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Il
territorio e la sue bellezze
Chi conosce la
costiera amalfitana sa che salendo verso
Ravello, sul versante opposto, si arriva a Scala. Ma il turista frettoloso che in poco tempo visita
la costa, non ricorderà neppure il nome di questo piccolo centro.Esso sembra
rientrare in quell'elenco di località sconosciute, eppure Scala
si integra a pieno titolo
in quella magica circonferenza che avvolge il mare della costa e
le cime increspate dei Monti Lattari. André Gide, arrivando a Ravello per un breve soggiorno, si
chiese come mai quelle case in salita sulla montagna di fronte,
poste su un costone di monte, potessero costituire un paese, e poi
perché proprio là, lontano dal mare? In
una giornata di pioggia, nelle prime ore di un pomeriggio di
aprile, Gide, incuriosito, chiese ad un vecchio ravellese di farsi
accompagnare a Scala.
Insieme montarono su una carrozza ma,
arrivati nei pressi della piazza, Gide fu pregato di proseguire da
solo (chissà perché). Si incamminò per una strada alberata, che
dal palazzo municipale porta a Campidoglio, attraversando il
paese, fino ad arrivare all'ultima casa, con i muri di cinta degli
orti e delle vigne, muri di pietra viva, profumati di capperi e di
sambuco. Gide restò immobile nella nebbia, aspettando che il
vento di mare restituisse alla vista la costa sommersa. Man mano il campanile di Villa Rufolo, la chiesa di San
Giovanni del Toro, il faro di Capo d'Orso, le torri saracene, i
castelli sulle alture, gli scogli spumosi, ricomposero il magico
cerchio. In una lettera che lo scrittore francese inviò a Jacques
Copneau si legge: "Ravello mi ha impressionato, così la
costa, ma alla fine del mio soggiorno ho visitato un piccolo paese
che chiamano Scala, che può non piacerti dal nome, ma non si può
appellarlo diversamente. E' un
escalier quasi metafisico, che ti porta in alto e ti mantiene
sospeso in una contemplazione infinita".
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