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Castello Medievale

 

Il Castello di Salerno fa parte di un poderoso sistema difensivo realizzato nell' VIII secolo dal longobardo Arechi II che trasferì la capitale del ducato da Benevento a Salerno.
Principe illuminato nonché ottimo politico, preoccupato dalle minacce dei Franchi, Arechi realizzò un eccezionale sistema difensivo sopraelevando e modificando le antiche mura e costruendo, forse su fortificazioni preesistenti, sull'alto del monte Bonadies, un poderoso castello. Dal castello si diramavano, quasi ad angolo retto, due tratti di mura che, prolungandosi fino al mare, inglobavano in uno schema triangolare l'intera città. All' epoca di Arechi, il castello era certamente molto diverso da come lo vediamo oggi: costituito essenzialmente da quattro torri merlate, alte, massicce, minacciose, collegate da ponti e mura, si integrava perfettamente con il rilievo roccioso, la zona acuminale del monte Bonadies, sfruttandone al meglio la peculiarità per formare un eccezionale organismo di difesa. L'accesso al castello, naturalmente lento e difficoltoso, poteva facilmente essere ostacolato e impedito con vere e proprie raffiche di tiri piombanti e radenti. La fortezza non fu, infatti, mai espugnata con la forza, ma Gisulfo II, ultimo principe longobardo di Salerno, si arrese nel 1077 al conquistatore normanno a seguito di un lunghissimo assedio.
Con l'avvento dei Normanni non si ebbero notevoli interventi architettonici sul castello di Salerno, né si possono attribuire nuovi e rilevanti elementi  al periodo svevo. Con la venuta di Carlo I d' Angiò, invece, vennero effettuate importanti riparazioni a spese di cittadini salernitani e dei centri limitrofi. E' nel periodo del rinnovato fervore militare che caratterizzò il vicereame spagnolo, nel secolo XVI, che il castello assunse l'attuale configurazione, a seguito del considerevole ampliamento realizzato al sud-est del nucleo originario.
Nei primi anni del secolo XVIII, mutati i sistemi di difesa, il castello perse, inevitabilmente, la sua originaria importanza ed inizio, così, il suo lento abbandono. La sua sorte non migliorò nemmeno quando, nel 1734, salì al trono delle due Sicilie, il nuovo Re, Don Carlo di Borbone.
Agli inizi del secolo XIX, con il perfezionamento delle armi da fuoco, il castello di Salerno perse la funzione di fortezza, capace di assicurare, efficacemente, insieme ad altre fortificazioni, la difesa della città.
Acquisito dal patrimonio dell' Amministrazione Provinciale di Salerno nel 1960, è stato interessato da lavori di restauro conclusi nel 1982, durante i quali si è recuperata una notevole quantità di ceramica medievale (a bande rosse, spiral-ware, graffita, protomaiolica) e di monete (tre ripostigli: denari normanni, tari aurei, e carlini d'argento aragonesi). Nella zona restaurata e aperta al pubblico è stato creato un primo nucleo espositivo delle ceramiche e dei reperti provenienti dal Castello, una biblioteca finalizzata allo studio delle opere di fortificazione, una sala per mostre e un salone per conferenze e congressi, oltre ad una serie di altri servizi indispensabili per il buon funzionamento del monumento stesso.
Recenti interventi di scavo hanno permesso, attraverso il recupero di lembi di stratigrafia indisturbata, di definire la cronologia della più antica fase costruttiva, un' opera quadrata costituita da filari di blocchi quadrangolari, addebitabile a maestranze bizantine, nel VI secolo dopo Cristo, le quali si rifacevano alle metodologie strutturali del mai dimenticato mondo romano.
Le fasi angioina e aragonese erano già note e la zona interessata dal citato restauro degli anni '70 era proprio quella dell'ampliamento aragonese.
La valorizzazione delle opere di fortificazione di Salerno, e lo stesso rapporto paesaggistico con la città, ha visto aggiungersi un importante tassello con l' acquisizione, nel giugno 1990, anche della Torre Bastiglia, torre semaforica sita a nord del castello con funzione di avvistamento, a sussidio della maggior opera difensiva.


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