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La storia

Borgo marinaro sin nel nome latino di Cetaria, che significa tonnara, deve la sua origine ai Cetari, cacciatori di tonno di discendenza etrusca. Nell’879 i pirati saraceni, sbarcati su questi lidi per la prima volta, la usarono come testa di ponte per le incursioni sulla Costiera. Nel XVI sec. fu nuovamente occupata dai Saraceni che presero molte fanciulle per i loro harem, ammazzando gran parte della popolazione restante. Durante la conquista Normanna fu posta sotto la giurisdizione dell’Abbazia di Cava dei Tirreni ed in particolare di S. Maria de Irchi (odierna Erchie) che esercitava sul borgo marinaro, il così detto jus piscarie, cioè  il diritto della decima parte su tutto il pescato della zona. Oggi Cetara resta un borgo raccolto, con l’antica torre d’avvistamento che lo domina, colorato da decine di gozzi policromi sulla spiaggia. Gli abitanti di Cetara devono la loro sopravvivenza alle attività marinare, alla pesca del pesce azzurro, del pesce spada e naturalmente del tonno. Nell’Agosto del 1971, un sub napoletano ha rivelato l’esistenza, nel mare di Cetara (all’altezza di Punta Fuente), di un relitto di una nave mercantile e di un muro “in opus reticulatum” risalente al I sec a. C. , che confermerebbe l’inclinazione della Costiera Amalfitana ai fenomeni di bradisismo tanto consueti nella zona flegrea.

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