Sei in Salernocity.com/turismo/Salernostorica/Passeggiatestoriche/areaarcheologicafratte.asp

Turismo

 
Clicca qui clicca qui clicca qui


Area Archeologica di Fratte

 

L'area archeologica di Fratte rappresenta l'importante testimonianza per la conoscenza del territorio salernitano in epoca pre-romana. Il termine "acropoli", che si rifà allo schema della città greca, riferito a Fratte è improprio in quanto si tratta di un centro etrusco. Il centro antico di Fratte sorge su di una collina di tufo sulla riva sinistra del fiume Irno, la cui foce funzionò probabilmente da porto. La sua posizione geografica, sostanzialmente strategica, controllava la fertile valle dell'Irno collegandosi al percorso che andava verso Capua e Pontecagnano, altri due centri etruschi di notevole importanza.

Le prime tracce di antichissimi insediamenti umani risalgono al periodo eneolitico (2300 a.C.) e sono costituite da frammenti e armi di selce. Solo verso il VI sec. a.C. sorgerà l'abitato vero e proprio dove la presenza degli insediamenti etruschi è testimoniata da alcune iscrizioni ritrovate sull'acropoli e dal bucchero (particolare tipo di ceramica fatta al tornio, uniformemente nera, lucida in superficie, di fabbricazione etrusca) rinvenuto nelle tombe.

Questo centro, come altri in Campania, subisce la cosiddetta "invasione sannitica" nel IV sec. a.C., come ci viene testimoniato dai materiali di corredo ritrovati nelle tombe di quest'epoca. E' molto probabile che Fratte sia stata violentemente distrutta all'inizio del III sec. a.C. durante l'avanzata romana. Successivamente Fratte fu associata alla colonia romana di Salernum (194 a.C.) determinando la fine della sua importanza. Per quanto riguarda il nome di tale cittadina, la controversia é ancora aperta. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il centro antico di Fratte corrispondesse alla Marcina menzionata da Strabona. Questa tesi si contrappone a quella di altri studiosi che avevano identificato questo insediamento con la città di Irna, il cui nome era ricavato da quello del fiume che lo lambisce. inoltre il nome Irna trova ulteriori testimonianze nelle iscrizioni, in greco ed in osco, presenti su alcune monete ritrovate a Nola ed a Pompei.
I primi rinvenimenti archeologici a Fratte risalgono alla fine del secolo scorso, quando nel 1879 durante la costruzione degli stabilimenti delle Manifatture Cotoniere Meridionali,

venne alla luce un piccolo gruppo di tombe databili intorno *al IV sec. a.C. In seguito furono portate alla luce  circa 165 tombe, databili intorno al VI e V sec. a.C. Queste tombe, quasi tutte del tipo "a fossa", cioè scavate direttamente nel terreno, talvolta fornite di cassa di legno, come si evince dai chiodi ritrovati, presentano ricchi corredi con vasellame importato dalla Grecia di notevole qualità. Troviamo quindi vasi di bucchero di tipo etrusco-campano pesante; vasi di bronzo di tradizione etrusca e ceramica locale acroma, talora con decorazione dipinta di tipo geometrico. Inoltre elementi di ornamentazione personale, quali per esempio le "fibule" (spille per fermare le vesti) in ferro e meno comunemente in argento o bronzo. 

Nel 1947 altre scoperte contribuirono a delineare la storia e la topografia del sito di Fratte. presso la riva sinistra del fiume Irno, a poca distanza dalla piazza principale della borgata, vennero alla luce alcune terrecotte. Furono trovati i resti di due muri paralleli costruiti con blocchi di tufo, tra cui corre una strada pavimentata con rozzi basali. Lo spazio creato tra i due muri della strada era stato usato come area di scarico e pertanto furono rinvenute numerosissime terrecotte architettoniche e di rivestimento,

sculture e vasi databili all'incirca dalla fine del VI sec. a.C. all'inizio del III sec. a.C. Inoltre un capitello ionico-arcaico, teste, busti, statuine fittili parzialmente importate da Paestum e da Taranto, due modellini di templi, strutture in tufo etc. Gran parte dei materiali presentano tracce d'incendio, come anche i muri che costeggiavano la strada, a causa dell'episodio bellico che distrusse Fratte.

