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Il
limoncello
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Agrumi
a 33 gradi
Alcool, zucchero e buccia di limone.
Nel giro di pochi anni si è velocemente diffuso nei ristoranti e nelle
enoteche. Ha il colore del sole, il profumo intenso e delicato del limone,
una buona gradazione alcolica. Piace perchè lo si può bere come digestivo
o fuori pasto. Il limoncello è un liquore dalle origini antiche e dalla preparazione
casalinga dai semplici ingredienti: acqua, alcool, zucchero e scorze di
limone. In genere il liquore di limoni ha 33 gradi, costa intorno alle 20
mila lire, deve essere conservato in
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freezer e consumato entro 3 mesi
dall'imbottigliamento. Per un litro di limoncello si utilizzano almeno 6
chili di bucce di limone a coltivazione biologica non trattati chimicamente
in superfice. I tipi di limone sono diversi: a Capri e nella Penisola
Sorrentina c'è l'ovale sorrentino, coltivato nelle aree
pianeggianti; in Costiera Amalfitana lo sfusato amalfitano, un limone
lunario, unico in Italia, raccolto in terrazze di media montagna, a picco
sul mare o in strette valli e gole. Ricca é anche la produzione
pasticcera, che offre un'ampia varietà di dolcezze al limone, le più
celebrate: le delizie al limone.
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I limoni
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I "giardini" terrazzati per la coltivazione degli agrumi costituiscono l'impareggiabile caratteristica di
Minori:alternati alla macchia si dispongono ordinati con alberi dalle foglie verde cupo, tra le quali
si intravedono i luminosi frutti dal colore del sole mediterraneo. L'
origine della coltivazione del limone nella Costiera Amalfitana è ancora
oggi molto dubbia. Alcuni ritrovamenti negli scavi di Pompei fanno pensare
che già in epoca Romana la coltivazione fosse conosciuta nella costiera. Le coltivazioni di limoneti compaiono sulla costa tra il X e
l'XI sec., come ha recentemente scoperto lo storico amalfitano Giuseppe
Gargano e lo sfusato amalfitano ha alcune caratteristiche che lo rendono
inconfondibile: profumo intenso, una polpa succosa e dolce, quasi senza
semi, il che lo rende adatto al condimento. La leggenda raccontata in epoca
passata, vuole che uno di questi frutti fu offerto al Papa dai minoresi che, per effetto di tale dono dichiarò "benedetta la terra che la produce" e concesse agli stessi la grazia "di ritornargli lo vescovado" che avevano perduto per avere ucciso "lo vescovo suo". Il limone, continua ad essere fonte di ricchezza agricola e turistica per la costa. La fruttificazione del limone è abbondante e si divide in due periodi, una ridotta da febbraio ad aprile ed una più copiosa da maggio a settembre.
Viene largamente usato in cucina per piatti dolci e salati e le sue proprietà nutritive vengono impiegate anche nell'ambito della salute e della bellezza. Favorisce la disintossicazione dell'organismo ed ha notevole potere depurativo, il succo del limone diluito con pari dose di acqua può essere usato come lozione per la cura dell'acne.
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La pasta
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Minori ricca d'acqua del torrente Farinola o Reginna Minor ha avuto una ricca e fiorente tradizione pastaia: mulini e pastifici formavano il tessuto connettivo del piccolo borgo marinaro. All'inizio del secolo vantava una solida tradizione pastaia non seconda alla famosa pasta di Gragnano in provincia di Napoli.
Al di la della contesa tra i diversi popoli antichi sulla paternità della pasta, essa rappresentò una grande innovazione rispetto ai vari tipi di pane perché poteva essere mangiata calda mantenendo il sapore e la consistenza al di sopra di tutti gli altri prodotti essiccati e realizzati con farine di cereali.
Si producono diversi tipi di pasta, la più tipica é:
"dunderi" pasta a forma degli gnocchi giganti fatta principalmente con ricotta, uova-parmigiano ed altri
ingredienti. I 'ndunderi hanno subito nel tempo molte variazioni fino ad essere confezionati con purea di patate, zucca, verdure, dando origine agli gnocchi che sono diventato piatto tipico di diverse regioni
d'Italia. I fusilli (o ricci) fatti con semola, grano e acqua, lavorati con un ferro sottile dalle donne anziane del paese.
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'NDUNDERI DI RICOTTA
'Ingredienti per 4 persone: Per la confezione degli 'ndunderi, ricotta g. 200, farina g. 125,
2 tuorli d'uova, formaggio di vacca grattugiato g. 15, sale, pepe, noce moscata q.b. Per la salsa (versione moderna) pomodorini g. 150, cipolla novella n. 1, basilico n. 2 foglie, scamorza affumicata g. 100, olio extra vergine d'oliva e sale q.b. Procedimento:
impastare tutti gli ingredienti per la confezione degli 'ndunderi e lasciare riposare per un'ora. Ridurre l'impasto ad un cordone non molto sottile e tagliare a tocchi. Cuocerli in acqua bollente,
scolarli. In una padella rosolare la cipolla con l'olio e il basilico, unire i pomodorini a pezzetti, far cuocere per cinque minuti. Spadellare i
'ndunderi e versarli in una teglia da forno, ricoprirli di fettine sottili di scamorza passare a forno caldo e servire.
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La carta
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Grazie
ai rapporti che legavano il mondo arabo alla repubblica amalf itana, Amalfi potè conoscere ed
applicare già nel XIII secolo le tecniche di produzione della
carta, che vennero diffuse in molte zone costiere come a Minori, dove la
ricchezza di corsi d'acqua facilitava il nascere delle cartiere.
Processi di lavorazione manuale di origine medievale vennero impiegati fino
al 1700, quando, con la crescente industrializzazione, anche il ciclo di
produzione della carta venne meccanizzato. Oggi restano in funzione solo una
decina delle 16 cartiere attive alla fine del XVIII secolo, una di queste é
attiva a Minori, nella zona settentrionale, dove vengono utilizzati gli
stessi meccanismi di una volta.
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