classe Gasteropodi, sottoclasse Prosobranchi, che vive a volte immersa, a volte sul bagnasciuga sulle rocce, o addirittura fuori dall'acqua. Questa conchiglietta nerastra  può infatti sopportare per periodi non eccessivamente prolungati di vivere all'asciutto. Le littorine sono fitofaghe, brucano alghe che crescono sulle rocce umide.

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Voci di prora

E' stata varata qualche giorno fa dal cantiere Navalia.srl la costruzione iscritta nei registri delle navi in costruzione al n. 1/97. La barca, progettata per uso lavoro, ha una lunghezza di circa m. 7.5 e alle prove ha fornito ottimi risultati per le doti di manovrabilità, stabilità ed anche velocità: nonostante il suo dislocamento di circa 3 tonnellate, raggiunge la velocità di 15 nodi in breve tempo ed è in grado di manovrare in spazi molto ristretti.

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La cambusa

Aguglie alla griglia. Non tutti hanno a bordo la griglia per arrostire carne o pesce, ma coloro i quali sono abituati a viaggi di una certa importanza non tralasciano di portare un barbecue da appendere a poppa  sottovento. In questo caso, sopratutto in questa stagione, consigliamo un piatto molto appetitoso. Dopo aver pescato delle aguglie - e coloro i quali fanno traina sanno bene come si fa - si puliscono ben bene, si lavano con acqua di mare e si asciugano. Poste sulla griglia ben calda si pennellano con una salsetta composta da olio, sale, pepe, aglio tritato o schiacciato e prezzemolo; a cottura ultimata si ricospargono in un piatto con la salsetta che si fa assorbire quasi completamente da pan grattato.

Quando capita di pescare un tonnetto a traino... bisogna pur cucinarlo: oltre la tradizionale pizzaiola, si può realizzare un piatto gustoso dal sapore intenso. In una casseruola si fa friggere dell'aglio, cui si unisce il tonno a trance; si versano poi tre cucchiai di vino bianco secco, e dopo qualche minuto, si aggiungono pomodori ed olive tagliate a pezzetti, qualche cappero, sale e pepe. Dopo aver fatto cuocere per circa dieci minuti, a fuoco spento, si aggiunge prezzemolo finemente tagliato. Con il "sughetto" si possono condire degli spaghetti "al dente".                        

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