Descrizione dell'area archeologica: INGRESSO

Superato il cancello d'ingresso, a destra di un vialetto alberato si scorge un isolato nel cui mezzo spiccano blocchi di mura, nei quali si sono riconosciuti i resti di un tempio di tipo etrusco. In fondo al viale si vedono i pochi resti di una canaletta dell'acqua, anche questa in tufo. Continuando si giunge ad un vasto complesso di cui non si conosce la funzione nè la datazione: comprende ambienti rettangolari, alcuni dei quali pavimentati in cocciopesto, vaschette foderate, pozzi circolari; si pensa a delle terme forse di epoca romana. 

Poco lontano sorge una grossa cisterna intonacata di forma inusuale. ancora si possono osservare i resti di una strada lastricata orientata in senso est-ovest, fiancheggiata da un muro in grossi blocchi. In questa zona fu rinvenuto il famoso "CLIPEO di Fratte", un disco di terracotta ornato con la rappresentazione di Ercole in lotta con il leone Nemeo (IV sec. a.C.) destinato ad ornare il tetto di qualche edificio sull'acropoli. Tale seme ha un duplice significato: artistico e storico-politico.

Un ultimo elemento è costituito dall'unica zona del sito adibita sicuramente a Necropoli in epoca sannitica (IV sec. III sec. a.C.) della quale ci avanzano i resti monumentali di otto tombe delle quali è stato possibile ricostruire buona parte dei corredi funerari. La necropoli è situata sul lato orientale della collina in prossimità di strutture tra cui riconosciamo una canaletta ed un pozzo.

Si tratta si sei tombe a "cassa" (1, 3, 4, 5, 6) rettangolari con pareti di tufo e due tombe a "camera" (2, 8) intonacata, ugualmente costruite in blocchi di tufo grigio locale. le tombe a "cassa" presentano sia la copertura piana che quella a doppio spiovente. mentre una di quelle a "camera" (8), originariamente coperta a doppio spiovente, ospitava tre letti funebri in tufo collocati lungo le pareti con cuscino a forma di cilindro. In questa tomba sono stati ritrovati numerosi esemplari di ceramica italica e cinturoni di bronzo. Al contrario la numero due a "camera" contiene un solo letto funebre con cuscino di forma triangolare. 

Le tombe a "camera" dimostrano uno stato sociale più elevato, dato confermato anche dai corredi funebri ivi ritrovati, nonostante siano caratterizzati da una certa sobrietà. Le sepolture maschili si caratterizzano per la presenza del "cinturone", una lamina di bronzo rettangolare applicato ad un supporto di pelle che, indossata attorno alla vita, indicava lo stato del guerriero, insieme con lance, coltelli, di ferro e attrezzi come lo "stigile", usato dagli atleti per togliersi la polvere dopo le fatiche ginniche. Le sepolture femminili sono caratterizzate da corredi funerari di vasellame ceramico figurato a vernice nera. In alcune tombe sono stati ritrovati due "Lekanides", vasi per la toletta con coperchi, ed un "Lebes Gamikos", vaso legato alla tradizione delle nozze.

Nella zona occidentale dell'area archeologica i resti sono di difficile interpretazione. Inoltre si continuano ad effettuare sul luogo indagini strategiche e campagne di scavo per riportare alla luce sempre nuovi reperti e per valorizzare maggiormente il nostro territorio.


INDIETRO



Salernocity.com è realizzato da
Jobiz.com srl - Tutti i diritti sono riservati
Salernocity.com è una testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Salerno con il N. 1092 R. Stampa 11/06/01

Per la tua pubblicità on-line: cristina.dellacorte@jobiz.com
Scrivi alla redazione: redazione@jobiz.com
Chi siamo