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La storia:


Le origini di Acerno sono avvolte nella nebbia della leggenda, i primi insediamenti umani, nella regione dei M. Picentini, sembrano risalire all'età neolitica. I suoi primi abitatori, i Sabelli pare fossero principalmente dediti alla pastorizia e all'agricoltura. Nei ritrovamenti archeologici si è trovata traccia di armi e di strumenti di pietra levigata da loro utilizzati. A questi popoli primitivi seguì la sovrapposizione dei greci e degli Etruschi: i primi, per la loro dedizione all'agricoltura, colonizzarono i territori della pianura: i secondi, si inoltrarono verso l'interno cercando di incrementare l'industria. I Piceni, che occupavano la zona adriatica compresa tra i fiumi Foglia e Pescara, conservarono la loro specificità, continuando a progredire, con i Greci e gli Etruschi; ma con il declino della potenza di questi si opposero con la tenacia ai nuovi dominatori: i Romani. Costoro, una volta vinta ogni resistenza picena, non convinti di averli assoggettati, trasferirono parte di loro nella zona ad est di Salerno adiacente al fiume, che da essi prese il nome. I sentimenti dei Picentini, nei confronti dei Romani furono sempre ostili, cosicché da questi furono tenuti sotto stretta sorveglianza. Al tempo delle guerre puniche, i Picentini si schierarono apertamente contro Roma appoggiando Annibale, per cui alla fine delle ostilità subirono rappresaglie. Così la campagna Picentia, venne rasa al suolo dai Romani: i superstiti si rifugiarono sui monti fra l'Accellica, il Polveracchio ed il Cervialto, dando così vita ad Acerno. Fu fatto loro divieto di costituirsi in grossi gruppi e di insediarsi in luoghi protetti e fortificati. E' di quel periodo la erezione a Municipio di Montella. Cominciò così il dominio romano durante il quale fu realizzata una fitta rete di strade che facilitò le comunicazioni e i commerci, si diede anche impulso all'agricoltura; ma forse la caratteristica principale che ancora oggi si evidenzia sono i piccolissimi nuclei (casali) vicini fra loro, di molti paesi della regione. Alla caduta dell' Impero Romano seguì un periodo di decadenza con la calata dei barbari. L'invasione dei Saraceni, la penetrazione dei Longobardi e la conquista dei Normanni non portarono grandi migliorie alle popolazioni del luogo. Infatti, durante il Medioevo, molti centri furono ridotti a feudi, e a seconda della dominazione si attuava una diversa organizzazione amministrativa. Così coi Saraceni si ebbero le "curtes", con i Longobardi il territorio fu diviso in "gastaldati", con i Normanni i gastaldati furono sostituiti dalle "contee". E' da dire che i Normanni crearono un organismo statale unitario e accentrato, anche se diviso in feudi. Sistema basato sul privilegio, con autorità e poteri esercitati dispoticamente, senza alcun rispetto dei doveri sociali e dei diritti altrui. Questo nuovo sistema politico innestò un lento e progressivo processo di erosione e d'indebolimento della monarchia a vantaggio della feudalità. Nel Medioevo si ha il rafforzamento e la relativa diffusione del Cristianesimo: sorsero in quel periodo molte chiese e monasteri ad opera sia dei benedettini che dei francescani. Nello stesso periodo si andarono aggregando intorno a queste strutture nuovi insediamenti umani, che molto spesso traevano il nome del villaggio dal monte del Santo cui l'edificio era dedicato. Vennero, poi, gli Angioini, il cui particolarismo feudale, e il parallelo diffondersi del banditismo, incisero fortemente sui traffici e sul commercio, provocando nelle zone interne un'ulteriore depressione. Così pure con gli Aragonesi. Nel complesso la dominazione spagnola non portò nessun beneficio alla zona, come forse all'intero meridione. Una leggera inversione di tendenza si ebbe con i Borboni, che rivitalizzarono i centri interni ed introdussero moderne strutture amministrative (intanto erano anche arrivate le riforme apportate dal decennio napoleonico) con la eversione della feudalità e la divisione dei beni demaniali e la libertà concessa ai comuni, che, comunque, non raggiunse mai i fini sperati per la notevole influenza della nobiltà. Con l'unificazione d'Italia (ottobre 1860) le cose migliorarono di poco anzi per certi versi si andarono accentuando quei contrasti e quelle contraddizioni accumulatesi nei secoli che oggi vanno sotto il nome di "questione meridionale". Il brigantaggio, molto diffuso nella zona, dovuto più a cause economiche e sociali che non alla situazione politica, fu represso nel sangue. Del poco progresso verificatosi nei primi anni postunitari si avvantaggiò la fascia costiera, mentre la zona interna vide qualche miglioramento nel tenore di vita, solamente a cavallo tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, dovuto alle rimesse degli emigranti, che in quel periodo in massa si indirizzarono verso le Americhe (emigrazioni transoceaniche). Se miglioramento del tenore di vita ci fu, il prezzo sociale pagato fu altissimo: migliaia di persone emigrarono, provocando nella zona il depauperamento della popolazione e un ulteriore impoverimento e, in alcuni casi, il degrado culturale. La Grande Guerra prima, il regime fascista poi, ed il secondo conflitto mondiale hanno direttamente o indirettamente mantenuto la regione dei Picentini in una situazione statica. Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale le correnti migratorie hanno ripreso il loro ritmo, questa volta verso il Nord Europa (emigrazione estera) e verso il triangolo industriale nord-occidentale d'Italia, ma anche verso le grosse città (emigrazione interna) creando un ulteriore squilibrio tra Nord e Sud e tra le zone interne e quelle costiere. Le rimesse degli emigranti, la razionalizzazione delle risorse naturali, e la creazione di strutture ricettive per incrementare il turismo, avevano in qualche modo avviato un processo di crescita e di sviluppo, arrestato dall'evento sismico dell'80, che qui ha avuto il suo epicentro. Ora è il tempo della ricostruzione. Una ricostruzione non solamente edilizia, ma anche sociale, economica, culturale. La popolazione oggi vive di agricoltura e di turismo. E' una delle zone del Mezzogiorno d'Italia che meglio conserva l'ambiente naturale come pure un buon numero di testimonianze di archeologia industriale. L'etimologia più sicura è quella che fa derivare Acerno da una pianta - l'acero - che in quelle montagne alligna con facilità. 


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