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L’AGORA’ - Il suo primo impianto risale al V sec. a.C. ma agli inizi del III è stato completamente rifatto. Fu infatti ampliato e sistemato l’accesso e il portico che correva tutto intorno e che era su tre lati a pilastri; tali pilastri sono abbattuti, ma conservati in sito. Lungo il lato destro vi sono sul muro e nei pilastri delle tacche per reggere le impalcature lignee sulle quali si depositavano le merci in vendita, avendo l’agorà, come funzione principale, quella propria di una piazza mercato. Sul lato corto di fronte all’ingresso resti di una edicola di I sec. d.C. In alto a detra, lungo il lato orientale, si noterà una lunga serie di edifici, parzialmente scavati, e non ancora identificabili nella loro funzione, tutti rientranti nella fase di ricostruzione della città dopo il disastro del 62 d.C.; nell’angolo ovest una evidente sconnessione nel pavimento, causata probabilmente dal terremoto del 62. Lasciata l’agorà ci si rimette sulla via di Porta Rosa, ma guardando prima, all’inizio, sulla sinistra vi sono i resti di una porta situata proprio a fianco della seconda delle due torri. Questa che protegge la porta risale al principio del V sec. a.C.. La porta, della quale resta poco più che la pianta, è allo sbocco di una stretta strada che doveva condurre verso l’Acropoli. Riuscendo dalla porta dell’agorà si inizia a salire la via di Porta Rosa, dove si osserva il grande canale a monte dell’agorà: è una notevole opera di ingegneria idraulica, che funge da monte a mare come collettore, databile agli inizi del III sec. a.C.: probabilmente fu proprio il disastro alluvionale della fine del IV sec. a.C. a spingere i velini a questa notevole opera pubblica. Via via che si sale si ammira l’imponenza della strada, la quale ad un certo momento piega leggermente sulla sinistra, offrendo alla vista la visione della Porta Arcaica e di Porta Rosa. 

PORTA ARCAICA e PORTA ROSA
- La Porta Arcaica, che risale alla fine del VI sec. a.C., fu costruita al momento in cui i focei si sono sistemati nei pendii meridionali del colle e segna il confine tra quartiere meridionale e quartiere settentrionale. In una stretta gola naturale, la porta costituisce l’unico transito da sud a nord. Gli incavi dei cardini visibili nel piano della porta ed il dente di battuta per i battenti ci assicurano che la porta chiudeva a sud, cioè in funzione del nuovo abitato nel quartiere meridionale. Chiudere strette gole con porte è comune nei sistemi difensivi delle città greche arcaiche di Sicilia o di Magna Grecia. Alle spalle della Porta Arcaica si mostra nella sua grandiosa monumentalità Porta Rosa, che ci appare come una grande parete frontale aperta in basso al centro da una porta ad arco, protetta sulla sinistra da un grosso muro, a tre ripiani, che fa da contenimento del colle. Porta Rosa è il più grandioso monumento civile greco che noi possediamo in Magna Grecia. 



L’ACROPOLI
- Lasciata la via di Porta Rosa si attraversa una zona di scavo molto tormentata. Siamo sul punto dove più violenta è stata la distruzione naturale della città, anche se si riconoscono a monte, sulla destra, resti di mura urbiche, tra le quali è incastrata la Fonte Sacra. Essa è formata da una vasca che scende al di sotto del piano stradale e, incastrata come è nelle mura fa parte delle mura stesse, rivelando in ciò un certo carattere di sacralità, essendo la protezione della città. Infatti, siccome siamo in una delle zone più arcaiche, questa fonte ci ricorda una notizia tramandataci secondo la quale la città sarebbe stata fondata presso un’antica fonte, ed avrebbe preso il nome da quello della ninfa alla quale era sacra la fonte stessa. Questo piccolo monumento risale alla fine del VI secolo, ma ha subito un rifacimento nel terzo. Proseguendo si giunge sull’Acropoli che si presenta ricco di numerosi resti di piccole costruzioni in opera poligonale, molto ben curata, nelle quali le pietre si accostano tendenti a formare delle linee curve. E’ questo il cosiddetto poligonale lesbio, tipico dell’Asia Minore donde provengono i Focei fondatori di Velia. Proseguendo un po’ più oltre, verso una piccola chiesa che ancora esiste sul luogo, si noterà un angolo di antica abitazione fiancheggiata da una stradina che ancora conserva tratti della pavimentazione. Questo insieme è comunemente chiamato “villaggio in poligonale”, si tratta di uno dei più antichi esempi di impianto urbanistico che noi conosciamo. Ma ciò non stupisce, considerando che proprio in Asia Minore è nata l’urbanistica. Questo villaggio è variamente datato, poiché per alcuni è precedente all’arrivo dei Focei, risalendo ai primi decenni del VI sec. a.C., per altri si tratta del primo impianto della città all’atto della fondazione del 535 a.C.. Nella parte più alta dell’Acropoli ritroviamo la principale area sacra della città, formata da un grande terrazzo e dal tempio maggiore. Il terrazzo che precede il tempio, risale alla prima metà del IV sec. a.C., sul suo lato orientale vi è n muro di contenimento dove troviamo attualmente la vecchia cappella palatina. Del tempio, del quale si avanza l’ipotesi che fosse dedicato alla dea Athena, avanzano resti cospicui del grande basamento. La costruzione del tempio, che risale intorno al 480 a.C., ha rotto un bel tratto di muro più antico in ottimo poligonale: è uno dei più bei muri di poligonale a spigoli vivi che si conservi in Magna Grecia e doveva costituire un muro di terrazzamento a carattere difensivo. Intorno ai resti del tempio si innalzano quelli dell’antico castello. Su questa Acropoli, infatti, già nel IX-X secolo doveva sorgere un “arx”, che viene via via potenziandosi, trovandosi al centro di oscure lotte per il possesso di questo prezioso punto di difesa, dominante l’antico porto fluviale alle foci del Palistro ancora parzialmente funzionante. Ai piedi del colle vi sono tracce del più antico muro di cinta, laddove quelle che circondano i resti del tempio formavano la corte. La torre circolare è l’ultima opera di fortificazione, risalente agli inizi della seconda metà del XIII secolo, e costituisce un esmpio tipico di fortificazione della prima età angioina. L’accesso al maschio è dalla parte orientale, ove era il ponte levatoio al posto del quale attualmente è stata posta una scala metallica. Gli ambienti del maschio sono tre e sovrapposti., attraverso una stretta scala elicoidale si sale ai ripiani superiori e si giunge sul terrazzo terminale, dal quale si ha una visione completa e chiara di ttutta l’area di Velia. Si distinguono anche i due quartieri della città, quello più ampio meridionale e quello più piccolo settentrionale: in una parola tutta la topografia dell’antica Velia si distende sotto il nostro sguardo.


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