Già nei trattati dell'XI secolo si riscontrano elementi di chirurgia in un momento
in cui questa non era considerata una branca della medicina, ma solo un'attività
collaterale esercitata senza nessuna nozione scientifica. La chirurgia a
Salerno, faceva parte del bagaglio culturale del medico e non veniva
completamente demandata a praticoni.
Già in Petroncello, infatti, si parlava di suture e di legature di vasi
sanguigni in caso di forti emorragie. Ma è solo nel XIII secolo, quando a
Salerno vengono studiate le norme fondamentali dell'insegnamento chirurgico,
codificate da Ruggero da Frugardo e da Rolando da Parma, che la chirurgia entra
a far parte a pieno titolo del curriculum del medico salernitano. Questi
due maestri si servivano della pratica chirurgica come terapia atta a risolvere
determinati casi clinici e non si limitavano a descrivere solo l'intervento, ma
tutta la sintomatologia, dedicandosi alla parte pratica solo dopo la diagnosi.
I loro testi riproponevano la tradizione chirurgica classica ampliata
dall'esperienza personale, integrando la metodologia corrente con alcune
pratiche nuove come, ad esempio, i drenaggi nel caso di ferite profonde
realizzati mediante cannelli di sambuco e l'uso del setone negli interventi di
gozzo. L'intervento di ernia, in cui il paziente viene posto in posizione
inclinata, metodo ripreso in tempi recenti, e gli interventi alla zona toracopolmonare,
mai tentati precedentemente, sono i momenti in cui si rivela l'indipendenza dei
maestri dalle fonti classiche.
Il commento e la glossatura cui queste opere vennero sottoposte a Salerno dà la
misura di quanto la pratica chirurgica vi fosse diffusa ancor prima che le
traduzioni della Chirurgia di Albucasi di Gherardo da Cremona, profondamente
innovatrici, si diffondessero in Occidente. Nella Chirurgia Magna di Bruno da
Longobucco si ha l'esempio di questa commistione tra le innovazioni di matrice
araba e le conoscenze classiche.
Ma la chirurgia medievale tocca il momento culminante del suo sviluppo con
Guglielmo da Saliceto che, perfettamente in linea con quanto già ritenuto a
Salerno, affermava nella sua opera che la chirurgia «
è una delle varie
scienze comprese nella medicina». |