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Sin dall'antichità la coltura delle castagne ha caratterizzato l'economa del luogo. Questo frutto ricorre tuttora nei pasti quotidiani e nelle specialità gastronomiche di Cuccaro. Un tempo il cibo di ogni giorno era "la zuppa di castagne e fagioli", semplicissima nella sua preparazione, ma ricca di sostanze nutritive. La sera mi mettevano in ammollo fagioli e castagne secche, separatamente; al mattino di buonora, venivano bolliti insieme e poi conditi con olio e sale.
Naturalmente è possibile gustare genuini prodotti dell'agricoltura locale
(olio, castagne, ecc.), del bosco e del sottobosco ( funghi, fragole, ecc.), della lavorazione delle carni e del latte( rinomati sono i salumi fatti in casa, come capicolli, soppressate e salsicce affumicate; notevole è anche la tradizione nel settore dei formaggi, quali ricotta e pecorino).
La cucina offre piatti tipici della zona, tra i quali immancabili sono i fusilli con ragù di castrato, cacciagione, arrosti, capretti, agnelli ( tutto ciò lo si può gustare al tipico ristorante " La Baita", a 1000 metri sul livello del mare).
Squisiti sono i dolci, preparati con ricette medievali, dai caratteristici nomi: "
suspiri, susamieddi, 'nginetti, zeppole, viscuotti, pastorelle, taralli".
Cuccaro era noto in tutto il Cilento per i taralli, le pastorelle e le
'nginette.
I primi venduti nelle osterie perché bene si accompagnavano al vino locale, si preparano così: si impasta farina con acqua, sale e lievito, cui vengono aggiunti, ben amalgamati, semi di finocchio selvatico; la paste così ottenuta viene stesa in modo da ricavare bastoncini che uniti alle estremità, assumono la forma di tarallo.
Mentre questi lievitano si mette a bollire una pentola d'acqua , ad ebollizione raggiunta, in essa vengono immersi i taralli; appena affiorano, raccolti con una schiumarola, sono calati in acqua fredda e quindi messi nel forno.
Invece le 'nginette sono dolci che ricorrevano nelle cerimonie nuziali ma che venivano anche smerciati nei paesi limitrofi durante le fiere.
La loro preparazione avviene così: si impasta farina, uova e qualche cucchiaio di olio, fino ad ottenere una pasta molto morbida; con questa si fanno bastoncini lunghi che si arrotolano su due dita in modo da ottenere la forma del calice di un fiore; messe poi in un tegame di terracotta, unto di strutto, vengono infornate.
Frattanto si prepara il naspro (=glassa) che, ancora caldo, viene versato sulle
'nginette insieme a buccia di limone grattugiata; si mescolano fino a quando si raffreddano e restano separate l'una dall'altra.
I tipici dolci natalizi sono le pastorèlle dalla forma di stella. Si prepara una crema con i seguenti ingredienti: 1 kg di castagne, 300
g di cacao, 250 g di latte, cannella, vaniglia, bucce di arancia grattugiata.
Dopo aver pulito, lessato e schiacciato le castagne, si impastano con il latte e si aggiunge il cacao, un po' d'acqua, il rosolio e gli aromi. Se ne ricava una crema non troppo densa. Si prepara la sfoglia con 1 kg di farina, 3 uova, 250 g di zucchero; il tutto si impasta con il vino bianco.
La pasta ottenuta, una volta stesa, si taglia a forme, circolari dal diametro di circa 15 cm e ciascuna viene ripiena con un cucchiaio di crema e ricoperta con un'altra forma simile. I tondini così ottenuti vengono pressati alle estremità in modo da ottenere un dolce a forma di stella. Singolarmente vengono fritte in abbondante olio di oliva.
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