|
Visita
Le rocce che costituiscono l'ossatura dei Monti Picentini
fanno parte di una sequenza di dolomie e calcari, potente
oltre 4500 m, depositatasi in un ambiente di mare
sub-tropicale e poco profondo tra 180 e 70 milioni di anni
fa. Complesse vicende deformative interessano questa
potente piastra di rocce carbonatiche, portandola prima ad
accavallarsi su terreni coevi di mare profondo (ora
visibili nel formidabile spaccato erosionale nella
"finestra tettonica" di Campagna), e
successivamente, nel corso degli ultimi milioni di anni, a
smembrarsi in tutta una serie di blocchi sollevati a varie
quote. In conseguenza di tutto ciò, le rocce del
massiccio hanno assunto un notevole grado di fratturazione,
il quale ha favorito e governato lo svilupparsi dei
fenomeni carsici. Le forme carsiche, tanto quelle epigee
(esterne) che quelle ipogee (sotterranee), sono molto più
pronunziate e frequenti laddove affiora la porzione
calcarea della sequenza (gruppi del Monte Cervialto e
del Terminio-Tuoro, Monte Raione, ecc.). Qui la roccia
appare scolpita a scanalature, solchi e trincee di
dissoluzione, mentre il paesaggio si presenta costellato
di doline, campi carsici e inghiottitoi che trasmettono le
acque dilavanti, talora concentrate in piccoli laghi
stagionali (Lacerno, Volturara, Irpina, ecc.), al reticolo
di cavità sotterranee e, finalmente alle grandi e piccole
sorgenti che bordano il piede del massiccio stesso. Il
carsismo ipogeo manifesta spesso delle gallerie che furono
percorse da grossi volumi di acqua ma che appaiono oggi
inattive, essendo state sollevate più in alto del livello
di base carsico (falda acquifera di fondo) con i già
menzionati moti tettonici verticali. Il condotto carsico
più degno di rilievo nella zona di Acerno è la Grotta di Strazzatrippa e degli Angeli.
|