|
Il
territorio e la sue bellezze
Il profilo
della spiaggia attuale differisce notevolmente da quello
dell’età antica dove il mare giungeva a monte dell’attuale
linea ferroviaria e della strada, per cui la piana dell’
Alento
era una insenatura, dove, il fiume Palistro sfociava a
monte della stazioncina ferroviaria di Velia Scavi: per
cui tutto il promontorio dell’Acropoli si protendeva nel
mare.
La città
si divide in tre zone:
I ACROPOLI - Dislocata sulla estremità del promontorio, oggi
dominato dal Castello dei Sanseverino, era fuori del giro
delle mura della città, ed era per tre parti circondata
dal mare: doveva costituire, isieme alle aree sacre,
l’ideale punto di raccordo dei due quartieri.
II
QUARTIERE SETTENTRIONALE - E’ il quartiere più piccolo,
ancora poco esplorato, salvo la Porta Marina nord così
chiamata perché a breve distanza dal porto fluviale, alle
antiche foci del Palistro.
III
QUARTIERE MERIDIONALE - E’ il quartiere più ampio e
principale. Qui è la Velia fondata dai Focei, dove si
sono rinvenuti edifici pubblici. Qui si trova Porta Marina
sud, costituita da mura e torre risalenti alla prima metà
del IV sec. a.C., ma si noterà che i filari più bassi
della torre sono diversi, risalendo agli inizi del V sec.
a.C. Anche la porta ha avuto fasi diverse di inizio V, di
IV, e di III sec. a.C.. Sulla sinistra, di fronte alla
porta, si nota un muro costruito in una tecnica speciale
in pietre calcaree, tipica di Velia (tecnica velina) che
poggia su di una stratificazione di terra mista a cocciame
che corrisponde all’alluvione della fine del IV sec. a.C..
Alla sinistra di Porta Marina sud si trova un gran muro
interrotto da una vasta apertura: si tratta dell’accesso
della darsena, risalente alla fine del VI sec. a.C..
Superando la porta si entra nella città, attraverso
un’ampia strada che risalendo il colle porta sul crinale
a Porta Rosa. Sulla destra una costruzione che occupa
l’intera Insula II del quartiere meridionale. Lungo
questo muro c’è una porticina che immette
nell’edificio e un “criptoportico” interamente
ricoperto da volte a botte. All’inizio del criptoportico
si notano una raccolta di mattoni velini. Questi mattoni
fatti con argilla locale, sono caratterizzati dalle
scanalature presenti su una delle facce, dalla pesantezza
e dalla presenza su ciascun mattone di due bolli: uno è
il bollo del fabbricante, l’altro è un bollo che indica
un controllo fiscale dello Stato o che i mattoni sono
fatti per conto dello Stato.
Il criptoportico crea al
centro un giardino pensile. Tutto l’intero complesso
formato dal criptoportico, giardino pensile ecc., è
databile al I sec. a.C. e doveva essere una palestra,
forse una palestra iuventitus. In questo monumento si sono
rinvenute numerose sculture, tra cui numerosi ritratti
imperiali della famiglia Giulio - Claudia, il gruppo
relativo ai medici eleatici
composto da una statua ritratto, due statue afecele,
due teste ritratto, le iscrizioni dei medici eleatici e
l’erma scritta con il ritratto di Parmenide. Uscendo
dalla palestra ci si trova sulla Via del pozzo sacro. Il
pozzo sacro è in realtà un bothros, cioè un gran fosso
artificiale fatto per raccogliere offerte votive. Era
coperto da una tettoia circolare retta da pali lignei: se
ne rinvennero tracce all’atto dello scavo. Il pozzo era
colmo di oggetti votivi, come statuine sane o frammentate
in terracotta, frammenti di vasi, una vaschetta in marmo
iscritta, monete. Il pozzo risale agli inizi del III sec.
a.C. e doveva essere dedicato probabilmente ad Eros. Ma la
posizione del pozzo suggerisce qualche ipotesi: è
probabile che in esso fossero gettate piccole offerte
votive da parte di chi, sbarcato, rientrava in città, o
da chi se ne allontanava.
|