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L’area
compresa nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano
presenta una grande variabilità di ambienti, comprendendo
zone costiere, con spiagge sabbiose e rupi rocciose, zone
collinari, in cui da millenni si svolgono le attività
umane, e zone montane ancor più o meno integre. La vegetazione rispecchia questa variabilità ricoprendo
il territorio non solo con specie tipiche dell’area
mediterranea ma anche con specie rare e, spesso,
endemiche. Le spiagge sabbiose, un ambiente "difficile" sia
per le condizioni naturali che per la massiccia presenza
umana durante il periodo estivo, ospitano ancora il
bellissimo Giglio di mare e il delicato Vilucchio
marittimo. Più abbondante è, invece, la Calcatreppola
marittima che, essendo fornita di spine, si difende meglio
dalla penuria d’acqua e dal calpestio dei turisti. Le rupi costiere rappresentano un ambiente del tutto
particolare anche grazie alla loro difficile accessibilità.
Non a caso è proprio qui che troviamo la specie endemica
che è diventata simbolo del Parco: la Primula di Palinuro.
Accanto ad essa prosperano specie arbustive come il
Rosmarino e il Ginepro fenicio. Spostandoci verso l’interno incontriamo la fitta macchia
mediterranea formata dal Mirto, dal Lentisco, dal Leccio,
dall’Erica e, dove essa è più degradata (soprattutto a
causa degli incendi), dai Cisti e dal Tagliamani.
Quest’ultima, in passato, ha costituito un’importante
risorsa economica per le popolazioni locali: le sue lunghe
foglie, infatti, venivano "ammorbidite" e
intrecciate per ricavarne cordame. Salendo di quota la macchia cede il posto ai boschi di
latifoglie in cui predominano il Cerro, la Roverella o,
molto spesso, il Castagno che è utilizzato sia come fonte
di legname che come albero da frutto (rinomate sono le
castagne prodotte nelle zone di Cuccaro e Futani). Nei
boschi di Castagno non è difficile incontrare il
Pungitopo, la Fragolina di bosco, il Lampone e numerosi
funghi porcini. Oltre i mille metri di quota entriamo nel regno del
Faggio. Questa specie, dagli esemplari maestosi, domina le
più alte vette del Parco: il Cervati, gli Alburni e il
Gelbison. Sono proprio queste vette che custodiscono
gelosamente un prezioso patrimonio botanico di cui fanno
parte anche il Tasso, l’Agrifoglio, l’Acero di Lobel,
l’Abete bianco, la Genziana, la Lavanda e numerose
Orchidee selvatiche.
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