L'indagine uroscopica ha un carattere fondamentale in campo semeiologico presso la Scuola:
come già nel mondo medico dell'antichità, nessuna diagnosi poteva
prescindere da tale indagine. Si osservano il colore, la quantità, il sedimento
delle urine secondo le varie malattie. In tutta la trattatistica salernitana si
trova un costante riferimento a tale pratica, ma sono Mauro, Urso di Calabria ed
Egidio di Corbeil gli autori più significativi di testi specifici su questo
argomento rivelatisi basilari e largamente diffusi. Nel De Urinis Mauro dà
tutte le indicazioni per un corretto esame uroscopico. Oltre all'osservazione
del colore e del sedimento egli si sofferma ad esaminare anche lo strato
dell'urina in cui esso si è depositato: se l'urina appare torbida in quello
superiore, la malattia ha compromesso il capo, se si presenta torbida nel
secondo strato cuore e polmoni sono malati e così via. Mauro riprende
l'argomento trattato nel De Urinis nelle Regulae urinarum che,
insieme ai trattati sulla flebotomia e sulle febbri, forma il corpus in
cui sono svolte le sue teorie sulla semeiotica. Anche Urso di Calabria, figura
centrale nel panorama culturale salernitano dà il suo contributo all'argomento
con il trattato De Urinis. Ma il diffusore della dottrina salernitana
sulle urine fu il francese Egidio di Corbeil.
Formatosi a Salerno e stabilitosi poi a Parigi, espose i dettami e
gl'insegnamenti della Scuola nel suo poema De Urinis, che divenne un
classico dell'uroscopia, adottato come testo fino al secolo XVIII nelle scuole
di medicina d'Europa. Nel suo libro enumera 20 tipi di colore di urina, considerati
in rapporto alle diverse malattie: il colore rosso è sintomo di malattia
al fegato, il verde di ittero e così via. Nella seconda parte del poema descrive
le sostanze contenute nelle urine da cui derivare, come Ippocrate, una precisa
diagnosi. |